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Altro parere

Fecce tricolori

Redazione InPiù 03/06/2026

Altro parere Altro parere Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano propone una lettura fortemente critica della parata del 2 Giugno, definita quest’anno particolarmente vuota, retorica e contraddittoria nell’80° anniversario della Repubblica. Secondo l’autore, emerge una distanza evidente tra i richiami ufficiali alla pace e la centralità assunta dagli strumenti militari. Travaglio osserva come il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbia ribadito i principi costituzionali contro la guerra, mentre l’Italia continua a sostenere politiche di riarmo e a esportare armamenti anche verso Paesi coinvolti in conflitti. Nel racconto della parata, l’editorialista mette in evidenza il ruolo crescente delle nuove tecnologie belliche, in particolare i droni, presentati da parte della stampa come simbolo della modernizzazione delle forze armate e come strumenti attraverso cui trarre insegnamenti dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Travaglio contesta questa narrazione, sostenendo che tali mezzi riducano il coinvolgimento diretto di chi li utilizza e aumentino il rischio di colpire obiettivi civili, favorendo inoltre una spirale di escalation che alimenta l’industria degli armamenti. Ampio spazio viene dedicato alle innovazioni tecnologiche esibite durante la manifestazione. Travaglio cita il cane robot “Cesare”, i droni di produzione italiana, il veicolo blindato Lince e il sistema antiaereo Skynex, descritti come esempi dell’evoluzione tecnologica dell’apparato militare nazionale. L’autore osserva con tono sarcastico come questi strumenti vengano celebrati come simboli di progresso mentre, nello stesso contesto, le autorità politiche richiamano la necessità di limitare il ricorso alla forza. La conclusione è affidata a una critica della presunta incoerenza tra il messaggio pacifista espresso nelle cerimonie ufficiali e l’enfasi riservata agli armamenti e alle capacità militari. Per Travaglio, la parata del 2 Giugno finisce così per rappresentare una contraddizione tra le dichiarazioni contro la guerra e la crescente valorizzazione degli strumenti destinati a combatterla.
 
Alessandro Sallusti, Libero
Su Libero, Alessandro Sallusti critica l’assenza dei leader del Campo largo alla parata del 2 Giugno, sostenendo che la mancata partecipazione di Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni rappresenti un segnale di distanza nei confronti delle Forze Armate e del significato della Festa della Repubblica. Secondo Sallusti, la sinistra considera l’omaggio ai militari come qualcosa da evitare, atteggiamento che l’autore giudica sbagliato e ingiusto. A suo avviso, i soldati non sono responsabili delle guerre, che vengono decise dai governi e dalla politica, ma sono anzi le prime vittime dei conflitti. Per questo ritiene improprio rivolgere ostilità o disprezzo verso chi indossa una divisa. Sostiene che, in una democrazia, le Forze Armate abbiano il compito di difendere il Paese e la pace, così come le forze dell’ordine garantiscono la sicurezza interna. Esercito e soldati, aggiunge, non appartengono né alla destra né alla sinistra, ma sono al servizio della nazione. Da qui nasce la sua preoccupazione politica: Sallusti si chiede quale sarebbe il rapporto di questa sinistra con le istituzioni militari qualora arrivasse al governo. Ricorda che durante i governi di centrosinistra guidati da Prodi, Renzi e Gentiloni non si erano verificati atteggiamenti di questo tipo, ma accusa gli attuali leader progressisti di inseguire posizioni pacifiste radicali e di sottovalutare il ruolo della difesa. Nella parte finale del commento, l’autore afferma che il disarmo dell’Europa non favorirebbe la pace ma renderebbe il continente più vulnerabile, sostenendo che indebolire o delegittimare le Forze Armate significhi fare il gioco di potenze ostili all’Occidente. Per Sallusti, l’80° anniversario della Repubblica meritava un atteggiamento diverso e più rispettoso verso i militari italiani.
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