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L'inchiesta su Inps sembra un concerto già suonato.
Redazione InPiù 02/12/2025
Si interroga Maurizio Belpietro sulla Verità – “Ma davvero qualcuno immaginava che il gruppo Caltagirone, fondato da Del Vecchio e oggi guidato da Milleri, uniti al Monte dei Paschi di Lovaglio, non si fossero mossi di concerto per conquistare Mediobanca? Spiare messaggi privati è divertente, con giudizi tranchant, ma quello che abbiamo letto non è sconvolgente: si sapeva, come ha ammesso de Bortoli, e chi non lo sapeva lo poteva immaginare. La battaglia intorno a Mediobanca è iniziata quando Del Vecchio si vide rifiutare da Nagel l’offerta di 500 milioni per Ieo e Monzino, destinati a creare un polo sanitario d’eccellenza. Lo sgarbo segnò la sua fine al vertice di piazzetta Cuccia. Così iniziò a comprare azioni, arrivando vicino al 20%. La Bce lo fermò, sostenendo che un industriale non poteva scalare una banca. Intanto Caltagirone puntava al Leone di Trieste, da sempre in qualche modo controllato da Mediobanca. Ma anche qui c’era Nagel, che non voleva influenze esterne, pur con due grandi azionisti come Del Vecchio e Caltagirone. Sintonia naturale: obiettivo comune, contare di più in banca e nelle assicurazioni. Per superare il vincolo della Bce servivano competenze bancarie: ecco Mps, banca pubblica da privatizzare dopo un salvataggio complicato. Da preda si trasformò in cacciatore: quando mise nel mirino Mediobanca, pochi ci fecero caso. E invece, poche settimane fa, l’86% degli azionisti ha aderito all’offerta di Lovaglio sostenuta da Caltagirone e Milleri. Ora si parla di “concerto” tra i tre. Ovviamente sì: era evidente che il gruppo romano, Del Vecchio e Mps si muovessero insieme. La scalata è stata fatta per interposta banca? Sì. E allora? Almeno qui non si sono sprecati soldi pubblici: i capitali sono degli imprenditori che hanno creduto nel progetto. Resta da chiedersi perché Nagel rifiutò un regalo da 500 milioni, poi donati al Bambin Gesù. Intanto anche l’ex ad di Mediobanca ha venduto alcune azioni proprie a Mps, confidando in un affare milionario.
Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano
Scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – “Bene ha fatto Mattarella a esprimere “vicinanza e solidarietà” al capo della comunità ebraica romana, Victor Fadlun, per i muri della sinagoga di Monteverde imbrattati con insulti antisemiti. Meglio avrebbe fatto due mesi fa a chiamare anche gli studenti e i docenti del liceo artistico Caravillani lì vicino, menati e insultati il 2 ottobre da una ventina di picchiatori usciti dallo stesso tempio ebraico mentre erano riuniti in cortile per discutere dello sterminio a Gaza e intonare il coro “Free Palestine”. Una spedizione punitiva, con polizia e ambulanze, raccontata da Selvaggia Lucarelli sul Fatto e da pochissimi altri. Il guaio è che sempre più spesso Mattarella tace quando dovrebbe parlare e viceversa. Ieri l’ammiraglio Cavo Dragone, presidente del Comitato militare Nato, ha fatto un lieto annuncio al Financial Times: mentre Trump si sbatte per chiudere la guerra in Ucraina prima che diventi mondiale e l’Ue continua sabotarlo con piani di guerra e annunci sugli asset russi, il nostro eroe vuole una Nato “più aggressiva e proattiva” e non esclude un “attacco ibrido preventivo” contro la Russia, che ovviamente sarebbe un’azione difensiva. Anche se resta ancora da capire “chi lo farà”. Le implicazioni strategiche di queste frasi sciagurate le analizza Mini a pag. 3, mentre per l’aggettivo alla vaselina “proattivo” non basterebbe neppure Totò. Ma poiché l’articolo 11 della Costituzione che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” non è stato abolito, abbiamo atteso per tutto il giorno un severo monito di Mattarella: “Non in nostro nome, perché noi non possiamo sferrare attacchi preventivi contro chicchessia”. E magari una richiesta di spiegazioni sulla seguente frase del proattivo ammiraglio: “Dall’inizio di Baltic Sentry, non è successo nulla. Quindi significa che questa deterrenza sta funzionando”. Ma, se “non è successo nulla”, come si spiegano mesi e mesi di allarmi Nato e Ue su attacchi ibridi russi nel Nord Europa a botte di droni e palloni aerostatici, peraltro curiosamente mai abbattuti? Erano tutte balle ibride? O i droni e i palloni ce li lanciamo da soli con la vecchia tecnica del false flag, già sperimentata con successo sui gasdotti Nord Stream? E, se dal 14 gennaio “non è successo niente”, che gli salta in mente di scagliare un’ibridissima bomba sui negoziati evocando attacchi preventivi alla Russia? A una cert’ora, nelle migliori caserme, il trombettiere suona una splendida musica: il silenzio”.
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