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Il "trilemma" della strategia energetica

Incongruenze nel Piano per raggiungere le emissioni zero

Pia Saraceno 14/11/2017

Il Il "trilemma" della strategia energetica Approvata dopo sei mesi di consultazioni e confronti la Strategia Energetica Nazionale (SEN2017) non ha tanto preso impegni circa l'obiettivo quantitativo ambientale, di fatto già deciso a livello comunitario, quanto indicato il percorso della transizione che dovrebbe portare l'Italiana ad emettere nel 2030 il 40% in meno di CO2 (e nel 2050 l'80% in meno) rispetto al 1990. Obiettivo prioritario rispetto agli altri due indicati dal documento e ripresi dalla Energy Union: sicurezza degli approvvigionamenti;  competitività e sostenibilità dei costi energetici. E’ il cosiddetto trilemma delle politiche energetiche europee: l’esperienza ha mostrato  difficoltà ed incoerenze nel perseguirli contemporaneamente con gli strumenti messi in campo sinora. La SEN 2017 nel riproporre i tre obiettivi non spiega come conciliarli, visto che  sinora gli strumenti utilizzati sono spesso risultati tra loro in conflitto generando costi elevati e distruzione di risorse,  né chiarisce come intende distribuire i costi della transizione energetica.
 
Sulle politiche per raggiungere le emissioni zero nei prossimi 30 anni, si oscilla dall'elencazione talvolta minuziosa dei provvedimenti, in discussione da anni ed in parte già varati (la cui attuazione sta dando risultati non in linea con i nuovi obiettivi), e la vaga esortazione di nuove politiche, che però per dare i risultati attesi dovrebbero  essere già molto più avanti nell'ideazione e nel processo decisionale. L'assenza di una visione di lungo periodo si vede nella definizione di obiettivi al 2030 per i settori non ETS (civile, trasporti in particolare). Non mancano le incongruenze. Un esempio: nello scenario proposto  è essenziale raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni con il phase out del carbone, apparentemente aderendo alla proposta del WWF che indica le condizioni e gli investimenti necessari ( nuovo cavo con la Sardegna e batterie), da realizzarsi nei tempi utili per sostituire le fonti fossili con fonti energetiche ed infrastrutture  in grado di raccogliere la sfida di emissioni zero. La via scelta per la Sardegna è invece la metanizzazione (nell'isola non arriva gas )con la creazione di nuovi gasdotti (dorsale e nuove reti di distribuzione), la cui vita utile supera i 40 anni quindi va oltre l'orizzonte temporale che, nello scenario della SEN, dovrebbe vedere il gas sparire nel mix energetico tra 30 anni. Un investimento stimato in più di un miliardo, in larga parte di fondi pubblici, sulla cui valutazione manca un'analisi seria costi-benefici delle alternative possibili, non solo per garantire la  sicurezza elettrica, ma anche opportunità di lavoro e di ricerca e formazione che nascerebbero se si facesse dell'isola il luogo di sperimentazione per un mix energetico totalmente rinnovabile.
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