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La difesa di Visco sulla vigilanza

Intanto dalla Ue stop all'unione bancaria

Claudio Di Donato 31/10/2017

La difesa di Visco sulla vigilanza La difesa di Visco sulla vigilanza Alla sua prima uscita pubblica dopo la riconferma a Via nazionale per altri sei anni, Ignazio Visco ha sottolineato un elemento che dovrebbe essere ovvio ma che le polemiche delle ultime settimane hanno stravolto: le banche sono imprese e come tali possono vivere fasi di crisi e fallire (ricordiamo Lehman Brothers). Anche le attività di vigilanza e le norme che impongono una sana e prudente gestione del risparmio non possono assicurare in modo granitico che le banche siano al riparo da casi di dissesto. Inoltre in quanto imprese anche nelle banche vige il principio costituzionale dell’autonomia e indipendenza degli amministratori. Solo dal 2015 Bankitalia può rimuovere gli amministratori per gravi carenze nella gestione. “La supervisione sulle banche riduce significativamente le probabilità che si verifichino crisi bancarie ma non può annullarla”, la risposta del governatore alle polemiche asperrime sul vertice della Banca d’Italia e sull’efficacia della vigilanza che hanno accompagnato la sua riconferma.
 
Non può considerarsi un atto eversivo se la politica apre un confronto pubblico e trasparente su una istituzione e sul suo operato che, nel caso delle banche centrali, spesso è strutturalmente in contrasto con le politiche economiche dei governi. La questione, come sul tema no-euro, è che la politica spesso confonde cause ed effetti. Non è la direttiva sul bail in (peraltro recepita scartando la clausola di rivolgersi ex ante alla magistratura sulle misure di gestione delle crisi) ad aver provocato i dissesti bancari, ma nessuno che abbia posto il tema su quali criteri l’autorità di risoluzione abbia svalutato dell’83% i crediti in portafoglio delle quattro famigerate banche e che hanno prodotto la caduta dei corsi azionari dell’intero sistema bancario.
 
Allargando la visuale, in Italia c’è stata una sollevazione di popolo contro l’addendum della Bce in materia di Npl (coerente con le indicazioni del consiglio europeo di luglio) ma c’è un assordante silenzio sulle proposte annunciate dalla Commissione europea che di fatto rimandano sine die l’assicurazione unica sui depositi e quindi il completamento dell’Unione bancaria. E’ più pagante, in termini di consenso, alzare il polverone sulla Banca d’Italia anche a costo di incrinarne la credibilità e la percezione sull’autonomia. In Germania la signora Merkel può permettersi di nominare alla Bundesbank il suo consigliere economico. La distanza tra Roma e Berlino è più profonda di 150 punti di spread.
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