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L'assicurazione per il governo
Redazione InPiù 13/01/2026
“Bentornati ragazzi nell’Italia che non si fa mancare niente”, scrive Tommaso Cerno sul Giornale commentando la liberazione ieri in Venezuela del cooperante Alberto Trentini di Mario Burlò. “Quella della sinistra - prosegue Cerno - che, nel giorno della liberazione dal carcere di Trentini e Burlò, dopo averci fatto una testa tanta perché ‘il governo che fa?’ e ‘la Meloni perché non dice nulla?’, si fa trovare in piazza non ad applaudire, ma a difendere il loro aguzzino, il dittatore Nicolàs Maduro sotto processo a New York, perché - se Dio vuole - esistono ancora l’America e un Occidente che non si cala le braghe appena vede un islamista, un clandestino o un nullafacente di qualche centro sociale. Perfino i pochi big progressisti come Giuseppe Conte che, con un briciolo di pudore, si sono ricordati di ringraziare chi in questo Paese - piaccia o no - si muove come fa un governo eletto e riporta a casa questa gente, non pronuncia il nome di Giorgia Meloni. E nemmeno di Antonio Tajani, il quale, negli ultimi giorni, ha reso onore alla nostra migliore tradizione diplomatica, prima a Crans-Montana e poi a Caracas, nella delicata trattativa con il governo Rodríguez per evitare che il caso Trentini - sollevato proprio dalla sinistra perfino nei giorni della liberazione di Cecilia Sala, pur di dire che non funziona mai nulla - si gonfiasse al punto da diventare elemento di trattativa internazionale fra Occidente e Sudamerica. E che sulla testa del nostro cooperante si abbassasse la spada del ricatto. D’altra parte cosa aspettarsi da una sinistra in piazza con Hamas, che chiede la censura dei libri sgraditi, vuole tappare la bocca a chi non le obbedisce in Rai e poi - nel giorno della data del referendum sulla giustizia - si spacca: sì contro no. Una sinistra vittima perenne di quella sindrome da primarie che la immobilizza da 19 anni, unita solo dall’ossessione anti-Meloni. La miglior garanzia per il governo”.
Paolo Pombeni, Il Messaggero
Anche Paolo Pombeni, sul Messaggero, commenta la scarcerazione di Trentini e Burlò in Venezuela, osservando come sia giunto il momento di fare qualche ragionamento sulle azioni che hanno portato a questo soddisfacente risultato. “Già circolano le ricostruzioni, più o meno accurate, delle lunghe trattative che hanno portato a raggiungere l’obiettivo, e tutte, con maggiore o minore convinzione, sottolineano la complessità di operazioni del genere. In premessa, converrebbe ricordare che il nostro apparato diplomatico, con il supporto dei servizi di intelligence, ha una tradizione in questo campo, che purtroppo è sempre oggetto di nuovi casi. I due casi recenti, entrambi gestiti dall’attuale governo in carica, sono quelli della giornalista Cecilia Sala, arrestata dal governo iraniano nel dicembre 2024, e quelli ora conclusi dei prigionieri del governo venezuelano di Maduro. In entrambi i casi questi governi avevano obiettivi politici chiari ed è con essi che il nostro ‘sistema Italia’ ha dovuto fare i conti. L’attività del governo italiano nella attuale congiuntura della politica estera, dunque, paga. Naturalmente è anche perché abbiamo uno strumentario tecnico di cui dovremmo riconoscere la qualità, il ministero degli Esteri e il servizio diplomatico, le strutture dei nostri servizi di intelligence ed anche, perché tacerlo, un buon rapporto con le capacità d’intervento del Vaticano, che non avrà le ‘divisioni armate’ di cui chiedeva Stalin, ma che mantiene, anzi incrementa una rete di relazioni e mediazioni che offrono servizi preziosi (non è un caso se ieri Leone XIV ha ricevuto in visita privata Corina Machado…). Naturalmente come la classica rondine solitaria non fa primavera, così il brillante risultato della liberazione dei detenuti italiani innocenti vittime delle politiche dissennate di un dittatore, non chiude nessun capitolo della nostra presenza sulla scena internazionale. Ma rafforza un posizionamento dell’Italia che ci servirà nel futuro, quale che sia”.
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