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Il nodo migranti una spina a sinistra

Redazione InPiù 12/06/2024

Altro parere Altro parere Luca Ricolfi, il Messaggero
Luca Ricolfi sul Messaggero parla del nodo migranti come una spina per la sinistra: “A guardarle da lontano – scrive l’editorialista - le elezioni europee forniscono un risultato molto chiaro: indietro liberali, verdi, socialisti, avanti tutte e tre le destre: Popolari di Ursula von der Leyen, Riformisti di Giorgia Meloni, Identitari di Marine Le Pen. E altrettanto chiaro, anche se non a tutti, è il triplice messaggio che è stato recapitato a Bruxelles: non ci convince la velocità (eccessiva) della transizione green, non ci va l’inconcludenza in materia di flussi migratori irregolari, non ci piace il politicamente corretto dei burocrati europei. A guardarle più da vicino, ovvero paese per paese, le elezioni europee raccontano una storia assai meno univoca, forse più interessante” sottolinea Ricolfi che cita in particolare i casi della Danimarca e della Germania. Questi due paesi, infatti, illustrano bene quanto cruciale sia, per gli equilibri elettorali della sinistra, il modo in cui viene affrontato il tema migratorio. In Danimarca, nel 2022, la premier socialdemocratica Mette Frederiksen aveva vinto le elezioni politiche su una linea securitaria, ventilando addirittura il trasferimento dei migranti irregolari in Ruanda, sulla linea del premier britannico Rishi Sunak. Il risultato, però, è stato che due anni dopo, alle elezioni europee, il suo partito è stato scavalcato dall’Alleanza di sinistra, un partito di sinistra-sinistra. La vicenda è interessante perché ricalca, in un arco di tempo molto più breve, quel che in Italia è capitato al Pd nel decennio 2014-2024. In Germania le cose sono andare in un modo ancora più inedito” osserva Ricolfi riferendosi al nuovo partito di sinistra ‘anti migranti’ che ha totalizzato il 6,2% alle elezioni europee. Il caso tedesco e il caso danese illustrano nel modo più chiaro la crucialità che, per la sinistra di governo, assume il dilemma migratorio. Snobbare o negare il problema aliena le simpatie dei ceti popolari, e finisce per ingrossare le file dei partiti di estrema destra. Prenderlo su di sé, rende meno ardua la conquista del governo, ma alla lunga crea divisioni nel campo progressista, alimentando la crescita della sinistra-sinistra. Anche di questo – conclude - prima o poi, dovrà farsi carico Elly Schlein”.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
Alessandro Sallusti sul Giornale dedica l’editoriale al ricordo Silvio Berlusconi: “A un anno oggi dalla sua morte che ha scioccato e commosso l'Italia – scrive il direttore - appare chiaro quale sia l'eredità lasciata da Silvio Berlusconi. Chi non ha mai frequentato personalmente l'uomo, per chi si è formato un giudizio solo leggendo delle sue gesta amorose e dei suoi eccessi - certamente fatti enfatizzati ma con un fondo di verità - può essere sorpreso che il lascito più consistente del Cavaliere si sia dimostrato essere non la sua ricchezza, ma la sua famiglia. Parliamo di tre mogli, cinque figli e diciassette nipoti (di cui uno pronipote) e un fratello che a vario titolo e livello si sono divisi e hanno preso in mano le redini di un impero variegato nell'assoluta concordia, silenzio e sobrietà. Penso sia un caso unico al mondo – osserva Sallusti - che un pluri miliardario lasci la vita terrena e che passi un anno senza che nessuno dei suoi numerosi eredi abbia fatto ricorso non dico a un giudice, ma neppure a un avvocato, senza che qualcuno dei giovani rampolli baciati dal destino sia finito sulle pagine di cronaca più o meno rosa (a volte accade pure nera) di quotidiani e rotocalchi. Onore agli eredi, certo. Ma ancor prima onore a sì tanto padre, che ha saputo in vita costruire le condizioni morali, etiche - e perché no di chiarezza economica - per un simile miracolo italiano. Un fatto privato ma fino a un certo punto, visto che alcuni di questi successori sono a capo di aziende strategiche del Paese come Mondadori e Fininvest, considerato che da questa famiglia dipende ancora in gran parte l'esistenza in vita e il futuro di un partito, Forza Italia, fondamentale per il governo democratico dell'Italia e pure dell'Europa. Basterebbe questo per stracciare la narrazione prevalente e scrivere daccapo la vera storia di Silvio Berlusconi, mettere le tante tessere della sua intensa vita nel giusto posto, dare a ognuna il giusto peso e valore. So per certo che le sue radici non erano ancorate né ai soldi né al successo, bensì ai suoi genitori, in particolare mamma Rosa. Che dire, a un anno dalla sua morte abbiamo la conferma che buon sangue non mente”.
 
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