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Il Mondiale e il nostro declino

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 05/06/2026

Il Mondiale e il nostro declino Il Mondiale e il nostro declino Aldo Cazzullo, Corriere della Sera
Secondo Aldo Cazzullo, il prossimo Mondiale di calcio sarà un evento straordinario sia dal punto di vista sportivo sia da quello politico, e proprio per questo appare ancora più amara l’assenza dell’Italia, eliminata dalla Bosnia nelle qualificazioni. Sarà il Mondiale degli ultimi grandi protagonisti di una generazione, da Lionel Messi a Cristiano Ronaldo e Luka Modrić, ma anche un torneo fortemente legato agli equilibri geopolitici, ospitato tra Stati Uniti, Messico e Canada. L’autore osserva come Donald Trump utilizzerà inevitabilmente la ribalta mondiale come occasione di affermazione politica, in un contesto segnato dalle tensioni con il Messico, dai rapporti con il Canada e dal conflitto con l’Iran, che sarà comunque presente alla competizione. In questo scenario, l’assenza dell’Italia viene interpretata da Cazzullo come il segnale di un declino che va oltre il calcio. La Nazionale, priva di risultati e di punti di riferimento, rifletterebbe una crisi più ampia del sistema sportivo e, in parte, del Paese. L’autore ricorda anche una stagione deludente per i club italiani, con eliminazioni precoci e risultati inferiori alle aspettative nelle competizioni europee. Il calcio, sostiene, non è mai soltanto sport: nel 1982 contribuì a restituire fiducia a un Paese uscito dagli anni di piombo, mentre il successo del 2006 coincise con una fase di maggiore ottimismo collettivo. Oggi, invece, il quadro è segnato anche dal declino demografico e da un rapporto diverso delle nuove generazioni con il calcio, sempre meno praticato e seguito rispetto al passato. Per Cazzullo non basta osservare che l’Italia eccelle in altri sport: il calcio resta un elemento centrale dell’identità popolare nazionale. Occorre quindi investire di più nella formazione, nelle infrastrutture e nella crescita dei giovani, recuperando una cultura calcistica fondata su tecnica, agonismo e divertimento. L’autore sottolinea inoltre la necessità di valorizzare pienamente i nuovi italiani, che finora hanno inciso meno che in altre discipline sportive. La conclusione è che il problema non riguarda soltanto allenatori o giocatori: la mancanza di fiducia, serenità e sicurezza mostrata dalla Nazionale rifletterebbe uno stato d’animo più generale del Paese, chiamato a una più ampia opera di ricostruzione.
 
Massimo Recalcati, la Repubblica
Secondo Massimo Recalcati, la formula dell’“evaporazione del padre”, elaborata da Jacques Lacan, non descrive soltanto la difficoltà dei padri contemporanei nell’esercizio della loro funzione, ma più in generale la crisi dell’autorità simbolica e del discorso educativo nella società contemporanea. L’autore respinge l’idea che questa analisi implichi nostalgia per il padre padrone o per il modello patriarcale tradizionale. A suo giudizio, la crisi dell’educazione non può essere affrontata né restaurando l’autorità del passato né affidandosi all’illusione che esistano regole o manuali capaci di garantire automaticamente una buona formazione dei figli. Recalcati critica infatti sia le posizioni che invocano il ritorno a modelli fondati su “Dio, patria e famiglia”, sia quelle che riducono l’educazione alla semplice applicazione di regole e prescrizioni. Richiamando una riflessione già presente in Paolo di Tarso e successivamente in Sigmund Freud, l’autore sottolinea il carattere paradossale delle regole: quanto più esse vengono imposte rigidamente, tanto più tendono a suscitare il desiderio della loro trasgressione. Cita a questo proposito il principio formulato dallo psichiatra francese Charles Lasègue, secondo cui ogni insistenza genera resistenza. Da qui la convinzione che l’educazione non possa fondarsi semplicemente sul divieto o sul controllo. Recalcati propone invece di ripensare la funzione paterna separandola dalla figura biologica del padre. I figli, sostiene, hanno bisogno di incontrare testimonianze incarnate di una Legge che non si opponga al desiderio ma ne renda possibile l’esistenza. La funzione paterna consiste allora nel trasmettere il senso umano della Legge come condizione che permette al desiderio di trovare forma e orientamento. Per l’autore, l’educazione autentica non coincide con l’interdizione o con la regolazione della vita, ma con la capacità di aiutare una persona a riconoscere la propria vocazione e a dare forma al proprio desiderio. In questo senso, conclude, “padre” è chiunque sappia testimoniare concretamente questa possibilità e offrire ai giovani un riferimento capace di dare significato alla loro esperienza.
 
Sara Sileoni, La Stampa
Come osserva Sara Sileoni, la decisione della Commissione europea di consentire una maggiore flessibilità di bilancio per finanziare interventi legati alla transizione energetica rappresenta una vittoria politica per il governo di Giorgia Meloni. Dopo un iniziale rifiuto, Bruxelles ha infatti accolto una richiesta che permette agli Stati membri di spendere oltre i limiti ordinari del Patto di stabilità per investimenti energetici, offrendo all’Italia uno spazio potenziale di quasi 14 miliardi di euro in tre anni. L’autrice osserva che si tratta comunque di risorse finanziate in deficit e sottolinea come la loro destinazione concreta dipenderà dalle scelte dei governi nazionali. Pur essendo formalmente vincolate alla transizione energetica, potrebbero essere utilizzate per sostenere misure molto diverse tra loro. Nella migliore delle ipotesi, sostiene Sileoni, tali fondi potrebbero contribuire allo sviluppo del nucleare di nuova generazione e alla diversificazione delle fonti energetiche, liberando al tempo stesso altre risorse pubbliche da destinare ad interventi differenti. L’editoriale invita però a guardare oltre il risultato immediato. A preoccupare non è soltanto l’aumento della spesa pubblica, ma il significato che questa scelta assume per l’Unione europea. La riforma del Patto di stabilità era stata pensata per introdurre margini di flessibilità controllati e prevedibili; l’esito del negoziato, secondo l’autrice, rafforza invece l’impressione di una Commissione più incline a concedere deroghe che a esercitare un effettivo controllo sui conti pubblici nazionali. Il rischio è che la flessibilità si trasformi progressivamente in indulgenza verso comportamenti di bilancio poco prudenti, alimentando incertezza politica e indebolendo uno degli strumenti fondamentali di stabilità dell’eurozona. Sileoni collega questa vicenda al dibattito sul futuro bilancio pluriennale dell’Unione, nel quale la Commissione propone un significativo aumento della spesa comune. A suo giudizio, il problema non riguarda tanto l’obiettivo di rafforzare il ruolo politico dell’Unione, quanto il metodo con cui ciò viene perseguito. L’espansione della capacità di spesa e delle competenze europee dovrebbe infatti essere accompagnata da adeguate modifiche istituzionali e da una più chiara legittimazione democratica. In caso contrario, conclude, il rischio è che crescano poteri e risorse senza un corrispondente rafforzamento delle regole e dei meccanismi di controllo che dovrebbero sostenerli.
 
 
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