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Altro parere

A lezione di elezioni

Redazione InPiù 26/05/2026

Altro parere Altro parere Tommaso Cerno, Il Giornale
Secondo Tommaso Cerno, il risultato delle elezioni amministrative dovrebbe spingere la sinistra a prendere atto di due elementi politici fondamentali. Il primo è che gli elettori rispondono alla domanda concreta che viene posta loro, in questo caso la scelta del sindaco, e non trasformano automaticamente il voto locale in un giudizio nazionale contro il governo. L’autore cita il caso di Venezia, dove il candidato del centrodestra, dopo undici anni da assessore nella giunta di Luigi Brugnaro, ha vinto contro i pronostici, dimostrando secondo Cerno che il centrodestra resta competitivo quando presenta candidature considerate preparate e proposte chiare. La vittoria viene interpretata anche come una conferma del lavoro svolto da Brugnaro, che avrebbe rotto equilibri storici consolidati della città. Cerno osserva inoltre che non sarebbe bastato neppure il sostegno dell’elettorato islamico per consentire alla sinistra di trasformare il voto veneziano in una prova generale delle prossime politiche. L’autore descrive infatti il centrosinistra come una forza ormai radicalizzata, dominata dal politicamente corretto e incapace di riconoscere il rischio dell’estremismo islamista in Italia, nonostante i continui arresti legati al terrorismo. La seconda lezione, secondo Cerno, riguarda invece Giorgia Meloni, definita “Serenissima” riprendendo ironicamente una formula di Matteo Renzi. La premier, sostiene l’autore, governerebbe con maggiore tranquillità proprio perché arrivata al potere attraverso una vittoria elettorale chiara e consapevole del fatto che le prossime elezioni politiche sono ancora lontane. Per Cerno, tutto ciò che accade nel frattempo appartiene soprattutto al “politichese”, mentre saranno gli elettori a decidere davvero solo al momento del voto nazionale.
 
Nicola Imberti, Domani
Come afferma sul Domani Nicola Imberti, le elezioni amministrative non possono essere lette come un vero test nazionale, ma offrono comunque indicazioni utili sugli equilibri politici e sulle strategie future dei partiti. L’autore osserva innanzitutto che il centrodestra sembra avere leggermente invertito la tendenza negativa emersa dopo il referendum sulla giustizia: mantiene Venezia, conquista Reggio Calabria, chiude in vantaggio ad Arezzo, perde Pistoia ma in un territorio storicamente di sinistra e non riesce a imporsi a Prato, segnata sia dalle dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti per una vicenda di corruzione sia dalle polemiche che hanno coinvolto il centrodestra tra massoneria e ricatti sessuali. Tra tutti i casi, Venezia viene indicata come il più significativo. Qui il governo avrebbe mostrato il lato peggiore di sé nelle polemiche sulla Biennale tra Alessandro Giuli e Pietrangelo Buttafuoco e nella contestata nomina di Beatrice Venezi alla Fenice, tentativi di “egemonia culturale” che però non avrebbero indebolito il consenso costruito da Luigi Brugnaro. Imberti sottolinea soprattutto la scelta di Giorgia Meloni di restare defilata dalla campagna elettorale, evitando di personalizzare il voto. Per l’autore, proprio questa “spersonalizzazione” avrebbe reso il confronto meno rischioso per il centrodestra e suggerisce una riflessione in vista delle prossime politiche: trasformare il voto in un referendum pro o contro Meloni potrebbe produrre effetti simili a quelli del referendum di marzo. L’editoriale si concentra poi sugli effetti che queste comunali potrebbero avere sulla futura legge elettorale e sugli equilibri interni ai partiti. Ad Arezzo conteranno i voti raccolti dal candidato sostenuto da Carlo Calenda; a Salerno il centrodestra si è diviso dopo l’intervento di Roberto Vannacci; a Reggio Calabria la vittoria viene attribuita soprattutto al ruolo di Roberto Occhiuto. Per Imberti, anche segnali apparentemente minori finiranno quindi per pesare nelle trattative sulla futura legge elettorale e sugli assetti delle coalizioni.
 
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