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Altro parere

Se governare è un reato

Redazione InPiù 13/06/2024

Altro parere Altro parere Filippo Facci, Il Giornale
Governare equivale a delinquere: l’opinione della Procura di Genova sembra questa, e neanche troppo stiracchiata, commenta Filippo Facci sul Giornale: se questa dovesse prevalere (se i vicini d’ufficio dei pm, ossia i giudici delle indagini preliminari, dovessero appoggiarla) in Italia si riproporrebbe un problema democratico che ci riporterebbe ai tempi di Mani pulite, quando il primato della politica elettiva fu usurpato dalla famigerata supplenza della Magistratura. Il problema è che i designati di ruolo questa volta erano al loro posto, però i supplenti sono arrivati lo stesso: con le manette. Del caso di Giuseppe Toti ormai si sa tutto, anche perché c’è poco da sapere: ma la Procura di Genova vuole mantenere agli arresti il presidente della Liguria perché le piace così, altra spiegazione non è disponibile. La pubblica accusa, o meglio due pm su circa 2250 che ce ne sono in Italia, vuole continuare ad escludere una carica elettiva che per categoria è la seconda dello Stato (prima dei presidenti della Cassazione e del Consiglio di Stato, prima del Capo di stato maggiore) dopo che in Liguria ha preso 383mila preferenze in rappresentanza del 56 per cento dei votanti: perché se fosse rimessa in libertà, questa carica, secondo i pm, potrebbe inquinare le prove o ripetere il «reato», questo proprio per via della carica stessa, quella eletta: questo, Toti, semplicemente governando. Il detenuto, dicono i pm, non si è ancora dimesso da Presidente della Liguria e, nell’inchiesta  che lo riguarda, e non sono ancora stati sentiti tutti i testimoni, tipo quelli che ieri sera sono stati riascoltati tanto per raschiare il barile istruttorio: ma se non li hanno ascoltati bensì solo intercettati, in quattro anni, sono affaracci della Procura, mentre le pretese dimissioni da una carica elettiva, più chiaramente, urtano contro i più elementari principi democratici e contro l’articolo 27 comma II della Costituzione, quello che vieta di trattare un imputato come un colpevole.
 
Ferdinando Adornato, Il Messaggero
E se la tanto contestata elezione diretta del premier servisse soprattutto ad Elly Schlein? Nel nuovo “bipolarismo femminile” sancito dal voto europeo . scrive sul Messaggero Ferdinando Adornato – si cela, a ben vedere, un quesito del tutto paradossale. Infatti, Giorgia Meloni non ha bisogno del premierato per tornare a vincere. Al contrario la segretaria del Pd, senza tale riforma, difficilmente riuscirà a conquistare la premiership del Paese. Gli italiani, con il loro voto hanno dimostrato, in modo incontestabile, una marcata “voglia di bipolarismo”. Hanno infatti premiato sia la donna-premier (unico caso europeo di governo “vincente”) che la donna-opposizione. Ma un vero bipolarismo è tale se entrambi i principali sfidanti possono essere considerati credibili per la guida del Paese. Per unità della coalizione, collocazione internazionale, qualità dei programmi, personalità della leadership. Ebbene, il centrodestra, com’è evidente, ha già superato tale esame di maturità e governerà presumibilmente fino alla fine della legislatura. Non è ancora così per il centrosinistra. Schlein sostiene che l’alternativa “sta arrivando” perché i voti delle forze d’opposizione superano quelli della maggioranza. Ma il ragionamento è difettoso. Funziona, infatti, soltanto sommando i risultati di partiti assai eterogenei tra loro: da Bonino-Renzi e Calenda fino a Bonelli e Fratoianni, passando ovviamente per Conte. E per quanto la segretaria del Pd ci tenga a raccontarsi come “testardamente unitaria” appare davvero arduo comporre una coalizione i cui partiti sono in disaccordo quasi su tutto, dalle scelte internazionali alle politiche sociali. Ecco allora il punto: un sistema basato sull’elezione diretta del premier le offrirebbe due chances inedite per governare, con successo, le contraddizioni del centrosinistra. La prima è quella di non essere costretta a farsi logorare in estenuanti trattative con i partiti, La seconda discende direttamente dal testo della riforma: e cioè poter far conto sul rafforzato potere del premier (e sulla sua facoltà di imporre lo scioglimento delle Camere) per comporre, senza pagare eccessivi pegni, le distonie della propria coalizione.
 
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