Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Altro parere

Le porte aperte da Leone

Redazione InPiù 15/05/2026

Altro parere Altro parere Luca Diotallevi, Il Mattino
Sul Mattino Luca Diotallevi descrive il primo anno di pontificato di Papa Leone XIV come una fase di riapertura del dialogo. Le standing ovation alla Sapienza e a Napoli indicano la capacità del pontefice di mantenere aperti i canali ereditati e di riaprirne altri, trasformando anche attacchi in occasioni di confronto con settori lontani dell’opinione pubblica. Il confronto implicito è con il 2007, quando Papa Benedetto XVI fu costretto a rinunciare alla lectio magistralis alla Sapienza: oggi quello stesso ambiente accoglie e applaude il suo successore. Leone XIV si rivolge alle persone: agli studenti riconosce paure e inquietudini e li invita a viverle senza rimuoverle, richiamando il percorso di Sant’Agostino; ai docenti riconosce una forma alta di carità, quella educativa, intesa come opera di misericordia spirituale. Questo avvio è considerato significativo, ma non sufficiente: iniziare un’opera non equivale a compierla, e il rischio è scambiare un buon inizio per un risultato. Diotallevi richiama anche il pericolo che il successo iniziale venga trasformato in consenso e immagine, alimentato da dinamiche di cortigianeria, già denunciate da pontefici come Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Il punto è che il papa ha riaperto porte e ricostruito condizioni di dialogo, ma ora deve indicare la direzione: chiarire come declinare i principi di cui è testimone. Restano così aperti passaggi impegnativi: la denuncia delle mafie, il rapporto tra fede e ragione, tra cristianesimo e scienza, e la distinzione tra guerra e difesa degli innocenti, che secondo il magistero può configurarsi come dovere. Dopo aver reso possibile il confronto, il pontefice è chiamato a riempirlo di contenuti, anche a rischio di perdere consenso; solo affrontando questa fase, conclude Diotallevi, il primo anno potrà dirsi davvero ben speso.
 
Simone Pieranni, il manifesto
Nel commento di Simone Pieranni sul manifesto, la visita di Donald Trump al Tempio del Cielo di Pechino è letta come un passaggio simbolico rilevante. Il complesso, voluto dall’imperatore Yongle della dinastia Ming, unisce visione armoniosa confuciana e radici taoiste, ma richiama anche la fase in cui la Cina proiettò la propria potenza sull’Oceano Indiano attraverso le grandi “navi dei tesori”, imponendo il proprio sistema tributario dall’Indonesia fino all’Africa orientale. Questa cornice serve a rendere più morbido l’arrivo di Trump, ma appena iniziato il confronto Xi Jinping pone al centro la questione Taiwan, definendola il vero termometro dei rapporti tra Cina e Stati Uniti. Secondo Xi, una gestione corretta può mantenere la stabilità generale, mentre una gestione sbagliata può portare allo scontro; l’indipendenza di Taiwan è incompatibile con la pace nello Stretto e Washington deve agire con estrema prudenza. Pieranni sottolinea così la posizione di forza della Cina: Xi sa che Trump ha bisogno di de-escalation, di aiuto cinese su Hormuz e di risultati concreti, come acquisti di soia e Boeing o rassicurazioni sulle terre rare. Anche Pechino, però, ha bisogno di calma, nuove aperture tecnologiche e un modus vivendi con gli Stati Uniti, anche per le difficoltà interne legate a disoccupazione giovanile, crisi immobiliare e consumi deboli. Dire Taiwan significa ricordare agli Stati Uniti che è finita l’epoca del chongmei, il “fascino per gli Usa”, e che oggi la Cina può dettare i tempi della relazione. Trump, per ora, non replica sul tema e si limita a parole di apprezzamento verso Xi e la Cina. Nel discorso introduttivo Xi usa poi il concetto di bianluan: bian indica il mutamento dei rapporti di forza, luan l’instabilità che ne deriva se il processo non è guidato. Per Pechino, la stabilità non è più un dato acquisito ma un obiettivo da negoziare. Il richiamo alla “trappola di Tucidide” completa il quadro: la Cina si presenta come forza capace di dare una direzione razionale al caos della transizione globale.
 
Altre sull'argomento
Il bilancio fallimentare dell'operazione Epic fury
Il bilancio fallimentare dell'operazione Epic fury
Mentre Israele accentua l'offensiva il Libano
Meloni, invece di tirare a campare…
Meloni, invece di tirare a campare…
…potrebbe puntare su semplificazioni ed Europa
La vertigine illiberale degli Usa
La vertigine illiberale degli Usa
Che sembra ormai una Repubblica delle banane
Il “risveglio” della Cina
Il “risveglio” della Cina
Ma quanto potrà durare lo sviluppo economico senza liberta' civili?
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.