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Altro parere

Il rifiuto del destino

Redazione InPiù 18/06/2024

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
Era uscito indenne dai campi di battaglia del Mozambico e del Libano dove aveva toccato con mano la guerra a capo dei suoi uomini. Da prestigiosi posti di comando aveva poi combattuto altre guerre invisibili ai nostri occhi in qualità di capo assoluto delle nostre Forze armate e anche lì aveva superato chissà quali pericoli. Un generale di questo livello immagino sogni che se proprio si deve morire si muoia per la Patria. Invece Claudio Graziano, commenta sul Giornale Alessandro Sallusti, pluridecorato e da poco presidente di Fincantieri, ha scelto di morire per amore, o meglio per il dolore di aver da poco perso la sua adorata moglie Marisa. Già, colui che fu Capo di stato maggiore della Difesa si è trovato totalmente indifeso senza accanto la donna di una vita. Su un foglio ha scritto della «mancanza di senso» di andare avanti da solo e poi si è sparato dopo essersi coricato nel letto della sua casa romana. Claudio Graziano aveva tutto: onori, benessere, potere. Ma non aveva più l’unica cosa che evidentemente gli interessava e qui sta l’eccezionalità della notizia di cui purtroppo ci tocca occuparci. Una notizia terribile ma che al tempo stesso getta un cono di luce magica e inaspettata nel vasto buio che ci circonda. C’è ancora qualcuno capace di amare una compagna più di sé stesso, si può farlo anche se ancora nel pieno di una vita di successo, anche se formati e temprati ad affrontare con lucidità la morte altrui come conviene a un generale di quella specie. Non c’è nulla di cui compiacersi nel gesto di Graziano, c’è solo da fermarsi un attimo e riflettere, magari anche commuoversi. Ci piace pensare che non sia stata una scelta di debolezza bensì il rifiuto di arrendersi al destino, un nemico subdolo e assai più potente di qualsiasi potentato. E la voglia di rivedere al più presto, chissà come e chissà dove e chissà se davvero, la sua Marisa. Non doveva farlo ma l’ha fatto, un ultimo irrevocabile ordine questa volta dato a se stesso.
 
Claudio Cerasa, Il Foglio
Sul Foglio Claudio Cerasa commenta il Pride svoltosi sabato in diverse città italiane, trasformatosi in una manifestazione a sostegno della Palestina, e di forte critica a Israele. E proprio l’annunciato clima di ostilità nei confronti di Israele ha suggerito all’organizzazione ebraica lgbtq+ “Keshet” di evitare di partecipare ai Pride organizzati a Roma, Torino, Bergamo e Catania. Ai nemici di Israele, soprattutto a quelli che si considerano militanti di sinistra, capita spesso di entrare in contraddizione quando si sceglie di demonizzare ideologicamente lo stato ebraico. Può capitare che vi siano manifestanti particolarmente interessati al tema della difesa dei diritti delle donne che nel protestare contro Israele si ritrovano a essere elogiati dagli ayatollah iraniani, che arrestano, torturano e uccidono le donne che osano presentarsi in pubblico senza velo. Può capitare che vi siano manifestanti particolarmente interessati a difendere la libertà nel mondo che nel protestare contro Israele si ritrovano ad avere posizioni simili a quelle assunte da molti paesi in giro per il mondo che la libertà, insieme con la democrazia, la combattono, la osteggiano, la disprezzano. Può capitare che vi siano manifestanti molto attivi nella difesa dell’ambiente che nella foga anti occidentalista si ritrovano a protestare contro l’unico stato del medio oriente che ha mosso passi verso una tutela dell’ambiente in un contesto in cui tutti i paesi dell’area sono tra i maggiori produttori di combustibili fossili del mondo. Può capitare che vi siano manifestanti particolarmente interessati a difendere il mondo dall’avanzata dei nuovi fascisti che nel protestare contro Israele si ritrovano perfettamente allineati alle nuove ideologie fasciste e islamiste in base alle quali la Palestina deve vivere dal fiume al mare, from the river to the sea. E può capitare, come è successo in qualche Pride, come succederà in altri Pride, che vi siano sedicenti liberali di sinistra che scendono in piazza contro Israele dimenticandosi chi tra Hamas e Israele, sul tema dei diritti, non solo quelli degli omosessuali, gioca la parte dell’aggressore. Nella Striscia di Gaza, per chi non lo sapesse, i palestinesi che rientrano nella categoria lgbtq+ devono sottostare alla legge di Hamas.
 
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