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Altro parere

Con Meloni c'è solo Elkann

Redazione InPiù 10/04/2026

Altro parere Altro parere Marco Palombi, il Fatto Quotidiano
“La saggezza antica – scrive Marco Palombi sul Fatto Quotidiano - ci ricorda che solo una divinità può salvarci dagli amici. Forse lo pensa anche Giorgia Meloni ogni volta che qualcuno le nomina Donald Trump, che poi in realtà è più un sior paròn dale bele braghe bianche che un amico, ma vabbè. È in gran parte al puzzone arancione d’Oltreoceano che la premier deve le sue difficoltà odierne, in particolare quelle economiche, che rischiano di trasformare il suo ultimo anno di legislatura in una sequela di vorrei ma non posso, scatti di nervi e lento declino: quest’ultimo, peraltro, è la traiettoria che il sistema Italia ha già ripreso da tempo dopo il rimbalzo post-Covid, mentre le bombe e le erratiche sparate dell’amico Donald possono diventare lo strapiombo in cui si sfracella la destra di governo. Giancarlo Giorgetti, però, è ottimista: “In passato spesso le pessimistiche previsioni sulla crescita italiana sono state superate dai dati”. E siccome la vita è strana, se l’amico arancione è una zavorra, da questo punto di vista l’ex nemico globalista, esportatore di capitali, aziende e posti di lavoro può diventare il miglior amico di Meloni. Come chi? John Elkann. Dopo lo sprofondo del 2025, da tre mesi il mercato dell’auto in Italia (e in Europa) sta tirando: +9,2% nel trimestre e Stellantis che fa pure meglio della media. La cosa, ovviamente, si riflette nelle fabbriche: dall’ex Fiat – dice un report di Fim Cisl – escono più auto (+22%) e più veicoli (+9,5%), l’orizzonte è mezzo milione di pezzi prodotti nell’anno, oltre centomila in più del 2025. Può sembrare poco, ma l’automotive in Italia – cioè di fatto Stellantis – vale il 4-5% del Pil e il 6-7% degli occupati: aumentare investimenti, produzione e vendite significa crescita, meno cassa integrazione, anche nell’indotto, e più stipendi e consumi. Magari non ci si fa festa, ma può dare a Meloni quei decimali che le evitano la crescita zero o la recessione. Certo, resta il problema dell’amico Donald: se quello continua a far salire bollette e carburanti quanta gente vorrà comprarsi una macchina col “vecchio” motore, cioè quelle che fa Elkann? E per questo “dagli amici mi guardi Iddio”, penserà Giorgia, ancorché una potrebbe pure scegliersi amici migliori...”
 
Tommaso Cerno, il Giornale
“Qui scappano tutti - commenta Tommaso Cerno sul Giornale -. Non scappa Giorgia Meloni. Non scappa dal No che ha vinto il referendum. Non scappa dalla guerra che la vede protagonista in Europa. E non scappa dal difficile alleato Trump. Chi scappa, invece, è la sinistra, capace di attaccare sempre, in virtù di quel vizietto che è costato la sconfitta perenne al Pd dal 2007, anno veltronianus. L’idea cioè che le elezioni vere non contino. E che il consenso conti quando comoda e come piace. Lo ha fatto perfino Matteo Renzi, illudendosi che le elezioni europee che gli avevano portato il 40% fossero il viatico a Palazzo Chigi. Per poi dimettersi dopo un referendum. Sempre lontano dalle urne politiche. E ci ricasca Elly Schlein, la prima che ha vinto le primarie non truccate del Partito Democratico e che, proprio in virtù di questo, avrebbe dovuto capire che il referendum non sono le urne che decidono se lei sarà o non sarà la leader della sinistra. Scappa Giuseppe Conte, dalla commissione Covid e, in senso più lato, dalle responsabilità dei governi che invece lui guidò, quando, di fronte al Paese, chiede di tornare ad essere il leader della sinistra. Scappa Ilaria Salis. Prima dal processo in Ungheria grazie all’immunità. E ora dalle regole di quell’Europarlamento che l’ha salvata. Scappa da una domanda molto semplice: chi è davvero il suo portaborse Ivan Bonnin? Perché se fosse il suo partner non potrebbe lavorare con lei. E se, come ripete dopo lo scoop de il Giornale, non lo è, allora quanto le costa spiegarci perché ha cambiato residenza proprio il giorno in cui è stata pubblicata la notizia?”
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