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Altro parere

Contro l'Iran non bastano le preghiere

Redazione InPiù 14/04/2026

Altro parere Altro parere Mario Sechi, Libero
Su Libero Mario Sechi commenta l’attacco di Trump a Papa Leone. E ricorda come il primo rappresenti il potere politico, il secondo l’autorità morale. “La loro disputa - scrive Sechi - è una questione strategica, riguarda la guerra su cui il Papa può esprimersi come vuole, ma nel momento in cui lo fa (entrando nel dominio di Cesare), si espone alla replica. Quella di Trump è sgraziata e infelice, ma non per questo cancella il tema centrale: il Presidente degli Stati Uniti sulla guerra pone un dilemma strategico al quale il Pontefice non ha risposto: cosa si fa con l’Iran che ribadisce di voler continuare il suo programma nucleare? Non è una questione teologica, almeno non per chi ha sulla testa la minaccia dei missili iraniani. Nell’ultimo scorcio del Novecento, l’alleanza tra Ronald Reagan, Margaret Thatcher e Giovanni Paolo II contro l’Unione Sovietica fu fondamentale per battere l’Urss e aprire una lunga stagione di espansione della democrazia e del capitalismo, gli elementi della libertà, compresa quella religiosa. Nell’era nucleare, deterrenza e riarmo sono strumenti per evitare conflitti. Il Papa che parla di pace non è un problema, ma qual è il suo magistero sulla minaccia nucleare iraniana? E a questo punto, se non esiste la “guerra giusta”, come si difende l’Occidente costruito su Cesare e Dio? Nella drammatica sfida contro l’Armata Rossa vi fu un monsignore che definì il sottomarino nucleare Trident «l’Auschwitz del nostro tempo» (lo ricorda Giancarlo Zizola nel libro “La spada spezzata”), ma l’azione di Reagan fu “assistita” da Karol Wojtyla, creando un’alleanza di fatto tra potere temporale e spirituale contro un nemico comune, l’Unione Sovietica. La storia del XX secolo suggerisce che la contrapposizione netta è fuorviante. Il problema non è se il Papa possa parlare, ma che le sue parole devono confrontarsi con la realtà strategica di un avversario (l’Iran) che non rinuncia alla bomba atomica, ponendo una questione concreta di “guerra giusta” a cui la sola condanna morale non fornisce risposta. Con grande rispetto, non basterà pregare”.
 
Roberto Napoletano, Il Mattino
Anche Roberto Napoletano, sul Mattino, si occupa dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano. E “quando il teatro di guerra aggiunge alle armi perfino la religione a tutto campo - afferma - c’è una sola priorità: fermarsi. Perché altrimenti la guerra mondiale a pezzi diventa una guerra mondiale totale. Siamo di fronte alla possibilità del disastro globale, dove alle tensioni militari, politiche, economiche, si sta aggiungendo la dimensione religiosa. A questo punto il rischio è che si disgreghi l'umanità. Se ne smarrisca il collante civile, laico, religioso. L’offesa di chi ha la responsabilità di governo degli Stati Uniti, Donald Trump, a Papa Leone XIV che si esprime nell'esercizio del suo magistero contro la violenza della guerra e a favore della pace, tocca una vetta di criticità che impone una riflessione comune per capire dove si vuole andare e che mondo si vuole lasciare alle generazioni future. Si impone l’urgenza di porre in essere tutti gli atti di cui la “politica buona” ancora dispone per avviare una de-escalation che disinneschi questa mina che supera tutte le altre. L’offesa di Trump a Papa Leone è inaccettabile da ogni punto di vista e alimenta interrogativi, se possibile ancora più potenti, di quelli che hanno riguardato l'inizio di una guerra in Iran senza sapere perché e le molteplici fratture inferte a un’idea di Occidente bandiera delle democrazie liberali di cui abbiamo già parlato. Come sono possibili queste parole così dissacranti da parte di un politico che ha sempre posto la religione in posizione di preminenza? Allora, ci si chiede, che cosa gli succede? La maggioranza dei cattolici americani ha votato per Trump, come può accadere che lo stesso Trump arrivi ad attaccare il Papa provando addirittura a ridicolizzarlo? Che cosa ha impedito di pensarci un attimo prima di farlo? In questo caso, non sono possibili neppure una delle tante ragioni, vere o presunte, di volta in volta accampate su altre bizzarrie trumpiane: interessi comunicativi, finanziari, elettorali o più semplicemente a favore di sondaggi. Qui si è infranto un codice comportamentale di portata storica. Si è cercato di denigrare la religione ancora prima del Papa”.
 
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