-
Calenda: "L'Alleanza Atlantica è rotta e Putin ha fretta di attaccare" -
Altro parere -
Ecco come ci vedono gli altri -
Altro parere -
La tempesta d'Europa -
Altro parere -
L'Europa tra paure e paralisi -
Altro parere -
Il futuro di Putin -
Altro parere -
Uno scudo per Kiev -
Augusto Barbera: «Separazione delle carriere, ecco perché sono a favore. ... -
Lo storico Niall Ferguson: «Sul piano di pace per l'Ucraina Trump si sta ... -
Altro parere -
L'Italia tra senso civico e declino
Altro parere
Salta che ti passa
Redazione InPiù 24/11/2025
“Ogni schieramento mantiene le posizioni. Con una novità e una sorpresa: il centrosinistra in Campania vince con un candidato 5Stelle, Fico, dopo il lungo regno del pidino sui generis De Luca; e il centrodestra in Veneto vince col salviniano Stefani dopo il lungo regno del leghista sui generis Zaia, ma la Lega data in caduta libera doppia FdI (che va malissimo anche in Campania)”. Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano commenta l’esito del voto regionale e sottolinea che “trarre da questo quadro una ‘lezione nazionale’ sul governo Meloni e i suoi oppositori è arduo, ma soprattutto inutile. I distacchi sono così abissali, anche nell’unica regione – la Campania – che i Melones ritenevano contendibile, da rendere ancor più ridicolo del solito l’agitarsi delle mosche cocchiere centriste per accreditarsi come decisive. Gli elettori (quei pochi che continuano a esserlo) cambiano testa a seconda che sia in ballo il Comune, la Regione o il Parlamento. E chi – in questo caso la Meloni in Campania – prova a nazionalizzare il voto con sei condoni edilizi per comprare voti last minute e di politicizzarlo con imbarazzanti balletti al grido di ‘chi non salta è comunista’ e ridicole campagne sulla barchetta di Fico, ne esce scornato. Per il resto, i veneti confermano in gran parte il centrodestra per il buon ricordo che (almeno loro) hanno di Zaia. E la maggioranza dei pugliesi premia l’ex sindaco Decaro e anche il presidente uscente Emiliano. Più interessante è l’esperimento campano: sia dal lato etico-antropologico, perché Fico è l’antitesi di De Luca; sia dal lato politico, perché lì il M5S era sempre stato all’opposizione del Pd deluchiano, mentre ora s’è alleato con quel che ne resta. Si pensava che avrebbe pagato un prezzo altissimo sia per i sì sia per i no detti da Fico, e certo diversi voti li ha persi, soprattutto verso l’astensione. Ma, fra lista M5S e lista Fico, resta sopra il 15% in una delle regioni più ‘grilline’ d’Italia. E la lista De Luca esce ridimensionata rispetto alle attese, confermando una regola aurea dell’italico trasformismo: quando il ras esce di scena, i topi ballano e si cercano altri ras. Ora starà a Fico selezionare i topi capaci e perbene da tenere con sé e quelli incapaci e permale da mandare a casa. Ma è indubbio che il nuovo presidente, grillino della prima ora, parta rafforzato: molti dei voti della coalizione li ha portati lui, con i suoi sì e i suoi no, e adesso sarà più difficile per chiunque prenderlo in ostaggio. Se c’è un elemento che può tornare utile per le Politiche, è questo: per battere Meloni&C. servirà dire dei sì, ma anche dei no”.
Mario Sechi, Libero
“La spallata non c'è, il vento non è cambiato, la ‘remuntada’ è rinviata a data da destinarsi, tutto resta esattamente come prima: la destra governa, la sinistra sta all'opposizione”. Così Mario Sechi su Libero sottolineando che ‘partita inizia ora’: “Che la sinistra continui a dominare a Bari e Napoli, con tutto il rispetto, non avrà alcun impatto sul nostro destino, sulla ‘longue durée’, la lunga durata della storia. Sono altre le cose che mi preoccupano, prima tra tutte la soluzione della guerra in Ucraina, che è un potente elemento di destabilizzazione del sistema internazionale e nel giro di tre anni ha cambiato la nostra esistenza, provocando uno shock che ha ridisegnato le rotte energetiche (e i costi per le famiglie e l'industria), aperto una breccia nella difesa del fianco orientale dell'Europa e rimesso la Russia al centro del Grande Gioco; provo più interesse per il fenomeno di deglobalizzazione e regionalizzazione del commercio mondiale, una sfida per la nostra manifattura, ricordo sommessamente che l’Italia è un paese trasformatore-esportatore; e se proprio devo pensare al piano interno, trovo che sia molto più importante la riforma della giustizia con il referendum della primavera del 2026, e la prossima legge di bilancio che chiuderà la legislatura e condurrà alle elezioni politiche. Da oggi – ricorda Sechi - non ci sono più appuntamenti elettorali, elementi di rumore locale che distraggono dalle vere partite della contemporaneità. Roberto Fico e Antonio Decaro semmai saranno la prova ulteriore del cattivo governo della sinistra, un tassa e spendi improduttivo, un festival dei sussidi a cui si associano la Toscana di Eugenio Giani e l'Emilia-Romagna di Michele De Pascale. Vanno in direzione contraria alla storia e per il centrodestra saranno un'ottima occasione per ricordare l forza del governo Meloni e le sue scelte virtuose che hanno salvato il risparmio degli italiani e mantenuto in Occidente un Paese che rischiava di scivolare tra la Cina e il Venezuela. Da oggi si volta pagina e parte la campagna elettorale nazionale, con il referendum sulla giustizia che sarà il colpo c fionda finale. Non ho mai visto nessuno traversare l'oceano con una barca che galleggia in una vasca da bagno e cerca un alito di vento con una foglia di Fico”.
Altre sull'argomento
Altro parere
Gli scambi di coccole alle feste di partito fotografano una felice anomalia
Gli scambi di coccole alle feste di partito fotografano una felice anomalia
Ecco come ci vedono gli altri
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Salvini rilancia sul Ponte
Ma non sarà facile superare i rilievi della Corte dei conti
Ma non sarà facile superare i rilievi della Corte dei conti
La tempesta d'Europa
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento






