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Pace lontana, equilibri cambiati, Italia spiazzata

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 17/04/2026

Pace lontana, equilibri cambiati, Italia spiazzata Pace lontana, equilibri cambiati, Italia spiazzata Francesco Strazzari, il Manifesto
“Doppio strangolamento e doppio cessate il fuoco: l’Iran blocca Hormuz, gli Usa bloccano i porti iraniani, mentre davanti abbiamo pochi giorni di fragile tregua in Iran e ora in Libano – osserva Francesco Strazzari sul Manifesto -. Dopo che i negoziati di Islamabad sono naufragati, gli Usa scommettono su un blocco che soffochi l’economia iraniana abbastanza rapidamente. Il fronte libanese complica ulteriormente l’architettura negoziale, ma in questo momento segna una schiusura. Le agende restano però distanti: Israele chiede il disarmo di Hezbollah e una zona cuscinetto fino al Litani; il Libano chiede il ritiro israeliano e il rispetto della sovranità territoriale. Il grande assente è Hezbollah stesso, che però potrebbe sospendere le azioni. Sul fronte della mediazione, il Pakistan non si è ritirato: si prodiga per un secondo round di colloqui a Islamabad. La formula che si ripropone è: Pakistan come canale formale, Qatar come facilitatore finanziario. Trump cerca dunque una via d’uscita puntando al deal entro fine aprile. Resta la possibilità di incidenti: la minaccia iraniana di mobilitare gli Houthi chiuderebbe la rotta del Mar Rosso e trasformerebbe uno stallo regionale in uno shock globale. La postura cinese è quella di una potenza che sostiene Teheran con Intel, tecnologia e legittimazione diplomatica. Usa il Pakistan come schermo procedurale per la mediazione. Il blocco navale americano, tuttavia, comprime le raffinerie indipendenti dello Shandong e alza i costi energetici. Sul fronte europeo, il riallineamento non è uniforme. L’Ue resta frammentata, ma emergono spinte verso la diversificazione dei partner. In questo scenario si inserisce il caso Meloni, con un posizionamento atlantista ma la necessità di recuperare margine di manovra”.
 
Luca Roberto, il Foglio
Scrive Luca Roberto sul Foglio - “Son stati lì fino a tarda sera a votare emendamento per emendamento, aspettando gli ultimi dubbi su alcuni articoli. Il via libera del Senato al dl sicurezza arriverà questa mattina. Ma i ritardi e il fatto che il testo arriverà alla Camera blindato, con la fiducia in vista del voto del 21 aprile, raccontano il clima di tensione nella maggioranza. A un certo punto a Palazzo Madama c’è stata anche qualche incomprensione tra senatori leghisti e quelli di Fratelli d’Italia. Tra le novità previste dal dl il rafforzamento delle zone rosse, un inasprimento delle pene per gli scippi e i furti in casa, il sequestro preventivo dei contenuti online e l’oscuramento dei profili social. Viene anche meglio circostanziato l’uso dei coltelli, con estensione del divieto sui mezzi pubblici. Ci sono sanzioni con arresto per i parcheggiatori abusivi ed estensioni di tutele per il personale della scuola e del trasporto pubblico. Dal Carroccio festeggiano soprattutto una norma che elimina lo spaccio di “lieve entità”, mentre le opposizioni denunciano effetti sul sovraffollamento delle carceri. I ritardi dovuti ad approfondimenti di bilancio non sono una novità. Quando il decreto era stato licenziato dal governo a febbraio, si era dovuta aspettare la bollinatura della Ragioneria, dopo rilievi anche del Quirinale. Nel frattempo si è aperto un nuovo fronte: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha scritto al presidente della Toscana Eugenio Giani annunciando la volontà di aprire un Cpr ad Aulla. “Per me è un oltraggio”, ha risposto Giani. I Cpr dovrebbero incrementare i rimpatri, ancora inferiori rispetto ai governi precedenti. Prevista l’apertura anche in Emilia-Romagna e la riapertura di quello di Torino, ma senza sviluppi concreti. Si aggiungono le critiche sui centri in Albania, che ospiterebbero soprattutto persone già destinatarie di espulsione. La stessa premier ha detto che sulla sicurezza “si aspetta molto di più”.
 
Mario Sechi, Libero
“Invocare la pace è un nobile programma, poi c’è la realtà – commenta Mario Sechi su Libero -  Eserciti buoni e cattivi, minacce globali e locali, terroristi, l’eterna lotta tra il bene e il male. Sono due campi opposti, il racconto che i pacifisti omettono: cosa è l’Iran teocratico-nucleare con uranio arricchito sufficiente a diverse bombe? Il cessate il fuoco tra Libano e Israele annunciato da Donald Trump è arrivato grazie all’impegno degli Stati Uniti. Hezbollah, braccio armato dell’Iran in Libano, ha ricostruito il suo arsenale di missili sotto gli occhi della missione Onu (Unifil), che doveva impedirlo. L’America ha cercato il negoziato e ha convinto Israele a provarci. Giorgia Meloni sostiene questo percorso. E torniamo a Teheran e all’Ucraina. Cosa si fa con un esercito che vuole la bomba atomica, sostenuto da Russia e Cina, con accesso a tecnologia sensibile? Per alimentare la speranza serve la forza di un altro esercito. Vale per l’Iran e per l’Ucraina, dove l’Europa non ha una exit strategy dalla trincea di Kiev. Siamo di fronte a un cambio di paradigma della guerra. Gli studi sull’intelligenza artificiale applicata ai conflitti mostrano scenari inquietanti: nessun modello va in de-escalation. Se l’Iran accedesse a queste tecnologie, combinandole con capacità nucleari, si aprirebbero possibilità nuove e rischiose. L’intelligenza artificiale cambia i destini della guerra e della pace. Ucraina, Iran, Libano e Gaza sono una scacchiera del futuro. I mercati sembrano crederci: l’S&P 500 segna record e il petrolio resta sotto i picchi attesi. Gli investitori guardano ai fatti e alle possibilità concrete di tregua”.
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