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Il dibattito sulla flat tax

Speriamo diventi tema della prossima campagna elettorale

Andrea Battista 26/07/2017

Il dibattito sulla flat tax Il dibattito sulla flat tax Il dibattito sulla flat tax rappresenta di per sé una buona notizia e dovremmo essere davvero grati a Nicola Rossi e ai ricercatori dell'Istituto Bruno Leoni per averlo reso possibile sulla base di un lavoro rigoroso, quali che siano le preferenze di ciascuno rispetto a questioni come fisco e welfare. In primis, la ricerca ha portato a confrontarsi, con modi e toni perlopiù civili, franchi e apprezzabili, importanti osservatori e intellettuali. Ha messo un progetto forte al centro della discussione politica e mostrato che idee radicali, toni garbati, analisi empirica e concretezza applicativa si possono sposare, per quanto non sia certo impresa facile miscelare tutti questi ingredienti.
 
La ricerca dell'IBL produce implicitamente un approccio in qualche misura parametrico: anche chi non è d'accordo per motivi ideologici, potrebbe adottare lo stesso schema di semplificazione fiscale e apportarci al margine i correttivi politici. In questo senso va la seconda aliquota proposta da Francesco Daveri sul Corriere della sera. A livello politico, la flat tax "forza" un posizionamento a destra (ad es. sì alla flat tax ma con aliquota più bassa) o a sinistra (serve almeno una seconda aliquota per i redditi elevati) o "in the middle of nowhere" (sì alla flat tax ma a debito con nuovi margini di flessibilità).
 
A differenza dell'IBL, che ha quantificato il costo dell'operazione in 27 miliardi, non è ben chiaro dove alcune opzioni alternative (una "flat tax" al 15%, la fantomatica "flessibilità" di cui tanto si parla) trarrebbero le risorse necessarie. Impossibile essere agnostici, casomai scettici: eliminare le centinaia di agevolazioni e detrazioni fiscali già censite dalla Commissione Ceriani richiederebbe una straordinaria forza politica, e c'è da dubitare che qualcuno possa averne, in epoca di neoproporzionale. Il che ovviamente non significa affatto che un riordino della materia non sia sommamente auspicabile.
 
Il contributo alla chiarezza del discorso politico di questa proposta - che in dovrebbe essere un valore in sé - è già di tutta evidenza. Gli approcci al margine nella riforma fiscale sono arrivati al capolinea e uno shock positivo può arrivare solo da un'idea coraggiosa. In una stagione nella quale la politica italiana sembrava dedicarsi solo a personalismi e beghe di cortile, che un pezzo così rilevante dell'opinione pubblica informata abbia discusso per tre settimane di una proposta concreta è di per sé un segnale significativo. Auguriamoci quindi davvero che la flat tax possa essere uno dei temi chiave dell'ormai prossima campagna elettorale.
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