Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Non è solo questione di conti

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 19/06/2024

In edicola In edicola Francesco Giavazzi, Corriere della Sera
Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera commenta l’avvio della procedura di infrazione per l’Italia e ricorda che  “ai Paesi sotto sorveglianza continua ad applicarsi un vincolo in più: uno Stato sopra il 3% deve comunque ridurre il rapporto debito-Pil, finché rimane in procedura, almeno dello 0,5% l’anno. Ma con delle deroghe che prima non c’erano: la misura del deficit verrà d’ora in poi calcolata escludendo una parte della spesa per interessi e tenendo in conto le spese militari. Queste deroghe rendono il vincolo un po’ meno stringente. Nelle prossime settimane si aprirà quindi una discussione con l’Europa su quanto l’Italia debba fare per soddisfare questo vincolo, oltre a una discussione su quale debba essere la traiettoria della spesa pubblica per i prossimi sette anni, l’orizzonte delle nuove regole fiscali. Poiché tutto questo è noto da marzo, quando furono approvate le nuove regole, ci saremmo aspettati che il governo avesse già pronta una proposta da inviare a Bruxelles: quanto dell’aggiustamento verrà fatto con la prossima Legge di bilancio e quanto ci si riserva di chiedere alla Commissione in termini di flessibilità sulla spesa per interessi e sulle spese militari. Finora nulla di tutto ciò è accaduto. Semmai – aggiunge Giavazzi - le novità fiscali di questi mesi, complici le elezioni europee, sono andate nella direzione opposta. L’Ufficio parlamentare di bilancio calcola che «l’aggiustamento richiesto all’Italia per rispettare il nuovo quadro di regole sia di 0,5-0,6 punti percentuali di Pil all’anno su un sentiero di aggiustamento settennale». La manovra lorda per il 2025 sarebbe quindi pari a 32miliardi (20 da reperire con tagli equivalenti e/o risparmi o spostamenti di altre spese e 10 di taglio del deficit). Ma il ministro Giorgetti non sembra aver fatto i conti con gli effetti della Legge sull’Autonomia differenziata. L’effetto aggregato è che lo Stato dovrà intervenire nelle regioni con gettito in calo, senza avere le risorse necessarie per farlo, che rimangono alle regioni con gettito in crescita più della media. Del problema si è accorto il ministro Calderoli che ha cercato di porvi riparo con un emendamento. Questo prevede che quel 2%, nel nostro esempio, sia rinegoziato fra lo Stato e la Regione anno per anno: una trattativa politicamente difficile – conclude - in cui io temo che a perderci sarà lo Stato”.
 
Michele Ainis, la Repubblica
Michele Ainis su Repubblica parla di ‘Costituzione a pezzi’ a proposito delle riforme istituzionali messe in campo dal governo: “Una riforma al giorno leva la Costituzione di torno. Martedì il premierato, mercoledì l’autonomia differenziata. Oggi riposo, se lo sono meritati. Ma la domanda è se la meritano gli italiani, questa doppia innovazione. E non perché la nostra Carta sia un testo intangibile come il corpo dei defunti. Se una Costituzione è viva – osserva Ainis - di tanto in tanto avrà bisogno di ricorrere ai ferri del chirurgo. Né per opporre a ogni riforma un tic conservatore, che difenda a tutti i costi l’esistente. Da qui un ventaglio di dubbi, di obiezioni. Anche se a ben vedere il controcanto risuona già nel canto, dato che ciascuna delle due riforme obietta all’altra. La prima (il premierato) sancisce l’accentramento del potere nelle manone del capo; la seconda (l’autonomia differenziata) lo disgrega fra 20 caporali, quanti sono i governatori delle nostre Regioni. Con buona pace di due principi costituzionali che – sottolinea l’editorialista - restano ancora lì, iscritti nella Carta, però svuotati come conchiglie. L’articolo 67, che protegge la libertà dei parlamentari, e di conseguenza l’autonomia del Parlamento dal governo. L’articolo 5, che definisce la Repubblica italiana ‘una e indivisibile’. Si dirà: ma pure l’autonomia regionale è un principio, pure la stabilità governativa è un valore. Giusto, ma tutto sta nel modo col quale i principi si traducono in regole cogenti. E tutto sta nel declinare i principi al plurale, non al singolare. non da un Padreterno onnipotente. E i principi costituzionali si compensano a vicenda, si bilanciano, si tengono in reciproco equilibrio. Né più né meno dei poteri dello Stato. Giacché dove c’è un potere, a fronteggiarlo dev’esserci un contropotere. Per impedirgli abusi, per evitare il rischio che la potenza del governo divenga prepotenza verso i cittadini. Invece non c’è un limite alla nuova autonomia concessa alle Regioni. Ma non c’è nemmeno un limite ai superpoteri che il premierato reca in dote al presidente del Consiglio. A leggere da cima a fondo la riforma, non vi si trova un rigo per risarcire il capo dello Stato e il Parlamento della loro nobiltà perduta. Pesi senza contrappesi. Dopotutto – conclude - è questa la regola non scritta della doppia riforma che ci cade sul groppone”.
 
Mario Deaglio, La Stampa
Mario Deaglio sulla Stampa commenta lo stato dei conti pubblici italiani (e non solo) e invita a pensare a una nuova Europa: “L’apertura della procedura d'infrazione - non solo contro l'Italia ma contro sette paesi membri, la cui popolazione è pari a circa il 40 per cento del totale dell'Unione Europea - è sicuramente un atto dovuto: non particolarmente anti-italiano, anche se l'Italia presenta il deficit maggiore e il secondo maggior debito rispetto al Pil. Pur non richiedendo all'Italia misure di particolare urgenza per i prossimi due anni – scrive l’editorialista - ciò che appare indispensabile è un netto cambiamento di condotta da parte del governo. Turare le falle implica dare il via a una serie di interventi selettivi, ben diversi dalla sussistenza: investimenti scelti con cura con lo sguardo al nostro futuro di lungo periodo. Se l'Italia appare come il paese più vulnerabile, in realtà il problema è all'incirca uguale in tutta Europa: pur con gradi diversi di gravità, il virus è il medesimo. Le nuove istituzioni europee non possono permettersi di lanciare semplicemente ammonimenti o di applicare sanzioni del passato; il ‘gioco delle poltrone’ che si sta giocando in questi giorni a Bruxelles deve dar vita a istituzioni nuove, nel senso di un cambiamento di strutture e competenze. La nuova Europa dovrebbe, in primo luogo, conferire maggiori poteri alla Bce, analoghi a quelli dei quali è dotata la Fed negli Stati Uniti: da un mercato europeo unico dei capitali, probabilmente con un maggiore accentramento nei controlli, alla possibilità di creare moneta, come si è fatto, con buoni risultati, durante il periodo del Covid. A questa concentrazione di carattere finanziario – osserva Deaglio - dovrebbe far riscontro una concentrazione di poteri a livello europeo, ossia nelle istituzioni che sono fresche di rinnovo. Tale concentrazione potrebbe partire - vista la situazione geopolitica, che ci tocca molto da vicino- dalla difesa (il progetto di un vero esercito europeo è ancora molto lontano, ma ci si può arrivare gradualmente, cominciando da una standardizzazione e da un maggior coordinamento degli armamenti) e comprendere alcuni meccanismi sociali che riguardano il ‘welfare state’, anche in questo caso con avvicinamenti graduali, i sistemi di istruzione e quelli pensionistici”.
Altre sull'argomento
Temperature record e negazionisti del clima
Temperature record e negazionisti del clima
Nella Death Valley in California registrati 54 gradi
La Francia rischia di mettere in crisi l'Europa
La Francia rischia di mettere in crisi l'Europa
Macron ha perso la sua scommessa
Londra-Ue, un legame necessario
Londra-Ue, un legame necessario
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Altro parere
Altro parere
Chi tifa contro il Paese
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.