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Crosetto: «Sbaglia chi parla di armi usate per colpire la Russia»

Paola Di Caro, Corriere della Sera, 7 giugno 2024

Redazione InPiù 08/06/2024

Crosetto: «Sbaglia chi parla di armi usate per colpire la Russia» Crosetto: «Sbaglia chi parla di armi usate per colpire la Russia» Guido Crosetto – intervistato da Paola De Caro sul Corriere della Sera del 7 giugno – dà una bacchettata ai Paesi che fanno sapere che i loro aiuti potranno essere usati dall’Ucraina per attaccare la Russia: «A che serve? A chi giova? Peraltro, molti di questi stanno fornendo solo forniture civili, quindi forse potrebbero anche evitare...». E un avvertimento a partiti «sia di maggioranza che di opposizione: è inutile che si continui a chiedere al ministro della Difesa di comunicare quali aiuti e armamenti forniamo a Kiev. Sono informazioni secretate. Lo sono per una scelta fatta dal governo Draghi e proseguita con il governo Meloni e io mi comporto in modo serio, dato che la situazione è seria. Ogni mia comunicazione è al Copasir, dove ciascuno partito ha il proprio rappresentante. Ce l’ha Conte come ce l’ha Salvini. Quindi, smettiamola. In queste materie non servono speculazioni di basso livello e sicuramente non sarò io a infrangere una legge dello Stato». Partiamo dall’Ucraina: l’Italia continuerà ad impedire che Kiev utilizzi le nostre armi per colpire la Russia? Altri paesi hanno invece dato l’autorizzazione. «Mi fa un po’ sorridere che alcuni che parlano di questo sono esponenti di paesi che per lo più inviano aiuti civili e non militari. Ma soprattutto mi chiedo a cosa serva. Incidono positivamente queste parole sugli esiti della guerra? No. Favoriscono la pace? No. Spaventano i russi? No. Li irritano? Sì. Peraltro, se anche l’Ucraina volesse usare armi a scopo di attacco, non sarebbe esattamente favorita nel farlo sapere ai russi... Davvero, non li capisco». In Italia c’è chi chiede che si chiarisca che aiuti forniamo e per far cosa. «Io sono obbligato a mantenere il segreto, come previsto dalla legge. Non dico quali armi forniamo e l’unico giudizio che mi interessa è quello degli ucraini, che sono molto grati del nostro sostegno, di quello che possiamo dare, compatibilmente con le nostre forze. Ma diventa difficile fare il ministro della Difesa in un Paese dove anche le cose serie vengono trattate in modo sempre strumentale, falso e superficiale». Con chi ce l’ha? «Con Conte, per prima cosa. Dire che il ministro della Difesa nasconde la verità sull’uso delle armi è una menzogna, usata per meri fini elettorali. La procedura che sto seguendo è stata codificata dal governo Draghi, del quale Conte faceva parte. Mi comporto esattamente come il mio predecessore Guerini: quel governo varò 5 decreti di aiuti che furono comunicati solo al Copasir. Ma Conte, che li votò, allora non chiedeva nulla. Fingere di non saperlo non è serio». Lo chiede anche Salvini però... «Lo ripeto: il Copasir è informato, lì il ministro della Difesa risponde ad ogni domanda gli venga posta. Conte ha i suoi. Salvini nel Comitato ha Borghi. Tutti sanno tutto, ma se non lo dicono i membri del Copasir, e giustamente, perché sarebbe un reato, dovrei farlo io? E comunque l’ho detto mille volte: le armi italiane non colpiranno il territorio russo, devo fare dei disegnini per farlo capire meglio? Così come la polemica sui soldati da mandare a combattere: ma chi mai tra noi — io, o Meloni o Tajani — lo ha mai sostenuto? E allora che senso ha dire “non manderemo i soldati, siamo contrari noi!”? Sarebbe come se io dicessi “tranquilli non lascerò mai mettere il limite di velocità ai 40 km in autostrada...”. Giustamente mi risponderebbero “e chi ci ha mai pensato?”». Dopo le Europee, con questo clima, si aspetta cambino gli equilibri nel governo? «Sinceramente non mi aspetto nulla. Credo che FI stia reggendo e crescendo bene, Tajani ha fatto uno straordinario lavoro; Salvini, con il fiuto che lo contraddistingue, sta facendo una campagna elettorale che gli porterà ottimi risultati, forse superiori a quelli delle Politiche, perché intercetterà mondi che non sono propriamente i suoi». Pensa a Vannacci? «Anche, ma non solo. Ha puntato su alcuni temi forti e divisivi. Noi di FdI probabilmente saremmo quelli che pagheranno un po’ di più il peso del governo, ma sono certo che prenderemo più di quanto preso alle Politiche perché tutti i cittadini hanno compreso lo straordinario lavoro svolta da Giorgia e da molti di noi. Nel complesso, quindi, dopo due anni di governo, nel peggior periodo degli ultimi 70 anni, potremo essere assolutamente soddisfatti». E in Europa che succederà? Siete in tre gruppi diversi. «Non succederà nulla. Anche nel centrosinistra sono in gruppi diversi. Noi cercheremo di formare un’alleanza di centrodestra, ma dipenderà dai voti. Una cosa è certa: è ben difficile che tra noi e la sinistra possa esserci anche un solo punto di contatto». Vede un ruolo per Draghi? «Non credo, perché il presidente della Commissione è scelto attraverso un accordo tra Stati. Draghi ha avuto un ruolo per quel grandissimo fiuto politico che ha avuto anche Renzi, oltre a Salvini. Penso tra l’altro che Draghi stesso stia benissimo dove sta». Israele: pensa sempre che si stia facendo male da solo? «Le cose agli amici vanno dette: si stanno rendendo più profonde le radici dello scontro e questo preoccupa proprio per il futuro di uno Stato cui storicamente siamo vicini».
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