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Draghi e l'euro forte

Difficile dire se sia un bene o un male

Gian Marco Mensi 19/05/2017

Draghi e l'euro forte Draghi e l'euro forte Tra i problemi di Trump ed il caos in Brasile, l'euro sta tornando prepotentemente di moda: stabilmente sopra quota 1.11 contro dollaro e 122 contro yen, con Macron all'Eliseo e la Merkel in vantaggio c'è chi lo definisce addirittura una valuta rifugio. Difficile dire se questo sia un bene o un male: certo è che non è nei piani della Bce, sempre preoccupata dal raggiungimento del target sull'inflazione, ostacolato dalla forza della valuta unica. Proprio per questo motivo non è il caso di interpretare come un cambio di rotta le dichiarazioni di ieri di Draghi, in trasferta a Tel Aviv, dove ha affermato che la crisi dell’Eurozona è finita. L'assioma, già enunciato all'ultima conferenza stampa è che, malgrado la crescita sia migliorata, l'inflazione non è ancora al livello desiderato. Difficile dunque ipotizzare che il tasso sui depositi sia normalizzato già a giugno.
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