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Regionali con lezione: i candidati vanno scelti per tempo
Redazione InPiù 26/11/2025
“Forse vincere in Campania era difficile e in Puglia impossibile – commenta Maurizio Belpietro su La Verità-. Però, nonostante condizioni non favorevoli, il centrodestra ci ha messo del suo. Non giudico i candidati, che conosco poco: Cirielli l’ho incontrato mesi fa, di Lobuono non so neppure la faccia. Probabilmente persone degnissime. Ma il punto non è la qualità, bensì l’indecisione che ha preceduto la loro scelta. Per mesi si è atteso, e solo quando mancavano poche settimane alle liste il centrodestra ha deciso, dopo un tira e molla imbarazzante che coinvolgeva politici, imprenditori e funzionari, senza un programma e senza un’idea di sviluppo. Nel frattempo il centrosinistra aveva già i suoi candidati al lavoro, con una macchina elettorale efficientissima nello stringere accordi e promettere posti. In Puglia, dopo vent’anni di governo della sinistra, forse il risultato sarebbe stato comunque lo stesso. Lobuono non era il più noto e in passato era stato sconfitto da Emiliano; scelto all’ultimo, ha potuto fare il minimo, permettendo a Decaro di vincere facilmente. In Campania si poteva fare di più: l’avversario era un grillino costretto a rinnegare quasi tutto ciò che aveva detto in passato, osteggiato da De Luca e dai capicorrente locali. Ma anche qui si è deciso tardi che il candidato dovesse essere Cirielli. Forse avrebbe potuto erodere più consenso a Fico, ma gli è mancato il tempo. Nelle regionali conta molto la presenza sul territorio. Giani insegna che per raccogliere voti bisogna essere conosciuti: non è mai mancato a un’inaugurazione o a una festa, costruendo un bacino che nemmeno la sua segretaria di partito ha scalfito. Ma per battere il territorio serve un’investitura tempestiva. Il ragionamento post-voto non è inutile: in Campania, rispetto al 2020, la sinistra ha perso 116mila voti e il centrodestra ne ha guadagnati 170mila. E tra poco più di un anno si vota per i sindaci di Roma, Milano, Torino e Napoli. Il centrodestra vuole continuare a regalare queste città alla sinistra o prepararsi davvero a strapparle?
Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano
Scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – “C'è un grosso equivoco nel dibattito pro o contro il piano Trump per chiudere dopo 12 anni la guerra in Ucraina. L’equivoco dei vedovi inconsolabili e piagnucolanti perché la pace è ingiusta, anzi finta, anzi una resa per Kiev, perché Trump è putiniano e Putin non perde nulla e non viene punito, perché i confini sono sacri, è sempre lo stesso da due anni. Cioè da quando Kiev fallì la controffensiva del 2023, conquistando meno territori di quelli che perse, al prezzo di 100 mila fra morti e mutilati. Il generale Usa Milley l’aveva già capito tre anni fa, dopo l’unica offensiva ucraina riuscita nell’autunno 2022: “Non riprenderete Donbass e Crimea, profittate dello stallo per negoziare un compromesso”. Fu ignorato da Rimbambiden, Nato e Ue al seguito. Risultato: la mattanza del 2023 e la lenta ma costante avanzata russa/ritirata ucraina su tutto il fronte, fino al doppio crollo strategico di Kupyansk e Pokrovsk che spiana la strada per il Nord-Est (Kharkiv) e il Centro-Sud (Dnipro, Zhaporizhzhia e Kherson). È il Paradosso di Kiev, ancor più estremo di quello di Tucidide. Orsini, le altre penne del Fatto e pochi altri analisti lo teorizzano dal primo giorno: più l’Ucraina viene “aiutata” dagli “amici”, più territori e uomini perde. Uno normale cambierebbe “aiuti” e “amici”. O magari capirebbe che il miglior amico è quello che lo aiuta a salvare l’80% di territori rimasti, non a perderne altri per inseguire quelli che non riavrà. Trump, anti-ideologico e spregiudicato, è l’unico leader ad aver accettato il principio di realtà, al posto delle fiabe che gli altri continuano a raccontarsi. La realtà è questa: la Russia ha vinto la guerra e l’Occidente l’ha persa. E l’equivoco è questo: la Russia non ha vinto perché Trump tresca con Putin, o perché non inviamo abbastanza armi, o perché c’è la guerra ibrida. Ma perché la Russia è più forte dell’Ucraina, condannata a morte dalla Nato in una guerra per procura a suon di armi e miliardi, ma senza soldati. Di qui deve partire il negoziato per avere qualche chance: dal verdetto del campo, che nessuna arma segreta o tatuaggio può ribaltare. E gli sconfitti non possono dettare le condizioni ai vincitori (semmai il contrario): solo fornire ai russi una buona ragione per fermarsi anziché avanzare ancora, con una proposta che non possano rifiutare. Non sarà etico, non sarà estetico, ma è l’unica strada, anche perché l’alternativa è molto peggiore. La scelta, per Zelensky e i suoi reggicoda europei, non è “fra la dignità e l’alleato americano”. Ma fra una sconfitta oggi e una disfatta domani”.
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