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Albania, la via (di mezzo) sui migranti

Redazione InPi¨ 07/06/2024

Altro parere Altro parere Luca Ricolfi, il Messaggero
“Difficile, dopo lo scontro in Albania fra Giorgia Meloni e il segretario di +Europa, discutere di migranti in modo pacato, senza troppa ideologia”. Così Luca Ricolfi sul Messaggero aggiungendo che “intanto, vale forse la pena sottolineare che quello dei migranti è un problema irrisolto non solo sul versante dell’immigrazione irregolare, ma anche su quello dei flussi regolari. È di pochi giorni fa la scoperta di enormi squilibri, specie in alcune regioni del Sud, fra il numero di contratti di lavoro nominali (connessi ai decreti flussi) e il numero di posti di lavoro effettivamente attivati. Se dai flussi regolari ci volgiamo a quelli irregolari, e in particolare agli sbarchi sulle nostre coste, il dato che non possiamo ignorare è che nessuna fra le politiche adottate fin qui dall’Italia è stata capace di risolvere il problema” aggiunge Ricolfi riferendosi all’opzione di bloccare le partenze e a quella della redistribuzione”. “Rispetto a queste due strategie classiche – prosegue - fermare alla partenza e redistribuire – l’accordo con l’Albania si presenta come un terzo modello di gestione dei flussi irregolari. L’idea è di deviare una parte dei soccorsi in mare verso un paese extra-Ue, e di espletare lì le pratiche di identificazione e valutazione della domanda di asilo. I vantaggi, rispetto ai due modelli storici, sono principalmente due: primo, si evita la dispersione sul territorio italiano di migranti irregolari, che non hanno diritto all’asilo e rischiano di entrare in circuiti illegali; secondo, si introduce (o si spera di introdurre) un elemento di deterrenza e freno alle partenze. Solo il tempo potrà dirci se il modello Albania funzionerà, se i benefici per l’Italia supereranno i costi, e se i diritti dei migranti saranno adeguatamente tutelati. Nel frattempo, è forse il caso di prendere atto che ben 14 paesi dell’Unione europea hanno manifestato interesse per l’idea di coinvolgere paesi extra-Ue, come l’Albania, nella gestione dei flussi migratori. Può darsi che questo inatteso interesse per il modello italiano sia strumentale, ossia dettato da ragioni elettorali: alla vigilia del voto europeo tutti i partiti, che siano al governo o siano all’opposizione, hanno bisogno di dire all’opinione pubblica che non hanno rimosso il problema dell’immigrazione”.
 
Osvaldo De Paolini, il Giornale
“Tardivo e modesto. È il giudizio sintetico che merita il taglio dei tassi di 25 punti deciso ieri dalla Bce”. Lo scrive Osvaldo De Paolini sul Giornale: “Tardivo – spiega - perché era da gennaio che l'Europa aveva riconquistato una relativa stabilità sul fronte dell'inflazione, ormai proiettata verso il 2,5%. Modesto perché se la Bce avesse voluto dare un vero segnale di incoraggiamento all'economia dell'Unione, avrebbe dovuto tagliare di 50 punti oppure comunicare una prospettiva di ulteriore allentamento con parole e argomenti meno nebulosi. Christine Lagarde ha invece parlato di corsa a ostacoli, di persistenza di pressioni interne sui prezzi, di crescita delle retribuzioni elevata, bisticciando così con quanto da lei affermato pochi minuti prima a proposito del forte indebolimento delle aspettative di inflazione su tutti i fronti. In tal modo ha confermato l'impressione di una rotta imboccata senza troppa convinzione - evidentemente i falchi del Nord, contrari ai tagli, fanno bene il loro mestiere - con l'aggravante di voler continuare a ridurre di 7,5 miliardi al mese le consistenze dei titoli sovrani acquistati dall'Eurosistema. Sicché – prosegue Paolini - non registriamo alcun vero allentamento del grado di restrizione della politica monetaria avviata due anni fa. Anzi, esiste la possibilità che un taglio così modesto e così tardivo possa contribuire a rendere più onerosi i tassi reali. Ma ciò che più inquieta è il persistere della stortura di fondo secondo cui da quando è alla guida Lagarde, l'azione di politica monetaria della Bee insegue la congiuntura invece di precederla, con il risultato di rinunciare a interventi preventivi capaci di influire sulle tendenze di mercato. Non è bastata la lezione di due anni fa, che pure ha visto una Lagarde cospargersi il capo di cenere per non aver saputo prevenire l'esplosione dell'inflazione con tempestivi rialzi dei tassi, allora sì necessari. Ora si commette un identico sconsiderato errore: si aspetta – conclude - la maturazione dei dati congiunturali «le nostre decisioni si baseranno sui dati in arrivo») e poi si decidono i tagli, attivando una dinamica che potrebbe dare luogo a pericolosi cortocircuiti”.
 
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