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Altro parere

La sindrome Meloni della sinistra

Redazione InPiù 10/07/2024

Altro parere Altro parere Giuliano Ferrara, Il Foglio
La sindrome Meloni è a sinistra una malattia grave, scrive sul Foglio Giuliano Ferrara. O almeno molto insidiosa. Priva di intelligenza il campo largo, larghissimo, sterminato che non c’è. Distrugge il raziocinio e insieme il sense of humour, oltre che il senso comune. Si manifesta così: lei non si dichiara antifascista, non abiura platealmente, quindi è come Orbán, che ha costituito un gruppo in Europa in concorrenza con i suoi conservatori; quindi è come Le Pen, che sta con Putin e contro Zelensky, che non ha i deficienti denunciati da Fanpage, puro folclore, ma i bei tomi dell’Algerie française e dell’Oas tra le palle; che è per la preferenza nazionale sovranista d’accatto francese, mentre Meloni risolve il problema della rete alla Kkr e di Ita alla Lufthansa; quindi è per Trump, col quale tutti dovranno eventualmente fare i conti, anche lei che è una cara amica di Joe Biden, et pour cause, perché sa stare in Europa e nella Nato con slancio atlantista serio e convinto anche dai tempi della sua opposizione solitaria a Draghi, con tutte le sue comprensibili riserve sul brillante provocatore Macron che cerca invano di umiliarla per i suoi affari interni. Meloni non tocca i diritti civili, ma è designata nemica dell’aborto così, a vanvera, e peccato non lo sia affatto; ha una figlia che si chiama Ginevra, non Maria Goretti, è una ragazza madre o giù di lì, una single comunque che ha fatto i conti con il maschilismo del compagno a mezzo di un breve comunicato. L’equanimità nel giudizio sugli avversari è uno dei tratti mancanti della piccola politica italiana. Il reciproco riconoscimento di valori fu la base dell’esperienza repubblicana, finita con la dittatura del moralismo e del giustizialismo e con la caduta della cultura politica alta. Recuperarne un’oncia, visto co- me stanno le cose, sarebbe doveroso, non indebolirebbe la prospettiva di un’alternativa, la renderebbe anzi credibile.
 
Filippo Facci, Il Giornale
Sul Giornale Filippo Facci si occupa della riforma della giustizia. Oggi, infatti, è in calendario l’approvazione definitiva della Riforma Nordio, la quale – scrive Facci – dovrebbe riordinare le interpretazioni di legge e le giurisprudenze creative, quelle che, negli ultimi tre decenni, hanno invertito spirito ed effetti del Codice Penale varato nel 1989: l’avviso di garanzia che doveva tutelare l’indagato e invece lo immola sui giornali, la custodia cautelare che da eccezione è divenuta una regola che stipa le carceri di detenuti in attesa di giudizio, le intercettazioni a strascico che alimentano il gossip più che affiancarsi a fonti di prova, i reati come l’abuso d’ufficio che a tutt’ora bloccano sindaci e amministrazioni pur non sfociando quasi mai in condanna, gli appelli e i controappelli dei pubblici  ministeri avvezzi a contestare le assoluzioni che non confermino il loro strapotere, questi e altri refrain della nostra giustizia unica al mondo che persino i magistrati onesti e le loro Corti giudiziarie vivevano come un eterno vento di stagione. Ma siamo a metà del guado, anzi oltre, e l’altra riva sarà definitivamente raggiunta quando la Riforma diverrà costituzionale e la separazione delle carriere tra requirente e giudicante sarà realtà, permettendo, come recita l'articolo 111, che il giudice sia imparziale ma anche terzo, in equilibrio tra le parti. Parlare di momento storico non pare troppo, visto che la giustizia non è un qualsiasi problema, ma è il problema che li racchiude tutti, anche perché, tra mille altre cose, è un freno allo sviluppo imprenditoriale e all’attrazione di capitali esteri: è questa la giustizia che interessa agli indicatori internazionali, non quella intrisa di malanimo sociale di cui vedete cianciare nei talkshow e negli ostruzionismi d’ufficio. C’è un Paese in cui negli ultimi trent’anni è cambiato semplicemente tutto tranne, appunto, la giustizia e la corresponsabilità di chi, nel suo sfascio, ha continuato a galleggiare.
 
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