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La Russa: «Giorgio Almirante fascista e a Salò? Sì, ma poi aiutò la democrazia. E nell'Msi si votava su tutto»

Virginia Piccolillo, Corriere della Sera, 24 maggio 2026

Redazione InPiù 24/05/2026

La Russa: «Giorgio Almirante fascista e a Salò? Sì, ma poi aiutò la democrazia. E nell'Msi si votava su tutto» La Russa: «Giorgio Almirante fascista e a Salò? Sì, ma poi aiutò la democrazia. E nell'Msi si votava su tutto» Sul Corriere della Sera del 24 maggio Virginia Piccolillo intervista il presidente del Senato Ignazio La Russa. Giorgia Meloni ricorda Giorgio Almirante che «continua a vivere nel percorso della destra». Presidente La Russa, lo ripescate perché temete Roberto Vannacci? «Ricordo Almirante ogni anno. Di solito vado anche alla messa. Nessun ripescamento, quindi. Lo ammiravo politicamente e l’ho conosciuto apprezzandone anche l’ironia. Vannacci non lo conosco personalmente e non l’ho mai visto negli anni in cui la militanza a destra era difficile. Forse perché era militare, ma comunque non c’era. Quindi mi sembra un’accusa talmente meschina che, con tutto il rispetto per Vannacci, mi viene da ridere». Lei è presidente del Senato, Almirante fu capo di gabinetto del Minculpop fascista nella Repubblica di Salò. «Sì, ma dopo aiutò il percorso verso la democrazia». Ne è sicuro? «Non lo dico io ma due presidenti della Repubblica, di cui uno ex Pci, e un presidente della Camera ex comunista». Chi? «Luciano Violante disse che anche lui “si impegnò per costruire un nuovo rapporto tra lo Stato e le masse popolari”. Sergio Mattarella ricordò che cercò “di legare i fili di una coerenza morale. E anche negli anni più difficili seppe comprendere l’importanza del dialogo e del confronto parlamentare” favorendo l’inclusione dell’elettorato di destra. Giorgio Napolitano apprezzò che cercò “piena legittimazione nel sistema democratico” e gli riconobbe il “merito di contrastare impulsi antiparlamentari dimostrando convinto rispetto per le istituzioni repubblicane”. Il Papa lo ricevette in Vaticano. E al suo funerale, in chiesa, trasmesso in diretta dalla Rai, parteciparono Giancarlo Pajetta e Nilde Iotti». Il Pd ora lo ricorda come «fucilatore di partigiani», la cui storia si intrecciò con la stagione delle trame nere. «Almirante non ha mai fucilato nessuno. Altrimenti sarebbe stato condannato e si sarebbe dovuta chiedere l’amnistia». Non firmò un manifesto in cui lo si minacciava? «Ma era un invito a deporre le armi». Però scriveva su “La difesa della razza” che inneggiava all’antisemitismo. «È l’unica accusa vera: l’essersi mostrato non contrario all’antisemitismo. Cosa di cui, però, si è sempre detto pentito. Ci ha scritto un libro». E le trame nere? «Di quelle accuse non è rimasto assolutamente nulla. Anzi. Almirante era per la guerra al terrorismo e disse che se per un terrorista di sinistra ci sarebbe voluta la pena di morte, per uno di destra ce ne sarebbero volute due». Si parlò di un finanziamento della strage di Peteano. «Ma non diciamo corbellerie. Per lui parla il certificato penale assolutamente trasparente. Piuttosto salvò chissà quanti ragazzi dalla fascinazione della clandestinità che nella destra nacque come risposta alle Br. E favorì il ritorno nell’alveo parlamentare di fasce di elettori che potevano avere dubbi, in un partito che era il più democratico di tutti». Parla dell’Msi? «Certo. Si votava per tutto. Persino per l’ordine dei candidati di Almirante nelle liste, e lui si asteneva. Mai trovato un partito così democratico». Neanche FdI? «Nemmeno. Non è detto che sia un male. Ma è così». Non è un partito familista? «Adesso ci fanno questa accusa. Ma non si erano accorti, sin dagli anni ‘70, che quello che Piero Ignazi, da sinistra, definì il “Polo escluso”, era fatto di fratelli, sorelle, figli, padri, nipoti, che combattevano per un ideale?». Pensa che Meloni abbia deluso valori di destra? «No. Li ha difesi tutti inclusa la fiamma nel simbolo, la destra dal dopoguerra è sempre stata coerente». Quindi non crede che qualcuno guardi a Vannacci? «C’è sempre stata una parte dell’estrema destra che non si è riconosciuta in FdI. Casapound e Forza Nuova insieme li davano al 2,3%. Possibili flussi ci sono. Per tutti. Per ora è nei sondaggi». Recupererete i voti in fuga alleandovi con lui? «Le alleanze si fanno per mille motivi, a cominciare dai programmi. È un problema di tutti: immagino come non sia facile per Renzi accordarsi con Fratoianni. Finora il centrodestra è stato il più chiaro. Non ci siamo alleati nemmeno con Francesco Storace che aveva fatto un, legittimo, movimento di destra. Ma tra la non alleanza e il non rispetto ce ne corre. Io ho rispetto per tutti. Ne ho in Senato per l’estrema sinistra di De Cristofaro e dell’ex sindacalista comunista Magni e ne ho, ovviamente, anche per Vannacci».
 
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