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La verità gli fa male
Redazione InPiù 08/01/2026
“Vorreste giudici che dipendono dalla politica?”. Questo cartellone del Comitato del No alla stazione di Milano ha mandato ai matti i trombettieri del Sì – commenta Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano -. Il molto “liberale” avvocato Renato Della Valle chiede l’intervento della forza pubblica perché il manifesto è “un reato: diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico”. Chi lo legge passa subito alla lotta armata. Se le bugie nelle campagne referendarie fossero reato, Renzi, Boschi &C. che nel 2016 garantivano cure migliori contro cancro, diabete ed epatite C sarebbero all’ergastolo. Ma il cartello dice la verità e la verità fa male. Di Pietro, curiosamente convertito al Sì, strilla: “Truccano le carte”. Ma han solo copiato quello che ha sempre detto lui: “La separazione delle carriere è il primo passo per trasferire il pm sotto controllo dell’esecutivo” (4.2.2000). Per vietare i passaggi da pm a giudice e viceversa, bastava una legge ordinaria. Idem per infilare un elemento di casualità anti-correnti nelle elezioni del Csm: copiando la legge Bonafede del 2019 sul sorteggio indiretto. Invece i ricostituenti cambiano 7 articoli della Costituzione per separare i pm dai giudici, trasformarli in superpoliziotti che accusano anziché cercare la verità e poi metterli agli ordini del governo o della maggioranza. E per farlo non servirà ricambiare la Costituzione, ma basterà una legge ordinaria, pescata a caso fra le proposte giacenti in Parlamento: per vietare al pm di acquisire le notizie di reato di sua iniziativa; per levargli la direzione della polizia giudiziaria; e soprattutto per far dettare ogni anno dal Parlamento alle Procure l’agenda dei reati da perseguire e da ignorare. Quest’ultima è una pistola già carica in mano al governo: è nella legge delega Cartabia-Draghi sui “criteri generali indicati con legge dal Parlamento” ai pm, che dal 2022 attende il decreto attuativo. Nordio l’ha tenuta nel cassetto per non gettare la maschera anzitempo e fregarci meglio al referendum. Mi stupisce che una persona intelligente come Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro quando andassero al governo”. Quindi lorsignori, per non sentirsi dire che i pm finiranno sotto il governo, hanno due strade: o tappano la bocca a Nordio, o gli levano lo spritz”.
Tommaso Cerno, il Giornale
Scrive Tommaso Cerno sul Giornale - “Siamo nell’Italia dove si fa prima a trovare uno spione che un idraulico. Dove si fa prima a recuperare un dossier, stracolmo di informazioni riservate, intercettazioni, perquisizioni, conti bancari, debiti e adulteri, che a sturare un lavandino che perde. E per capire chi ne fa il miglior uso (si fa per dire) basta verificare chi questi dossieraggi li difende. Per esempio, il caso Striano ha tirato in ballo ex magistrati di alto rango come Federico Cafiero De Raho, oggi parlamentare del M5S, che ha ingaggiato battaglie politiche e legali contro chiunque abbia raccontato ciò che avveniva alla Direzione nazionale Antimafia quando a guidarla era proprio lui. Il quale oggi siede invece nella commissione parlamentare che dovrebbe indagare su quei fatti. Delle sue dimissioni nemmeno si parla, soprattutto nell’Italia delle poltrone a vita. Anzi, la colpa è dei giornali come il nostro, che hanno l’impudenza di sollevare il caso e qualche dubbio. Ora è la volta di Report. Anzi, del consulente del programma di inchiesta di Raitre condotto da Sigfrido Ranucci. Al Giornale è bastato pubblicare uno scoop sui database di milioni di file ad uso del commercialista Bellavia per trovarsi sotto tiro da parte (anche stavolta...) dei Cinque stelle, che fra una piazza pro Pal e un super bonus ci vogliono spiegare che la stampa può esprimersi solo se la pensa come loro. E alla Rai può parlare solo chi difende loro e i loro amici. Perché, signori, l’ultima novità antifa di questa sinistra filo Hamas e nostalgica di Maduro è che le inchieste sono inchieste solo quando a farle sono loro.
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