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Altro parere

Auto elettrica: ora arriva il conto

Redazione InPiù 12/11/2025

Altro parere Altro parere Pier Luigi Del Vescovo, il Giornale
“L’ecologia si paga, non è gratis. Sebbene gli ambientalisti siano spinti da ideali alti di salvezza del pianeta, per la diffusione delle pratiche green non si disdegna il ricorso al portafoglio”. Ne parla Pier Luigi Del Vescovo sul Giornale: “Le auto elettriche – scrive - non hanno fatto eccezione. Posizionate come avanguardia che ammanta i suoi utilizzatori di cultura ambientale e dunque superiore, hanno promesso una allettante convenienza economica. Per dare un'idea, rispetto a un'auto a benzina o diesel con le ricariche domestiche la spesa è circa un terzo. Peccato che già alle colonnine pubbliche diventi più o meno la stessa. E non ci sono le accise. Sì perché i carburanti tradizionali sopportano un carico fiscale che nell'area euro è il 130% del costo del liquido che finisce nel serbatoio: parliamo di quasi un euro al litro. Fino a quando gli automobilisti potranno sopportare una simile discriminazione tra chi viaggia a pile e chi invece ha un'auto termica, magari vecchia e pur volendo non avrebbe i soldi per cambiarla? Abbastanza a lungo, lo sappiamo. Chi invece tende a reagire prima e in maniera famelica è proprio il fisco, che cerca solo il sistema per gravare anche le auto elettriche delle accise. L'hanno trovato in Gran Bretagna – aggiunge - dove queste vetture sono più diffuse che da noi. Stanno valutando di introdurre dal 2028 una tassa pay-per-mile di 3 penny a chilometro, quasi la metà delle accise sulla benzina. Non solo, è allo studio anche una tassa sui parcheggi con colonnine. Ora, degli inglesi ci interessa il giusto e qui da noi le auto elettriche solleticano assai poco, però il messaggio resta valido. Le ideologie vanno benissimo, ma devono essere calate nella realtà, non stare a due metri da terra. In termini più ampi, col Green Deal l'Europa ha scatenato una serie di limitazioni e indebolimenti che hanno portato l'economia in recessione. Questa parte della storia non è stata raccontata ai cittadini e ancora oggi, echeggiando quanto proviene dalla COP30 in Brasile, si prospetta la nobiltà di impegni concreti per la causa climatica, tacendo delle ripercussioni economiche e fingendo di ignorare che se il ricco ha spazio per diventare meno ricco, il povero non può permettersi di diventare più povero”.
 
Marco Travaglio, Fatto Quotidiano
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano interviene sulla polemica delle false dichiarazioni attribuite a Falcone e Borsellino sulla separazione delle carriere: “Quando sbagliamo, diversamente dai bufalari che raccontano volutamente una ventina di balle al giorno, ci scusiamo con i lettori. E lo facciamo oggi per aver preso per buone due citazioni sbagliate di Falcone e Borsellino, riprese da pubblicazioni scritte e online. La frase di Falcone pro carriere separate purché il pm non passi sotto l’esecutivo rispecchia il suo pensiero ripetuto varie volte, ma non è tratta da un’intervista del ’92 a Repubblica. Anche quella di Borsellino fotografa il suo pensiero fermamente contrario alla separazione delle carriere, ma non è tratta da un’intervista del ’90 a Samarcanda. Grazie al cielo alcuni suoi interventi sono stati pubblicati da libri e riviste. L’11.12.1987, parlando a Marsala su ‘Il ruolo del pm con il nuovo codice’, Borsellino definì la figura del pm ‘la più gravosa ma insieme la più esaltante nel nuovo processo... perché principalmente a essa è affidato il concreto attuarsi di quei principi di civiltà giuridica che col sistema accusatorio si vogliono introdurre. E le ricorrenti tentazioni del potere politico, quali ne siano le motivazioni, di mortificare obiettivamente i magistrati del Pm, prefigurandone il distacco dall’ordine giudiziario, anche attraverso il primo passo della definitiva separazione delle carriere, non incoraggiano certo i ‘giudici’– ché tali tutti sentono di essere – a indirizzare verso gli uffici di Procura le loro aspirazioni’. Quindi tutti, requirenti e giudicanti, si sentono ‘giudici’ e devono restare un unico ordine giudiziario. Il 16.3.1987, in un convegno a Mazara del Vallo, Borsellino contestò chi voleva, come fa ora Nordio, sottrarre i giudizi disciplinari al Csm. Anche per questo Msi, An e FdI si opposero sempre a separare le carriere. Il 25.2.2004 un giudice della corrente MI (come Borsellino) ricordò in tv ad Augias: “Borsellino divenne procuratore a Marsala dopo essere stato giudice istruttore e giudice civile. Probabilmente in alcune indagini di mafia queste competenze gli sono servite”. Sapete chi era? – conclude Travaglio - Alfredo Mantovano, oggi sottosegretario a Palazzo Chigi”.
 
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