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Podolyak "L'obiettivo di Putin è provocare l'Europa per vedere come risponde"

Paolo Brera, La Repubblica, sabato 30 maggio

Redazione InPiù 30/05/2026

Podolyak Podolyak "L'obiettivo di Putin è provocare l'Europa per vedere come risponde" Mykhailo Podolyak è consigliere della presidenza ucraina e viene intervistato da Paolo Brera sulla Repubblica di sabato 30 maggio. In Romania è stato un incidente? «Senza dubbio. Un incidente dell'esecutore e un'azione provocatoria per valutare la reazione dell'Alleanza. Mosca non ha limiti. Ritiene che l'Europa oggi non sia in grado di difendere i propri interessi. Qualsiasi incidente sul territorio Nato europeo è un'azione provocatoria che aumenta la posta. Se non ci sarà reazione adeguata, la Russia continuerà l'escalation». Siete disposti a analisi congiunte sul drone come chiede Putin, secondo cui può essere ucraino? «Non è ancora chiaro che Putin e la Russia sono produttori di fake per giustificare il proprio diritto a uccidere i cittadini di un altro Paese? Tutto questo è ridicolo. La Russia attacca su larga scala l'intero territorio ucraino, e provoca i Paesi confinanti con l'Ucraina: Polonia, Romania, Moldavia. È fuori dubbio che si tratti di droni russi. Non c'è bisogno di alcuna indagine: l'atto di aggressione è un reato. Se non ci fosse la guerra in Ucraina, non ci sarebbero droni sui territori di altri Paesi europei. Putin vuole provare la debolezza dell'Alleanza: deve essere punito per le azioni che riducono il livello di sicurezza dei Paesi europei». Gli attacchi ai porti sul Danubio sono così importanti per Mosca da rischiare una crisi con la Nato? «Lo sono, senza dubbio. Vuole limitare qualsiasi possibilità economica dell'Ucraina e sottolineare che l'Europa non è in grado di difendere i propri interessi. Quanto alla Nato, la sua reazione è sempre diplomatica, non militare. La Russia continua a testare questo limite. Ritiene che la Nato reagirà con dichiarazioni, ma non con azioni concrete. Se un drone entra nel territorio di un Paese dell'Alleanza, la Nato non agirà e la Russia continuerà a sostenere di colpire solo l'Ucraina; ma continuerà ad aumentare la tensione in direzione europea». Non le pare che la Nato mantenga l'equilibrio tra difesa del territorio e rischio di escalation? «A essere sincero, non capisco del tutto come si manifesti questa difesa del territorio. Ne vediamo solo la preparazione: modifica le dottrine su una potenziale guerra e aumenta gli investimenti nella difesa e nella sicurezza. Ma dal punto di vista del confronto con la Russia non fa assolutamente nulla di ciò che sarebbe necessario. Se sul territorio Nato è in atto l'azione provocatoria di un drone o missile, dovrebbe seguirne la distruzione immediata. È difesa, non escalation. La Russia ascolta e comprende solo la forza, se la Nato rilascia dichiarazioni invece di abbattere il drone, dimostra disponibilità a continuare il dialogo mentre la Russia continua la provocazione». Cosa chiedete alla Nato e ai vostri alleati più stretti? «Determinazione, volontà politica e ancora determinazione. La Russia testa continuamente i sistemi globali, compresi quelli Nato: meno azioni di risposta riceve, tanto più aggressiva diventa. la Nato deve prendere decisioni molto più rapidamente e investire nelle tecnologie, competenze e produzioni ucraine, dai droni ai sistemi anti-drone». II nuovo pacchetto di sanzioni europee sarà il 21°. Sicuri che restino uno strumento efficace? «Estremamente efficace. E devono essere ampie, grandi e incondizionate. Oggi esistono due strumenti di pressione diretta sulla Russia. Colpirne le capacità economiche e militari con le armi ucraine a lungo raggio, e limitarne i ricavi e la possibilità di finanziare la guerra attraverso le sanzioni. C'è poi una terza componente: smettere di stimolare la Russia con discorsi sulla disponibilità a dialogare dicendo che bisogna fare concessioni; si forma l'idea che presto riusciranno a piegare l'Ucraina e l'Europa. E una formula estremamente pericolosa». Per l'Europa aprire un dialogo con Mosca sarebbe un errore? «Di che dialogo stiamo parlando? Come dovrebbe svolgersi? Chi dovrebbe condurlo? Quando Mosca percepisce l'Europa come debole non la considera un moderatore, ma un attore da manipolare. Se dite: siamo d'accordo a parlare con voi, la Russia presenta nuovamente richieste ultimative che non hanno alcun rapporto con la realtà. È una strategia assolutamente sbagliata. La strategia corretta è essere al tavolo dei negoziati, moderarne il processo e con la partecipazione attiva dell'Ucraina. Ma bisogna costringere la Russia a negoziare con un'Europa che sia forza, tecnologia e finanza». Esiste ancora un negoziato? Gli Stati Uniti si sono tirati indietro? «Formalmente il processo è in pausa e l'Ucraina lavora per mostrare cosa accade realmente al fronte. E chi, come dicono i nostri colleghi americani, ha le carte in mano. Il formato bilaterale Ucraina-Stati Uniti continua a  II braccio destro di Zelensky Mykhailo Podolyak, consigliere dell'ufficio presidenziale ucraino funzionare. Ma la Russia continua a presentare le stesse richieste con cui ha iniziato l'invasione. Putin non capisce in quale fase si trovi questa guerra. Non ha accesso a informazioni oggettive, vive in un mondo illusorio. E gli Stati Uniti, purtroppo, oggi sono concentrati nella guerra in Medio Oriente». Come intendete utilizzare i 90 miliardi di euro del prestito Ue? Per resistere o per vincere? «Questi 90 miliardi servono perché partiamo dal presupposto che la guerra continui. Per Putin è meno costoso restare in guerra che terminarla. Ci servono fondi per modernizzare la produzione militare e per aumentare la produzione di droni, missili a lungo raggio e forse anche missili intercettori. E se immaginiamo che la Russia continui a distruggere la nostra economia, è necessario sostenere i programmi sociali. È questione di sopravvivenza, sì; e di pressione sulla Russia per rendere possibile la fine della guerra».
 
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