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I segnali di un voto

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 26/05/2026

I segnali di un voto I segnali di un voto Francesco Verderami, Corriere della Sera
Come scrive Francesco Verderami sul Corriere della Sera, le elezioni amministrative hanno ridimensionato l’idea che la sconfitta referendaria della riforma della giustizia voluta dal centrodestra avesse già aperto la strada al ritorno del centrosinistra al governo. L’autore osserva che i referendum raramente anticipano gli equilibri delle elezioni politiche o locali, dove contano soprattutto candidati, coalizioni e programmi. Per questo, sostiene, l’opposizione avrebbe commesso un errore politico e mediatico nel presentare il voto del 23 marzo come il segnale di un cambio di vento ormai irreversibile. Al contrario, il risultato delle amministrative avrebbe finito per rafforzare il centrodestra, che da Venezia a Reggio Calabria ha mostrato una capacità competitiva inattesa in un terreno tradizionalmente favorevole al centrosinistra. Secondo Verderami, il voto conferma piuttosto un equilibrio tra i due schieramenti e contribuisce a raffreddare le spinte verso elezioni anticipate. Restano però aperti i problemi del governo Giorgia Meloni, chiamato a definire l’agenda dell’ultima parte della legislatura in una fase internazionale difficile, segnata da stagnazione economica, tensioni europee e dossier legati alla sicurezza e alla difesa. La premier dovrà inoltre gestire i rapporti con alleati come Lega e Forza Italia, divisi al loro interno e in competizione reciproca, mentre sullo sfondo cresce la “variabile Vannacci”, con Futuro Nazionale che a Vigevano ha superato il 10%, davanti alla Lega. Sul fronte opposto, il centrosinistra viene descritto come incapace di valorizzare condizioni favorevoli, soprattutto a Venezia, dove il centrodestra arrivava indebolito dalle inchieste su Luigi Brugnaro e dalle polemiche sulla Biennale e sulla Fenice. Secondo l’autore, il Campo largo avrebbe però sottovalutato temi percepiti come prioritari dagli elettori, in particolare sicurezza, immigrazione ed espansione delle comunità islamiche, fino a farsi sostenere da una lista che chiedeva voti “in nome di Allah”. Per Verderami, proprio questi temi rischiano di diventare centrali anche nelle prossime elezioni politiche, mentre il centrosinistra continua ad apparire unito soprattutto dall’obiettivo di battere Meloni più che da una proposta comune di governo.
 
Flavia Perina, La Stampa
Secondo Flavia Perina, il voto amministrativo ha smentito molte convinzioni consolidate sia nel centrosinistra sia nel centrodestra. Da una parte sarebbero state ridimensionate le sicurezze progressiste nate dopo il referendum sulla giustizia, dall’idea di un “effetto Trump” favorevole all’opposizione fino alla convinzione che il Campo largo fosse ormai una formula vincente, soprattutto dopo il risultato di Venezia, dove la destra ha ottenuto una vittoria molto più ampia del previsto. Dall’altra, anche nel centrodestra sarebbero cadute alcune paure: che il doppio turno penalizzi inevitabilmente la coalizione, che la crescita dell’area vicina a Roberto Vannacci sia inarrestabile o che contino solo le leadership nazionali e non il radicamento territoriale. Perina osserva che le amministrative del 2026 difficilmente possono essere considerate un vero test nazionale, anche perché entrambi gli schieramenti hanno cercato di minimizzarne il significato. Venezia rappresentava però un’eccezione evidente: per il centrosinistra era il laboratorio di un Campo larghissimo, da Italia Viva a Rifondazione Comunista; per il centrodestra era il luogo delle tensioni sulla Biennale e delle polemiche sulla Fenice. Il risultato finale, favorevole alla destra, viene interpretato come il segnale di una domanda di continuità da parte dell’elettorato in una fase segnata da guerre, crisi energetica, inflazione e timori economici. In questo clima, sostiene l’autrice, la stabilità appare un bene rifugio mentre il cambiamento viene percepito come un rischio. Centrale anche il dato sull’affluenza, tornata a calare sensibilmente dopo le aspettative nate con il referendum: a livello nazionale si registra una diminuzione di cinque punti, mentre a Venezia il calo è di sette punti rispetto sia al 2020 sia al referendum di due mesi prima. Secondo Perina, il centrosinistra non sarebbe riuscito a riportare alle urne l’elettorato mobilitato sul referendum, mentre una parte degli elettori di destra contrari alla riforma della giustizia sarebbe tornata a votare i propri riferimenti tradizionali oppure avrebbe scelto l’astensione.
 
Antonio Spadaro, la Repubblica
Secondo Antonio Spadaro, la novità più profonda della prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, non risiede tanto nelle critiche ai monopoli tecnologici o nella richiesta di regolare gli algoritmi, quanto nella domanda che attraversa tutto il testo: “che cosa amiamo davvero?”. L’autore osserva che il Papa sposta così il dibattito sull’intelligenza artificiale dal piano tecnico a quello del desiderio, delle finalità e dell’idea di umanità che guida le scelte collettive. Richiamando Agostino d'Ippona e la formula “due amori fecero due città”, l’enciclica interpreta la questione algoritmica come una sfida spirituale e politica insieme. Spadaro collega il documento alla tradizione della Dottrina sociale della Chiesa inaugurata dalla Rerum novarum di Papa Leone XIII: come allora la Chiesa affrontò la questione operaia, oggi Leone XIV affronta la trasformazione prodotta dall’intelligenza artificiale e dall’economia dei dati. L’autore sottolinea anche l’uso delle figure bibliche di Babele, simbolo di un sapere totalizzante che pretende di ridurre tutto a dati e prestazioni, e di Neemia, figura della responsabilità condivisa e della ricostruzione comune. L’enciclica estende inoltre il principio della “destinazione universale dei beni” ai dati, agli algoritmi e ai brevetti, sostenendo che la concentrazione tecnologica produce nuove forme di disuguaglianza e potere. Per Spadaro, il punto più incisivo del testo è però la riflessione sull’intelligenza umana: il paradigma tecnocratico sostituirebbe progressivamente la sapienza con l’efficienza, la relazione con la prestazione e il giudizio con il calcolo. Da qui derivano le pagine dedicate alla simulazione delle relazioni umane, al valore del limite e all’importanza dell’errore, che per l’essere umano può diventare occasione di trasformazione e non semplice difetto da eliminare. L’enciclica propone infine la necessità di proteggere spazi di silenzio e pensiero non mediati dagli algoritmi, considerandoli ormai una questione politica oltre che spirituale.
 
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