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La prova superata

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 09/06/2024

In edicola In edicola Massimo Franco, Corriere della Sera
Massimo Franco sul Corriere della Sera parla di ‘prova superata’. “Il Vecchio Continente – scrive - conferma una netta torsione a destra. E, al di là degli equilibri che si consolideranno nelle istituzioni di Bruxelles, fa capire che nei prossimi cinque anni la sfida non sarà solo tra destre e sinistre, ma in primo luogo tra due modelli di destra. Una europeista, l’altra nazionalista. Una filo-Nato, l’altra attirata nell’orbita russa; e, negli Usa, da Donald Trump. E la maggioranza di Giorgia Meloni, che esce rafforzata dalla prova del voto, riflette e rifletterà questo dilemma all’interno del proprio governo: senza tuttavia dimenticare che è l’unico a essere stato promosso nel contesto europeo. Insomma, per la coalizione di destra si tratta di un risultato rassicurante. Ma – prosegue l’editorialista -  è difficile per chiunque parlare di vittoria senza considerare l’astensionismo in aumento. Sebbene il calo sia stato lieve, certifica la difficoltà delle forze politiche a mobilitare l’opinione pubblica. Nel breve periodo, tuttavia, prevarrà l’esigenza di capire come contribuire alla costruzione dei nuovi equilibri continentali: in primo luogo in rapporto con il Ppe. E, in seconda battuta, vedere se e quanto il risultato incrinerà o meno l’alleanza tra Palazzo Chigi e la Lega salviniana. Avere in Francia una Le Pen trionfante, per Meloni e la sua maggioranza è un’opportunità e insieme un problema; idem vedere AfD in ascesa in Germania. Di certo, la premier ora può agire da una posizione meno insidiabile, e scommettere più di prima sulla stabilità. È probabile che Salvini insista per ottenere quell’unità delle destre invocata inutilmente nelle scorse settimane. Il discrimine del conflitto della Russia contro l’Ucraina, però, rimane insormontabile: l’unità teorica delle destre è contraddetta dall’eterogeneità e dalle divisioni tra le destre. Per Giorgia Meloni, comunque, il risultato è un incoraggiamento ad andare avanti, confortata da un esito che lascia pochi dubbi. Forse, il successo le renderà più facile uno sforzo di prudenza e di umiltà: anche sulle riforme costituzionali. La fase che si apre richiede classi dirigenti capaci di interpretarla. Provarci – conclude - è doveroso dopo quasi due anni di governo e un voto paragonato alle elezioni «di medio termine» negli Usa”.
 
Francesco Bei, la Repubblica
“Dopo il voto europeo c’è un nuovo equilibrio a sinistra. Giorgia Meloni ha vinto le elezioni, è inutile girarci intorno”. Lo scrive Francesco bei su Repubblica: “Le altre forze della maggioranza – sottolinea l’editorialista -hanno sostanzialmente confermato il loro risultato e anche questo non era affatto scontato. Ma il voto di ieri dice molto anche del centrosinistra. Il Partito democratico coglie il miglior successo continentale nella famiglia socialista. Poteva risultare un amalgama indigesto, una cacofonia di voci dal pacifista Tarquinio all’atlantista Picierno. Invece per gli elettori quella apparente debolezza si è rivelata una forza: è stata la rappresentazione di un partito plurale, che ammette il dissenso e appare (forse è l’unico) scalabile, contendibile. Schlein non ha trasformato il Nazareno in un centro sociale, come sostenevano i suoi detrattori, di certo ne ha spostato l’asse più a sinistra. E si è fatta capire. La crescita del Pd è una parte del più generale rimescolamento interno al centrosinistra o campo progressista. La discesa del Movimento Cinque Stelle era infatti prevista, ma non in questi termini. Le cause – spiega Bei - possono essere molte, ma alcune sono visibili a occhio nudo. La bassa affluenza al Sud ha sicuramente penalizzato di più Giuseppe Conte che ha proprio nelle regioni meridionali il suo bacino elettorale. I tanti delusi e arrabbiati per l’abolizione del reddito di cittadinanza, ci confidava Conte alcuni giorni fa ospite di Repubblica, invece di riversare la loro rabbia nelle urne se ne sarebbero rimasti a casa rassegnati. E così è stato. C’è poi il fattore guerra. Gli elettori ex contiani che sono andati a votare questa volta sono però rimasti nel centrosinistra. E non era scontato. Da ciò si spiega la crescita del Pd e lo sbalorditivo risultato dell’alleanza Verdi-Sinistra, data al momento quasi al sette per cento. Ci sarà molto da riflettere per rimettere in piedi una coalizione, ma da domani — spenti i fuochi proporzionali della campagna elettorale — si può iniziare a lavorare. Il modo migliore per ripartire e non farsi abbattere dal vento di destra che soffia sul Continente è guardare allora alle città. Dove, nonostante tutto, il centrosinistra va generalmente bene e, in alcuni casi, benissimo. Tanto che – conclude - se non si fosse diviso nelle città più importanti, come a Bari o a Firenze, la vittoria sarebbe arrivata al primo turno”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Dopo il voto alle Europee il governo è più forte. Così Marcello Sorgi sulla Stampa sottolineando che “mai come questa volta le conseguenze del voto andranno legate all’insieme europeo, considerando che si è votato quasi contemporaneamente nei 27 Paesi dell’Unione e prima del voto si è assistito a uno scontro pesante tra sinistre e destre, con i Popolari, alla fine cresciuti, contesi tra uno e l’altro schieramento, alla ricerca di una maggioranza difficile. Che escluda le destre estreme, apparse ovunque all’arrembaggio nel Vecchio Continente. Per qualche giorno, insomma, si faranno molte chiacchiere sul tocco magico di Meloni che c’è ancora e sull’onda lunga del destra-centro niente affatto esaurita dopo venti mesi di governo, senza riflettere sul fatto che la premier, pur svelando qualche limite personale messo in luce da una campagna nervosa e aggressiva soprattutto negli ultimi giorni, e più in generale a rimorchio di Salvini. Per fare maggioranza a Strasburgo e poi stabilire gli equilibri numerici e nazionali delle istituzioni di governo dell’Unione, non basta prevalere con uno o dieci deputati, come ieri sera dicevano le prime proiezioni su Ppe, Socialisti e democratici e Liberali in Europa. Ne occorrono di più. È la ragione per cui – sottolinea Sorgi - nella scorsa legislatura nacque la cosiddetta ‘maggioranza Ursula’, una formula assai variegata, popolari, socialisti, verdi, liberali, più qualche aiuto dell’ultima ora, come quello dei 5 stelle italiani e del Pis polacco, con cui fu eletta la Von der Leyen, presidente uscente della Commissione, che ha subito ribadito che ci riprova. Così la partita è ancora e sarà tra Europa ‘sovranazionale’ e Europa ‘delle nazioni’, e la più probabile combinazione finale potrebbe essere un mix delle due che miri a dividere le destre estreme: tagliando fuori Afd tedesca, Fpo austriaca e Le Pen, che porterà a Strasburgo un gran numero di eletti, è in cerca di legittimazione moderata per la corsa presidenziale del 2027 e intanto giocherà il suo destino nelle elezioni politiche francesi tra tre settimane. E riaprendo invece a Meloni, che in questo caso recupererebbe la sua centralità nel nuovo Europarlamento, mentre – conclude - Salvini resterebbe di nuovo all’opposizione. Nulla che favorisca la tranquillità del governo in Italia”.
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