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Il pantano della Guerra in Ucraina e la crisi Ue
Redazione InPiù 01/12/2025
Massimo De Carolis sul Manifesto analizza il pantano della guerra in Ucraina e la crisi Ue: “Nel febbraio del 2023, a un anno dall’inizio dell’invasione russa, una visita ufficiale di Joe Biden a Kiev sancì il pieno sostegno dell’Occidente a un’Ucraina che stava dimostrando sul campo un’impressionante capacità di resistenza militare. Da quel momento – scrive l’editorialista - apparve chiaro qual era il pericolo maggiore. Non l’eventualità, ormai remota, che gli invasori conquistassero l’intero paese o dilagassero persino oltre frontiera. La vera minaccia era che lo stallo militare si tramutasse in una guerra senza fine, alimentata non dall’obiettivo di una vittoria schiacciante dell'uno o dell'altro ma da una rete di forze esterne e interne avvantaggiate dal protrarsi della guerra e interessate a farla evolvere in una specie di normalità duratura. Forze del genere esistono in ogni conflitto, a cominciare dall’immancabile complesso militar-industriale. Perché una guerra si dilati all’infinito occorrono perciò almeno due condizioni aggiuntive. Che al governo sia insediato un gruppo dominante di scarsa legittimità, portato a sfruttare l’emergenza bellica per disciplinare la popolazione ed eliminare i nemici interni. E che sussista un terzo interessato: una potenza esterna avvantaggiata dal conflitto e in grado di imporre il proprio interesse anche a scapito dei belligeranti. Se oggi le speranze di un accordo di pace sono più consistenti di qualche anno fa è perché entrambe le condizioni appaiono tendenzialmente esaurite. Il vassallaggio europeo alla Nato è ormai un fatto assodato e d’altra parte, almeno in superficie, gli oppositori e i rivali di Putin sono tutti scomparsi o ammutoliti. La dirigenza americana e quella russa hanno entrambe perciò buone ragioni per voler chiudere un conflitto che, a lungo andare, rischierebbe di appannarne l’immagine e penalizzarne gli interessi commerciali. Per un macabro rovesciamento dei ruoli, però, la spinta a pro lungare il regime di guerra potrebbe oggi venire proprio da chi, all’inizio del conflitto, ne subiva le peggiori conseguenze. Dopo i recenti scandali, sembra molto improbabile che Zelensky e i suoi possano conservare il potere dopo un’eventuale cessazione delle ostilità, meno di un successo straordinario al tavolo negoziale. Questo – conclude - potrebbe indurli, se non a boicottare, quanto meno a diluire il processo di pace”.
Mario Sechi, Libero
“Il caso Striano è stato messo sotto il tappeto dalla stampa e le ragioni sono evidenti”. Lo scrive Mario Sechi su Libero “ha svelato l'esistenza – osserva il direttore - di una ‘fabbrica’ di notizie che passavano dalle istituzioni (un ufficio della Direzione nazionale antimafia con accesso alle banche dati riservate dello Stato) ai giornali di sinistra; ha messo in luce che ci sono apparati che lavorano contro il governo Meloni fin dalla sua formazione; ha confermato che una parte della magistratura e dell'alta burocrazia sono ideologicamente ostili al centrodestra; chiama il Parlamento a dare una risposta alla situazione a dir poco imbarazzante in cui si trova l'onorevole Federico Cafiero De Raho che ha almeno tre parti in commedia: ex procuratore nazionale Antimafia (che girava alle procure le segnalazioni di Striano sui finanziamenti della Lega, un gigantesco flop investigativo); parlamentare del Movimento Cinque Stelle e membro della Commissione Antimafia (che indaga sul dossieraggio che avveniva mentre al comando c'era De Raho); ex magistrato che viene convocato dal procuratore di Perugia Raffaele Cantone (che guida l'indagine su Striano) a rispondere ad alcune domande come persona informata dei fatti. È qui – prosegue Sechi - che le tre parti di De Raho vanno in cortocircuito e esplodono, quando ammette candidamente di fronte a Cantone di conoscere già gli atti su cui il procuratore gli fa la domanda, perché li ha letti in Commissione Antimafia. Sa tutto in anticipo. De Raho è in una posizione istituzionale insostenibile, dovrebbe lasciare l'Antimafia. Il suo personaggio da porte girevoli è un problema politico serio per il Parlamento e per la Giustizia, visto che le indagini, gli interrogatori (e attenzione, l'accesso agli atti), le fasi dell'intero processo, devono essere uguali per tutti. E qui abbiamo la prova che così non è”.
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