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Anna Lombardi, la Repubblica, 16 maggio
Redazione InPiù 16/05/2026
Trump ha scritto un post dove riconosce il declino americano: ma lo attribuisce a Joe Biden. «Sa bene di essere stato eletto sull’onda della rabbia verso il predecessore, accusato di aver fatto crescere l’inflazione. Solo che ora a farla crescere nuovamente, insieme ai prezzi al consumo, è stata proprio la sua guerra in Iran. E questo lo sta rendendo molto impopolare. Ebbene, finora sono stato restio a dirlo, ma per la prima volta anche io ritengo che stiamo incominciando a vedere l’inizio della fine di Trump». Quali sono i segnali? «Gli Stati Uniti sono deboli. La guerra in Iran è andata molto male: col peggiorativo, rispetto a tre mesi fa, dello stretto di Hormuz chiuso con i conseguenti impatti economici e politici». Perché anche la Cina se la passa male? «La sua crescita economica è ferma dai tempi del Covid. Il costo della vita è altissimo e anche i suoi giovani più brillanti faticano a trovare lavoro e casa: hanno gli stessi problemi di un laureato a Milano. Di fatto, si è rotto il patto economico interno basato su una crescita molto veloce. Certo, hanno fatto grandi progressi tecnologici e sull’Intelligenza Artificiale. Ma non portano grandi profitti». Eppure Trump è sbarcato a Pechino con i più importanti Ceo d’America... «La relazione economica fra i due Paesi resta cruciale. Ma allo stesso tempo, è una relazione ambigua. Il problema è che separare nettamente le due economie oggi costerebbe molto a entrambe. Allo stesso tempo, hanno bisogno di dipendere meno l’uno dall’altro. Ma la promessa trumpiana di riportare la produzione in patria non è realistica. Produrre scarpe o cilindri per auto interamente in America avrebbe costi alti e porterebbe a un ulteriore declino degli standard di vita. Altro discorso, è l’industria militare». Ci spieghi meglio. «Chi non ha industrie tecnologiche e militari avanzate nel proprio paese, ha un problema di sicurezza nazionale. Ebbene, nel campo dell’Intelligenza Artificiale, gli Stati Uniti sono in vantaggio. Ma i cinesi sono avanti nella produzione di robot e droni. E questo, in un’eventuale guerra, si trasformerebbe in asset: perché ne producono più degli americani». Trump si è già vantato di aver siglato “accordi fantastici”. «Essere a Pechino in un tale momento di debolezza, trattato con deferenza da Xi che lui ammira in quanto potente della Terra, gli permette di presentarsi ai suoi come il successore dell’ex presidente Nixon, dipingendo la visita come grandiosa. Ha ottenuto cose piccole, ma in questo momento ogni vittoria politica per lui vale più di quanto vediamo. E comunque ora le tensioni fra Cina e Usa saranno per un po’ meno acute. E il fatto che la linea di comunicazione resti aperta è positivo per tutti».
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