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Le rischiose illusioni occidentali

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 17/06/2024

Le rischiose illusioni occidentali Le rischiose illusioni occidentali Federico Rampini, Corriere della Sera
Al vertice svizzero sull’Ucraina – commenta sul Corriere della Sera Federico Rampini – non c’era Xi Jinping: ha declinato l’invito. Da Mosca Vladimir Putin (non invitato) ha dettato le condizioni di un cessate il fuoco. Includono l’annessione di tutto ciò che la Russia ha già occupato con una guerra criminale; più altre zone che Putin non ha neppure conquistato. Il diktat più pesante è che l’Ucraina rinunci ad ogni cooperazione militare con l’Occidente. Una capitolazione. L’Ucraina dovrebbe regalare all’aggressore perfino più territorio di quanto non si sia preso con la violenza. E dovrebbe rinunciare alla propria sicurezza anche futura. Il veto sull’ingresso nella Nato, nonché su patti bilaterali di difesa come quelli offerti dall’America e alcune nazioni europee, è il preludio a nuove aggressioni. L’alto bilancio di vite sacrificate per difendersi dall’invasione russa sarebbe stato inutile. Chi si autodefinisce pacifista e da due anni invoca una «soluzione diplomatica», dovrebbe aprire gli occhi: questo è Putin. Non da oggi. Sono rivelatrici le carte pubblicate dal New York Times sui negoziati tra febbraio e aprile del 2022, nei primi mesi di guerra. Già allora Putin, oltre alle amputazioni territoriali, esigeva un’Ucraina vassallo della Russia, senza possibilità di accordi di sicurezza con altri Paesi. Chi ha passato questi anni a rimproverare «noi» — Zelensky, Biden, l’Unione europea — di non puntare sulla diplomazia, guardi la realtà in faccia: Putin vuole la resa come premessa per conquiste future; e rispetta solo i rapporti di forze. Oggi può alzare ancora più in alto le sue pretese perché si sente sicuro di sé. Il G7 ha cominciato inoltre a ridefinire il ruolo della Cina: è citata 28 volte nel comunicato finale, quasi sempre come una potenza pericolosa, protagonista di atti ostili come i continui cyber attacchi contro di noi. Il summit in Puglia ha evocato sanzioni allargate ad aziende cinesi. Dietro Putin il vero vincitore di questa fase è Xi: prende il meglio da due mondi e per adesso paga prezzi modesti, dazi e rimbrotti occidentali finora sono poco più che punture di spillo (basta guardare il boom delle esportazioni cinesi in atto).
 
Nathalie Tocci, La Stampa
Il G7 in Puglia – commenta Nathalie Tocci – si è svolto sullo sfondo della guerra in Ucraina e in Medio Oriente, della competizione con la Cina e della crisi della democrazia liberale in Occidente, gettando ombre sul futuro del multilateralismo. La frattura globale con la Russia è sempre più profonda; la contesa commerciale tra Usa e Ue da un lato e Cina dall’altro si inasprisce a botta e risposta di dazi; la guerra a Gaza ha accantonato per il momento le illusioni di una normalizzazione delle relazioni tra Israele e Arabia Saudita e messo in luce l’ipocrisia occidentale sul diritto internazionale. E la democrazia liberale sulle due sponde dell’Atlantico è di nuovo sull’orlo del baratro, con l’estrema destra al potere o in ascesa nei principali Paesi europei, e con lo spettro di Trump all’orizzonte. Oltre all’Ucraina, il vertice in Puglia è stato pressoché un nulla di fatto. Sì, i leader del G7 hanno sostenuto il piano di Biden in tre fasi per porre fine alla guerra a Gaza. Ma il Consiglio di sicurezza dell’Onu lo aveva già fatto, mentre sul terreno la guerra non segnala nessuna battuta d’arresto. Nonostante l’approccio dell’Occidente al Medio Oriente abbia inflitto un colpo letale alla sua credibilità nel sud globale, la presidenza italiana ha tentato di seguire il precedente della presidenza tedesca. Ma a differenza del 2022, non si è intravista una coerenza strategica nella lista degli invitati esterni, che hanno semmai mostrato il volto di un pot-pourri di piccole e grandi democrazie e autocrazie da diverse parti del mondo. Soprattutto, non ci sono stati grandi risultati concreti. Sì, il G7 si è nuovamente impegnato nel Partenariato per le infrastrutture e gli investimenti globali e ha lanciato nuove iniziative, come quella sui sistemi alimentari e sull’energia per la crescita in Africa, ma sono piani poveri sia di dettagli sia soprattutto di fondi. Per volere dalla presidenza italiana, il G7 ha anche lanciato un’iniziativa per contrastare la migrazione irregolare. Se sono queste le basi per rilanciare i rapporti con il sud globale, la strada è tutta in salita. Il G7 a Borgo Egnazia è stato un G7 sfortunato. Fatta eccezione per l’accordo sugli asset russi, non ha portato altri risultati concreti. Soprattutto non ha offerto una propria narrazione, ma l’ha subita. Ed è quella della crescente minaccia alla democrazia liberale in Occidente.
 
Alessandro Campi, Il Messaggero
Alessandro Campi non crede che l’Occidente sia così in declino come viene dipinto, e a dimostralo – come spiega sul Messaggero – è l’esito del G7 in Puglia. L’accordo sui 50 miliardi di aiuti a Kiev, ad esempio, avendo come garanzia gli interessi e gli extra-profitti sugli asset congelati alla Russia dopo l’inizio della guerra, non era scontato, viste le complesse trattative che l’hanno preceduto. È stato perciò un segnale di grande compattezza politica, una dichiarazione di sostegno incondizionato al popolo ucraino in vista delle future trattative di pace, cui Putin non ha potuto opporre altro che una maldestra (e prontamente rigettata al mittente) proposta di annessione manu militari delle province orientali dell’Ucraina. Il messaggio è che lo status quo ottenuto con la violenza delle armi non potrà mai ottenere un riconoscimento legale da parte della comunità internazionale. La forza non crea diritto. Era necessario ribadirlo soprattutto alla vigilia del summit per la pace svoltosi immediatamente dopo in Svizzera, nel cui documento finale l’affermazione che “il dialogo tra tutte le parti è necessario per porre fine alla guerra” (e dunque quanto prima bisognerà confrontarsi apertamente con Russia e Cina sulla fine del conflitto) è stata preceduta dall’altra secondo cui il rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità degli Stati resta l’unica “base per raggiungere una pace globale, giusta e duratura in Ucraina”.  Anche l’adesione dei diversi Paesi del G7, formalizzata nella dichiarazione finale, al Piano Mattei per l’Africa da sempre caldeggiato da Giorgia Meloni, riveste un grande significato politico. È passata l’idea che serva, verso l’Africa e in generale verso il Sud del mondo, un cambio radicale di paradigma. Quanto alla inedita partecipazione al summit di papa Francesco (forse il vero bersaglio delle frecciate laiciste del presidente Macron), il suo potente discorso sulla sfida spersonalizzante e potenzialmente insidiosa portata all’umanità dall’Intelligenza Artificiale è valso a distinguere tra chi pensa di farne un’arma in più (forse l’arma finale) sulla via della manipolazione delle coscienze e della verità e chi si pone il problema di governare la tecnica secondo valori rispettosi della dignità umana e della libertà. L’umanesimo della persona, fondante lo spirito della democrazia, contro il cinismo di quei regimi che in giro per il mondo non sanno che farsene della volontà dei cittadini e dei loro diritti.
 
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