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Se i poveri diventano più poveri

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 04/06/2026

Se i poveri diventano più poveri Se i poveri diventano più poveri Beppe Severgnini, Corriere della Sera
Secondo Beppe Severgnini, l’aumento delle disuguaglianze economiche rappresenta uno dei rischi più seri per la stabilità delle democrazie occidentali. L’autore concentra l’attenzione sugli Stati Uniti, dove il divario tra ultraricchi e resto della popolazione ha raggiunto livelli senza precedenti: un amministratore delegato delle principali società quotate guadagna in un giorno quanto un dipendente in un anno, mentre poco più di mille miliardari controllano una ricchezza superiore a quella posseduta da circa 170 milioni di americani. Nel frattempo la classe media perde terreno, stretta dall’aumento dei costi di casa, sanità e istruzione, cresciuti molto più dell’inflazione. Le agevolazioni fiscali per grandi patrimoni e imprese e il boom di Wall Street avrebbero favorito soprattutto chi possiede capitali, mentre l’attacco all’Iran avrebbe alimentato ulteriori tensioni economiche e sociali. Secondo Severgnini, molti dei protagonisti della nuova élite economica americana — da Elon Musk a Mark Zuckerberg, da Jeff Bezos a Sam Altman — sembrano ignorare gli effetti di queste distorsioni, mentre Donald Trump sarebbe riuscito a indirizzare il malcontento verso altri bersagli, come l’immigrazione o la cultura woke. L’autore richiama le preoccupazioni espresse dal commentatore conservatore Tucker Carlson, secondo cui la società americana rischia una frattura profonda, testimoniata anche dalla popolarità acquisita da Luigi Mangione dopo l’uccisione di un dirigente assicurativo. Severgnini ritiene che l’Italia non si trovi in una situazione analoga, ma invita a non sottovalutare alcuni segnali: trent’anni di crescita economica debole, salari inferiori alla media europea e crescenti difficoltà per molte famiglie nel sostenere le spese per casa e sanità. A suo giudizio, preoccupa anche la crescente fascinazione per la ricchezza ostentata, alimentata dai social e dall’arrivo di patrimoni e turisti molto facoltosi. Pur escludendo che l’Italia possa seguire il modello politico di Trump, l’autore avverte che una cultura fondata sull’adorazione della ricchezza e sull’accettazione delle disuguaglianze rischia di indebolire la classe media, che considera il vero pilastro della convivenza sociale italiana.
 
Vincenzo Visco, la Repubblica
Secondo Vincenzo Visco, l’economia italiana si trova in una condizione di progressivo indebolimento che il dibattito pubblico tende a sottovalutare. L’autore richiama una serie di problemi strutturali: crescita stagnante, elevato debito pubblico, vulnerabilità ai mercati finanziari, aumento della povertà, declino del ceto medio, insufficienza dei servizi pubblici, riduzione dei salari reali e calo demografico. Visco sostiene che le cause principali siano interne e non attribuibili all’Europa, il cui rafforzamento dovrebbe anzi restare un obiettivo strategico. A suo giudizio, il problema centrale è la mancata crescita, dovuta alla bassa accumulazione di capitale e alla scarsa produttività. Tra il 2000 e il 2020 gli investimenti si sono ridotti sensibilmente e, per contenere i conti pubblici, i governi hanno tagliato soprattutto gli investimenti pubblici. Anche le imprese hanno investito poco, pur beneficiando di moderazione salariale, incentivi e limitata concorrenza in molti settori. In questo contesto, sostiene l’autore, i profitti sono stati spesso privilegiati rispetto alla crescita, con effetti negativi su occupazione e sviluppo. Visco individua quindi alcune priorità di intervento. In sanità propone una revisione della spesa e del sistema delle convenzioni private, accompagnata da un rafforzamento dei servizi pubblici. Sul piano fiscale chiede una riforma generale capace di ristabilire equità e recuperare gettito da destinare soprattutto alla riduzione della pressione sui redditi medi da lavoro e da pensione. L’evasione fiscale, afferma, potrebbe essere contrastata molto più efficacemente grazie agli strumenti tecnologici e all’intelligenza artificiale. L’equilibrio di bilancio e la riduzione del debito restano obiettivi prioritari, ma devono accompagnarsi a una politica di investimenti pubblici concentrata su infrastrutture, sicurezza del territorio, energia, ricerca, istruzione e sanità. L’autore sottolinea inoltre la necessità di superare il nanismo delle imprese italiane, eliminando gli incentivi che ne frenano la crescita dimensionale, e di riformare il mercato del lavoro rafforzando il ruolo dei sindacati, l’occupazione femminile e una gestione più efficace dell’immigrazione. Un ruolo centrale nella futura strategia di sviluppo viene infine attribuito all’intelligenza artificiale, da utilizzare nelle politiche industriali, nella pubblica amministrazione e nel contrasto all’evasione fiscale.
 
Mario Deaglio, La Stampa
Come scrive Mario Deaglio sulla Stampa, le recenti indicazioni della Commissione europea mostrano che l’Italia continua ad avere davanti a sé un percorso difficile ma ancora aperto all’interno del progetto europeo. L’autore osserva che Bruxelles torna a richiamare alcuni problemi strutturali già evidenziati in passato: l’elevata evasione fiscale, il peso del lavoro sommerso e la scarsa efficienza della pubblica amministrazione. In particolare, la lentezza burocratica continua a scoraggiare gli investimenti, poiché i tempi necessari per autorizzare nuovi impianti industriali risultano spesso paragonabili ai tempi di realizzazione degli stessi progetti in altri Paesi europei. Deaglio sottolinea inoltre come la situazione dei conti pubblici resti fragile. La revisione del deficit dal 3,0 al 3,1 per cento del Pil mantiene infatti l’Italia nella procedura di infrazione europea, mentre il debito pubblico continua a crescere più rapidamente dell’economia e ha raggiunto il 137,1 per cento del Pil. Un livello che avvicina il Paese ai valori più elevati dell’Unione e solleva interrogativi sulla sostenibilità futura per le nuove generazioni. Accanto a questi nodi strutturali, l’autore richiama alcune questioni considerate tecniche ma rilevanti per la riduzione delle disuguaglianze, come la riforma del catasto, con la revisione delle rendite immobiliari, e il riordino delle concessioni balneari. L’editoriale si sofferma poi sulle nuove priorità europee illustrate dal commissario all’Economia Valdis Dombrovskis. La Commissione propone di ampliare le clausole che consentono maggiore flessibilità di bilancio per includere investimenti destinati alla sicurezza energetica e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Gli Stati membri potrebbero così destinare risorse aggiuntive, entro limiti definiti, a interventi capaci di rafforzare la “resilienza strutturale” dei sistemi energetici. Per Deaglio, dietro questa espressione tecnica vi è un obiettivo molto concreto: costruire un’Europa più capace di resistere agli shock e alle interruzioni delle forniture energetiche. In un contesto internazionale instabile, conclude, anche la capacità di garantire continuità e sicurezza nelle reti energetiche diventa parte integrante del futuro progetto politico europeo.
 
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