-
La partita degli aiuti all'Ucraina -
Walter Barberis, il presidente di Einaudi: «Mi lavo le mani 25 volte al ... -
Folgiero: «Mini nucleare sulle navi, l'Italia è già in partita» -
Altro parere -
Il Mondiale e il nostro declino -
Altro parere -
Se i poveri diventano più poveri -
Altro parere -
La sfilata degli Stati d'Europa -
Nel mirino dello zar -
Pammolli: "L'intelligenza artificiale entri in classe. E Bruxelles ... -
Podolyak "L'obiettivo di Putin è provocare l'Europa per vedere come risponde" -
Altro parere -
Quando il silenzio è d'oro -
Altro parere
Le scelte possibili e l'Europa
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Redazione InPiù 28/05/2026
In un editoriale sul Corriere della Sera, Carlo Cottarelli commenta gli interventi della premier Giorgia Meloni e del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, all’assemblea dell’associazione. L’economista apprezza il fatto che sia stata indicata la burocrazia come uno dei principali ostacoli alla crescita italiana, ma critica gli attacchi all’Europa, considerati un modo ricorrente della politica italiana di attribuire a Bruxelles responsabilità che sono invece nazionali. Secondo Cottarelli, il vero problema dell’Italia è l’inefficienza della pubblica amministrazione. Per affrontarlo servirebbero sia una semplificazione di norme, controlli e adempimenti, sia una gestione della macchina pubblica basata su obiettivi, valutazione dei risultati e meritocrazia. Per questo giudica positivamente il “cantiere” annunciato dal governo sulla riforma burocratica. L’editorialista sostiene però che molti ritardi italiani non dipendano dall’Europa: cita i lunghi tempi per i permessi edilizi, le difficoltà nel portare avanti la riforma del merito nella pubblica amministrazione sostenuta dal ministro Paolo Zangrillo, la mancata estensione delle semplificazioni delle ZES e migliaia di progetti sulle energie rinnovabili bloccati dalla burocrazia. Anche pressione fiscale, spesa pubblica elevata, ritardi sul nucleare e assenza di un piano strutturale per l’immigrazione regolare sarebbero problemi interni, non imposti da Bruxelles. Pur riconoscendo che alcune direttive europee possano penalizzare le imprese, Cottarelli osserva che sono decisioni approvate dagli stessi governi nazionali. L’Italia dovrebbe risolvere i propri problemi strutturali e lavorare in Europa per modificare le norme sfavorevoli, evitando derive anti-europeiste.
Chiara Saraceno, La Stampa
Su La Stampa, Chiara Saraceno sostiene che uno degli obiettivi centrali del Pnrr — ridurre le diseguaglianze generazionali ampliando le opportunità per i giovani — sia rimasto in gran parte incompiuto. L’autrice ricorda che il sostegno alle nuove generazioni, insieme all’uguaglianza di genere e alla riduzione del divario Nord-Sud, avrebbe dovuto rappresentare un asse trasversale dell’intero Piano, attraverso interventi coordinati e di lungo periodo. Secondo Saraceno, però, questa impostazione è stata dispersa in misure frammentate e prive di una logica sistemica. La sociologa critica in particolare il mancato rispetto dell’obiettivo che prevedeva di destinare almeno il 30% dei nuovi posti di lavoro creati dal Pnrr a giovani e donne. Le numerose deroghe introdotte avrebbero consentito alle imprese di evitare investimenti nella formazione dei giovani lavoratori, privilegiando personale già “pronto all’uso”. Anche i fondi contro l’abbandono scolastico, sostiene, sarebbero stati distribuiti senza costruire vere comunità educative capaci di sostenere i ragazzi più fragili e contrastare la povertà educativa. Saraceno evidenzia inoltre la persistenza di forti disuguaglianze territoriali nelle infrastrutture educative e sottolinea che, sebbene gli abbandoni scolastici precoci siano diminuiti, resta alta la cosiddetta “dispersione implicita”, cioè l’incapacità di molti studenti di raggiungere competenze adeguate. Questo fenomeno colpisce soprattutto i giovani provenienti da contesti sociali svantaggiati, che costituiscono anche la parte più vulnerabile dei Neet, giovani che non studiano né lavorano. Secondo l’autrice, per molti di loro la precarietà lavorativa rischia di trasformarsi in un destino, soprattutto per le giovani donne, spesso scoraggiate sia dalla mancanza di opportunità sia da modelli culturali che limitano l’investimento sulla propria autonomia. La conclusione è che il Pnrr abbia inciso poco sulle opportunità delle nuove generazioni, pur aumentando un debito pubblico che ricadrà proprio sui giovani di oggi e di domani.
Michele Serra, la Repubblica
“Litigare sulla sicurezza e l’ordine pubblico ogni volta che il sangue infiamma gli animi è la maniera peggiore di affrontare il problema – osserva Michele Serra su la Repubblica -. E però è quella usuale: il sistema politico-mediatico funziona per sussulti emotivi, per tempeste di decibel, addossandosi a vicenda responsabilità che sarebbe più interessante e fruttuoso condividere. Le bande di adolescenti latinos, per esempio, e le violenze dei ragazzi nordafricani di seconda generazione: sono il frutto di una disastrosa e antica incapacità di integrazione non di questo governo, ma del sistema-Italia nel suo complesso. Questo governo, di suo, oltre alla speziatura razzista che lo qualifica, ci ha messo la demagogia securitaria: i centri in Albania sono un grottesco caso di scialo e presunzione e le grida contro i rave party con le quali si inaugurò la legislatura fanno ridere i polli. Le opposizioni, per contro, non riescono a spendere mezzo ragionamento autocritico sulla differenza, enorme, tra accoglienza e integrazione. Accogliere è facile, mette in pace la coscienza. Integrare è difficile, richiede visione politica, investimenti, scuole e corsi appositi, lotta feroce al lavoro nero (nelle campagne non è più neanche una vergogna, è una cancrena), edilizia popolare, e soprattutto una forte connessione tra diritti e doveri. La cittadinanza non è una candelina da accendere sull’ara della solidarietà. È una cosa seria, una materia che già gli italiani di quarta, decima, cinquantesima generazione masticano male e applicano peggio. Governare l’immigrazione, governare l’ordine pubblico e governare in generale ha ben poco a che fare con le rispettive posture emotive, chiamiamole così “buonista” e “cattivista”, della sinistra e della destra. Le accuse e le urla valgono zero. Varrebbe domandarsi dove si è sbagliato; e come provare a rimediare”.
Altre sull'argomento
L'Italia sia alfiere in Europa
Proponga qualche azione comune vicina ai nostri interessi
Proponga qualche azione comune vicina ai nostri interessi
La Ue apre sul caro energia
Ma solo per investire sulle rinnovabili
Ma solo per investire sulle rinnovabili
Caro energia e gioco delle tre carte
Secondo Fitto (Ue) possiamo usare i fondi di coesione, che sono delle ...
Secondo Fitto (Ue) possiamo usare i fondi di coesione, che sono delle ...
Meloni, invece di tirare a campare…
…potrebbe puntare su semplificazioni ed Europa
…potrebbe puntare su semplificazioni ed Europa
Pubblica un commento






