Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Altro parere

Perché in Italia governa la destra

Redazione InPiù 09/07/2024

Altro parere Altro parere Mario Sechi, Libero
L’unica destra che governa una grande nazione europea è in Italia, sottolinea Mario Sechi su Libero dopo le elezioni nel Regno Uniti e in Francia. Il crollo dei Tories in Inghilterra e la sconfitta del Rassemblement National in Francia fanno del caso italiano un «unicum» sul piano della formula e della leadership. Roma oggi è un fattore di stabilità in Europa e nel G7. Il caso francese è esemplare per leggere la grande tenuta del quadro italiano. Gli errori del Rassemblement National sono squadernati: Jordan Bardella ha fallito, Marine Le Pen ha provato a dare agli elettori la figura di un giovane, mossa a cui Macron ha risposto affidando il governo a Gabriel Attal. Finire in testa al primo turno e poi scivolare al terzo posto al giro di boa del voto significa non solo non aver fatto bene i propri calcoli ma esser finiti fuori strada nella strategia politica. Bardella puntava all’incarico e l’ha mancato. Le Pen vuole l’Eliseo, ma con questa ripetizione dell’errore non lo avrà mai, si pone un problema anche per lei. I gollisti non hanno votato per il Rassemblement National e senza il loro appoggio non poteva esserci maggioranza. Non è una questione di durezza, semmai di rotondità del leader, al netto della decisiva questione antifascista che in Francia ha un peso storico diverso rispetto all’Italia. L’elemento che è mancato alla destra francese è la capacità di tessere alleanze, solo all’ultimo momento Marine Le Pen ha affermato che avrebbe cercato la collaborazione con altri partiti. Così il Rassemblement National ha conquistato oltre 10 milioni di voti ma senza allargare i suoi confini. In Italia si suona uno spartito diverso: il centrodestra è costituito da tre soggetti che si presentano insieme alle elezioni sulla base di un programma sottoscritto dai segretari, con pesi distribuiti alla vigilia del voto valutando la forza parlamentare e la media dei sondaggi; il leader della coalizione è quello che prende più voti e ha diritto alla premiership. 
 
Alessandro Sallusti, Il Giornale
Le elezioni in Francia – commenta sul Giornale Alessandro Sallusti – hanno creato una strana euforia nella sinistra italiana, un po’ come se le avessero vinte loro e non solo in Francia, pure in Italia dove non risulta si sia votato e dove non le vincono da tempo immemore. Già, dal 2006 la nostra sinistra ne ha provate di ogni ma vince solo le elezioni degli altri, come ha magistralmente ricordato qualche giorno fa Mattia Feltri nella sua quotidiana rubrica di prima pagina su La Stampa. Cito: «Abbiamo registrato entusiasmi per i successi di Joe Biden (“un modello per la sinistra italiana”), di Obama (“una lezione per la sinistra italiana”), di Clinton (“un ponte per la sinistra italiana”), di Lula (“un fatto di straordinaria portata per la sinistra italiana”), di Zapatero (“un punto di svolta per la sinistra italiana”), di Hollande (“l’apertura di una fase nuova per la sinistra italiana”), di Tony Blair (“un esempio per la sinistra italiana”), persino di Chavez (“la grande occasione per la sinistra italiana”)». Il fatto di esultare sia per Tony Blair che per Mélenchon dimostra lo stato confusionale che regna da quelle parti perché parliamo di opposti che più opposti non si può, ma passi anche questo. Lo stupore è che oggi l’entusiasmo va oltre: siamo pronti, la Francia dimostra che le destre si possono battere – sostengono da quelle parti – ora tocca a noi governare. Piccolo dettaglio: per i prossimi tre anni in Italia non sono previste elezioni, né c’è sentore di crisi di governo. Alias: non tocca a voi governare, stiamo semplicemente parlando del nulla assoluto, cose da libro dei sogni. Ma volendo sognare al sogno manca un tassello fondamentale, senza il quale si resta nel campo delle favole. In Francia le destre sono state messe all’angolo non da Mélenchon bensì da Macron, un liberale di sinistra che odia, ricambiato, i comunisti. Lui ha architettato il piano, lui ha garantito i francesi, lui ha i voti per fare eventualmente un governo di sinistra. In Italia la sinistra ha avuto il suo Macron prima in Renzi, ma l’ha cacciato, poi si è presentato Calenda ed è stato respinto (per non parlare del trattamento riservato a Draghi). Difficile immaginare, fra tre anni, un lieto fine elettorale con uno schieramento che faccia perno su Schlein, Fratoianni e Ilaria Salis. Tantomeno Mélenchon, che è pure francese.
 
Altre sull'argomento
Il giorno della verità per Ursula
Il giorno della verità per Ursula
Giovedì la votazione su Ursula Von der Leyen e i dubbi di Giorgia Meloni
Agenda della settimana
Agenda della settimana
Il presidente Mattarella in Brasile in visita di Stato (dal 14 al 20 luglio)
Le lacrime di Giorgetti e la cambiale di Giorgia
Le lacrime di Giorgetti e la cambiale di Giorgia
Sulla complicata manovra 2025 arriva l'aumento delle spese militari ...
Alla Le Pen è mancato…un Berlusconi
Alla Le Pen è mancato…un Berlusconi
Le sarebbe servito uno “sdoganatore” verso i moderati
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.