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Altro parere

Se la fuga dalle urne è anche non voluta

Redazione InPiù 27/11/2025

Altro parere Altro parere Paolo Pombeni, Il Messaggero
Anche Paolo Pombeni sul Messaggero si occupa del crescente astensionismo in Italia, e spiega perché il voto obbligatorio non sarebbe una soluzione al problema, come indicato da qualcuno. “È vero”, scrive Pombeni, “l’evidenza empirica mostra come il tasso di partecipazione al voto nei ventisette paesi in cui vige l’obbligo sia in effetti più elevato di quello nei paesi dove il voto non è obbligatorio. Tuttavia, questa differenza non è enorme (a oggi, è poco più del 7%) e il tasso di astensionismo, in salita ormai da metà degli anni ’60 del secolo scorso, ha raggiunto un livello medio del 30% anche in quei paesi. Complice, probabilmente, la difficoltà di imporre gli obblighi. O il fatto che spesso questi siano solo formali e non sostanziali. C’è anche un’altra questione. L’esperienza cilena, per quanto limitata, mostra che, almeno nell’immediato, l’introduzione dell’obbligo di voto può davvero avere effetti sensibili. Il voto obbligatorio venne infatti reintrodotto in Cile nel 2022: nel 2021, il primo turno delle elezioni presidenziali registrò un tasso di astensionismo superiore al 50%; nel 2025, al contrario, esso è risultato pari solo al 15%. Per contro, i voti non validi (schede bianche o nulle), che erano un misero 1,2% nel 2021, sono schizzati a oltre il 17% nel 2025. In altre parole, obbligare a votare rischia di moltiplicare i voti non validi e quindi di incrementare inutilmente il lavoro ai seggi. La costrizione aumenta anche il rischio di un voto casuale, dato senza alcuna motivazione e solo perché si è obbligati a farlo: l’esatto contrario della democrazia. Il diritto di voto si accompagna naturalmente alla libertà di non esercitarlo. La priorità, al contrario, dovrebbe essere quella di dare la possibilità di votare a chi vorrebbe farlo ma non può: cinque milioni di cittadini secondo un Libro bianco redatto dal governo Draghi nel 2022. Qualche passo in avanti, bisogna riconoscerlo, è stato fatto. Ma prima di combattere l’astensione volontaria, bisogna eliminare del tutto quella involontaria”.
 
Francesco Maria Del Vigo, Il Giornale
“La pace non sempre piace. Specialmente quando c’è di mezzo Donald Trump”, commenta sul Giornale Francesco Maria Del Vigo. “Lasciate stare tesi e antitesi, giudizi e pregiudizi, premi Nobel e comportamenti a tratti ignobili. Chiudiamo nei cassetti le sgrammaticature del presidente più impolitico della storia degli Stati Uniti e valutiamo i fatti, ché al tribunale della storia conteranno più quelli che le gaffe. Proviamo a fare un ragionamento pragmatico. Perché, stando a oggi, quel ‘matto’ del presidente americano sembra essere l’unico ad aver aperto quantomeno uno spiraglio di pace sul russo-ucraino. Dopo più di 1.370 giorni di svariate centinaia di migliaia di morti e feriti, per la prima volta si parla di far tacere le armi. Ed è lo stesso ‘matto’ che, non più tardi di un mese fa, ha messo in piedi il tavolo di per la tregua in Medioriente. Siamo lontani dalle otto pacificazioni sciorinate da The Donald con il suo pallottoliere dopato ma, scusate se è poco, sono due traguardi a dir poco clamorosi. Sono tregue ancora sbilenche e mercanteggiate con metodi discutibili? Assolutamente sì, ma crediamo che la strada che porta alla pace possa garantire un salvacondotto per chi non rispetta le regole del galateo diplomatico. Però per qualcuno, queste paci non sono abbastanza paci: non meritano le aperture entusiastiche di siti, giornali e telegiornali, non smuovono le masse. Avete per caso letto le congratulazioni della sinistra (assolutamente anti-bellicista) per il tentativo di tregua proposto da Trump e accettato da Zelensky? Avete intercettato i post di felicitazioni di cantanti engagé, attori e vari? Avete per caso visto il popolo dei pacifisti, che da mesi invade con violenza i centri delle nostre città, intonare peana per i grandi successi dei fiori che saranno infilati nei cannoni? No, non li avete sentiti perché nessuno li ha fatti. La pace, se viene da destra, non piace alla sinistra”.
 
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