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L'ex pm Scarpinato tra falsi e fantasia

Redazione InPiù 05/11/2025

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
Roberto Scarpinato - scrive Alessandro Sallusti sul Giornale - è un ex magistrato a lungo star del sistema giudiziario italiano, noto per i suoi teoremi fantasiosi e mai dimostrati che, inchiesta dopo inchiesta, hanno causato infiniti danni al Paese senza mai addivenire a una conclusione. Un soggetto del genere i Cinque Stelle di Conte non potevano certo farselo scappare e infatti oggi è un loro senatore, ovviamente membro della Commissione antimafia. Proprio in quella sede ieri, interrogando Sigfrido Ranucci convocato per la questione della bomba esplosa fuori casa sua, Scarpinato non si è smentito e ha chiesto al giornalista se ritenga ci possa essere un collegamento tra l’attentato e Palazzo Chigi. Insomma, partendo da una notizia falsa, divulgata tempo fa da Ranucci stesso, secondo la quale in passato lui sarebbe stato pedinato dai servizi segreti su ordine di Giovanbattista Fazzolari (sottosegretario alla presidenza del Consiglio che per questo lo ha querelato), l’ex magistrato non esclude che il mandante della bomba potrebbe essere Giorgia Meloni o giù di lì. Scarpinato a parte, gli italiani dovrebbero ben riflettere sul livello a cui è arrivata, non da oggi, una parte non marginale della magistratura italiana: un mix di pazzia, arroganza, incapacità e, perché no, pure stupidità. E ragionare su un fatto: se Scarpinato è un testimonial in prima linea per il No al referendum sulla riforma della giustizia appena approvata dal Parlamento, beh questo dovrebbe essere sufficiente per andare alle urne e votare convintamente Sì a scatola chiusa: basta con i tanti Scarpinato che pensano di essere i padroni dell’Italia. Ieri, per esempio, il procuratore generale della Cassazione, cioè colui che dovrebbe rappresentare l’accusa, ha chiesto alla Corte di annullare il mandato di cattura che la procura di Milano aveva emesso nei confronti di Manfredi Catella, il super costruttore coinvolto nell’inchiesta sull’urbanistica: non c’è alcuna prova che ci sia stata corruzione. Come dire: i miei colleghi di Milano non hanno capito nulla, non sanno fare il loro mestiere. Vedremo a giorni quale sarà la decisione della Corte, ma già oggi possiamo dire che siamo di fronte all’ennesimo caso di giustizia spettacolo un tanto al chilo. Però, ovviamente, guai a parlare di riforma.
 
Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano
Chi deplora lo scarso ricambio delle classi dirigenti - osserva Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano - tende a trascurare quello delle classi digerenti. Che, se possibile, è ancor più preoccupante, anche se le classi dirigenti e digerenti tendono a coincidere proprio perché non c’è ricambio. Per dire: Totò Cuffaro e Saverio Romano sono di nuovo indagati (con preavviso d’arresto in omaggio a Nordio), stavolta per aver truccato appalti. Il primo è già pregiudicato, avendo scontato una condanna a 7 anni per favoreggiamento mafioso. Il secondo fu indagato per concorso esterno, corruzione e traffico d’influenze, e sempre archiviato o assolto. Ma in Italia le condanne e le assoluzioni che provano legami malavitosi non fregano niente, anzi fanno curriculum. Infatti i due hanno continuato le loro radiose carriere. Come del resto il loro spirito-guida Piercasinando, che a furia di mettere la mano sul fuoco per loro dovrebbe girare coi moncherini, invece è sempre in pole position per il Quirinale e l’altro giorno abbracciava gioiosamente Previti. Romano ha bazzicato quasi sempre nel centrodestra, con una breve parentesi con Verdini pro Renzi (centrodestra, ap- punto). Cuffaro, dopo una vita passata tra Ccd, Udc e FI, guida una fantomatica Dc e s’è appena alleato con la Lega di Salvini che venti giorni fa, col suo fiuto da rabdomante, se l’è accaparrato in vista delle Politiche del 2027. Qualcuno pensa che i cuffari siano eterni malgrado le condanne per rapporti mafiosi. Grave errore: sono eterni proprio in virtù delle condanne e dei rapporti mafiosi. Che in Italia non portano la morte civile, ma l’elisir di lunga vita. Se il condannato diventasse un paria, le mafie e le altre Spa del crimine punterebbero su altri, più giovani e meno cari. Se invece resta nel giro con l’aureola del martire, rimane un cavallo vincente finché campa per i voti che porta e per ciò che sa e non dice. E blocca l’ascensore sociale del malaffare, tarpando le ali alle nuove leve del furto con scasso. In Italia il ricambio delle classi digerenti lo fanno i carabinieri, o il beccamorto.
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