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A Bruxelles senza pugni sul tavolo

Si pu˛ ottenere di pi¨ con politiche credibili

Stefano Micossi 07/11/2017

 A Bruxelles senza pugni sul tavolo A Bruxelles senza pugni sul tavolo Sabato sera a Capalbio si è ritrovata una parte importante dell’intellighenzia eurofila del nostro paese, da Giuliano Amato a Sabino Cassese, da Rocco Cangelosi e Toni Armellini, a Riccardo Perissich e Franco Bassanini, a dibattere le prospettive dell’Europa dopo il lungo ciclo elettorale ora (quasi) concluso (manca ancora l’Italia). Indebitamente c’ero anch’io. E soprattutto c’era il ministro Padoan, oramai diventato il riferimento e l’ancora di stabilità davanti alle istituzioni europee e all’establishment economico e finanziario del nostro paese.
 
La discussione ha sollevato molte interessanti questioni, in particolare l’esigenza di decidere presto e bene cose che l’opinione pubblica capisca e riconosca come importanti contributi dell’Europa alla soluzione dei problemi che ci attanagliano – l’immigrazione, la sicurezza e la lotta al terrorismo, la stabilità finanziaria e la crescita. Mettendo la soluzione dei problemi davanti alle fantasiose architetture istituzionali nelle quali spesso ci dilettiamo quando non abbiamo il coraggio di fare scelte conseguenti nei temi difficili.
 
Ma una cosa mi ha colpito più di altre e l’ha detta il ministro Padoan. Ha detto: mi hanno spesso incitato ad andare a Bruxelles a sbattere i pugni sul tavolo, ma non l’ho fatto, forse anche perché i miei pugni sono deboli. Ma ho scoperto in questi anni che si può ottenere molto presentandosi con politiche credibili, basate sulla coerenza delle azioni di consolidamento del bilancio pubblico e di riforma strutturale dell’economia. Chissà se Renzi ha sentito.
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