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Nessuno tocchi Giuseppa
Redazione InPiù 12/03/2026
Scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano - “Giù le mani da Giuseppa Lara Bartolozzi in arte “Giusi”, già avvocata, giudice a Gela, a Palermo e a Roma, poi folgorata sulla via di Arcore e deputata di FI, poi vicecapo gabinetto, infine capo al ministero della Giustizia con Nordio in quota FdI, indagata per false dichiarazioni al pm sul caso Almasri. Qualcuno vorrebbe farla dimettere, ma non scherziamo: sta bene dov’è. Proprio come Nordio, sempre sia lodato. Avercene di esponenti del governo che dicono ciò che pensano tutti gli altri. In ogni legge c’è sempre un “non detto” sui veri moventi di chi la propone: sulla schiforma della magistratura invece, grazie a Giusi, Carletto Mezzolitro&C., è tutto detto: il Sì serve a trasformare i pm in “avvocati dell’accusa” (Nordio); a “togliere ai pm la direzione della polizia giudiziaria”(Tajani); a impedire che vengano indagati ministri che commettono reati, oggi di destra e domani di sinistra (Nordio); a “lasciar governare il governo” contro le leggi e la Costituzione (Meloni); a “togliere di mezzo la magistratura che è un plotone di esecuzione” (Bartolozzi). Eccettuati, si capisce, i magistrati già tolti di mezzo dai plotoni di esecuzione del terrorismo rosso e nero, della mafia e della ’ndrangheta: quelli purtroppo non si possono ammazzare due volte. Però si può allungare la lista insultando e isolando quelli rimasti inopinatamente vivi, tipo Gratteri e Di Matteo ancora in servizio, o Scarpinato e Cafiero De Raho già in pensione, affinché chi di dovere provveda al più presto, come già per Falcone e Borsellino, insultati e isolati finché Cosa Nostra li tolse di mezzo. In questo senso, le calunnie delle fogne a mezzo stampa e tv contro i quattro reprobi, gli alti lai se si difendono annunciando querela a chi inventa falsità su di loro e soprattutto l’appello di Giusi proprio in una tv di Catania potrebbero rivelarsi piuttosto ef- ficaci affinché chi ha orecchi per intendere intenda. Ma ci sono altri tre ottimi motivi per lasciare Giuseppa lì dov’è. 1) Se si dimettesse, tornerebbe a fare il magistrato, cosa di cui francamente non si avverte l’esigenza; 2) Siccome la Meloni entrò in politica a 15 anni per lo choc dell’assassinio di Borsellino, giudice e poi pm di destra, nel cui culto sono cresciute due generazioni di giovani ex missini in An e poi in FdI, è possibile che apra un braccio di ferro con la zarina; 3) Se vince il Sì e tolgono di mezzo la magistratura, essendo Giusi una magistrata, tolgono di mezzo anche lei. Comunque vada, sarà un successo”.
Tommaso Cerno, il Giornale
“Per noi boomer c’era la Smemoranda, il diario della gauche che trovava di moda non ricordare le cose – commenta Tommaso Cerno sul Giornale -. Una moda trasformata nell’era di Elly Schlein in ipocrita strategia politica. Del referendum nemmeno parla, ogni volta che un giudice cantore del No parla in televisione compare qualcuno che, carte alla mano, gli ricorda che poco tempo fa stavano tutti schierati per la separazione delle carriere, che oggi contestano solo perché non gli piace che la riforma della giustizia la firmi la stessa maggioranza di centrodestra che ha portato una donna a palazzo Chigi. Ma almeno sulle armi, sulle guerre e sulle basi americane concesse durante i governi dem, beh, forse un po’ di memoria se la dovrebbero far tornare. Non serve scomodare il buon vecchio Massimo D’Alema che nel 1999 autorizzò l’uso della base di Aviano in Friuli per i bombardamenti americani durante la guerra del Kosovo. Il copione si ripeté con Barack Obama e l’intervento in Libia del 2011 Odyssey Dawn. Anche in questo caso le basi italiane furono decisive per le missioni aeree. E ancora, dal 2014, nelle guerre contro l’Isis, sempre di Obama, l’Italia autorizzò missioni armate dalle proprie basi, con droni, intelligence e supporto logistico garantito dalle infrastrutture sul nostro territorio. Ci potreste obiettare che gli smemorati siamo noi perché la sinistra italiana obbedisce solo ai dem d’Oltreoceano. E, quindi, oggi sente come dovere accusare Trump di ogni male e negargli il supporto atlantico. Altra balla. Sotto Paolo Gentiloni l’Italia ha fornito supporto attivo agli Usa contro l’Isis, concedendo la base di Sigonella per missioni armate. Allora il presidente degli Stati Uniti si chiamava Donald Trump. Non era un omonimo. Solo che Giorgia Meloni non era ancora l’unica ossessione della sinistra de noantri”.
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