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Embrioni di politiche comuni

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 07/06/2024

In edicola In edicola Francesco Giavazzi, Corriere della Sera
La decisione della Bce di ridurre i tassi di interesse, per la prima volta da cinque anni, “era ampiamente prevista, ma non ovvia”. Così Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera: “La presidente, Christine Lagarde, ha ricordato che le decisioni della Banca hanno contribuito in soli 20 mesi ad abbassare l’inflazione dal picco di oltre il 10 per cento raggiunto nell’ottobre del 2022. La decisione di ieri deve molto alla pazienza e alla tenacia di Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, che si è battuto per convincere i suoi colleghi nel Consiglio della Bce che quell’inflazione fosse, appunto, un evento straordinario, da spegnere senza creare una recessione; peraltro in linea con i suoi due predecessori, Ignazio Visco e Mario Draghi. Tuttavia, a mio parere, ancora più rilevante, è quanto detto dal governatore Panetta il 31 maggio nelle sue Considerazioni Finali. È ormai evidente – prosegue - che le sfide dalle quali dipende il futuro del nostro continente hanno orizzonti molto più ampi della politica monetaria e assumono dimensioni tali che nessun Paese, neppure la Germania, può pensare di affrontare da solo: la difesa dell’Europa può essere solo difesa comune; così come, la transizione verde richiede lo spostamento e la riqualificazione di milioni di lavoratori per facilitarne l’impiego in altre attività, tutelando quanti dovranno affrontare costi di adattamento importanti. La risposta per l’Europa può essere solo un debito comune, uno strumento che fu approvato da tutti, nonostante la diversità delle politiche interne adottate, quando era evidente che serviva uno sforzo comune straordinario per arrestare la diffusione del Covid. Rivolto all’Italia il governatore Panetta ha ricordato che il declino demografico in atto non può essere invertito in tempi brevi: per riprendere a crescere stabilmente è quindi necessario far ripartire la produttività, investendo in tecnologia e capitale umano, cioè istruzione. Il debito comune non è una semplice operazione finanziaria. È mettersi insieme per realizzare ciò che è necessario, ma da soli non si riesce a fare. È l’embrione di un bilancio condiviso che mostri al mondo che il processo di costruzione dell‘Europa non si è fermato. Anzi prosegue affinché la solidità possa contribuire a quella stabilità che dalla crisi del 2008 il mondo sta cercando”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
Stefano Folli su Repubblica parla del filo di Mosca con gli amici italiani: “A modo suo – scrive l’editorialista - persino Putin ha confermato in modo indiretto le manovre di qualche suo ufficio incaricato di condizionare le elezioni europee. Come? Ovviamente incoraggiando e aiutando le liste ostili alle posizioni euro-atlantiche sia nel conflitto ucraino, sia nei rapporti tra i partner occidentali. Niente di sorprendente. Sono anni che Mosca fa i suoi interessi quando nell’Unione europea si va a votare. La rete della disinformazione russa esiste da sempre ed è un’eredità che l’attuale regime para-zarista ha raccolto volentieri dal vecchio apparato tardo-sovietico. Il fatto che Putin si sia rallegrato per la linea moderata dell’Italia, non troppo anti-russa e a tratti anche amichevole, tra le righe vuole dire parecchio. Significa probabilmente che qualcuno ha lavorato bene o almeno che il capo ne è convinto. Non a caso, l’Italia è l’unica nazione nominata quasi in positivo, in una marea di capitali ostili al Cremlino e alle sue attività militari. Ora – prosegue Folli - è noto che Giorgia Meloni ha mantenuto fin dall’inizio la lealtà all’Alleanza Atlantica, il che significa aver definito un ottimo rapporto con Biden, condividendo altresì l’intransigenza di Ursula von der Leyen alla testa della Commissione. Ma non è tutto oro quello che luccica – prosegue Folli citando uno studio di Ander Bruckestand - è atlantista in quanto lo è la premier, a sua volta sostenuta dal ministro Crosetto e dal presidente del Senato, La Russa. Ma il partito come tale è assai più tiepido, per non dire ambiguo. A maggior ragione, è merito di Giorgia Meloni aver rinnovato la politica estera. Ma lei guida un raggruppamento in Europa in cui le tentazioni filo-Putin sono all’ordine del giorno. E questo vale ancor di più per Marine Le Pen che fa parte di un altro gruppo ed è storicamente vicina ai russi. Quanto alla sinistra, non ha da rallegrarsi troppo. Essendo all’opposizione, Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno minori responsabilità. Ma cosa accadrebbe in caso di ritorno al governo? I 5S sono i più determinati nel lasciare l’Ucraina al suo destino. E il Pd – conclude - ha nelle sue liste una serie di “pacifisti” filo-russi come non era mai accaduto in passato”.
 
Stefano Lepri, La Stampa
“L’Europa funziona. La decisione di ieri della Bce mostra in via di superamento la crisi inflazionistica che – per colpa della Russia – ha per parecchi mesi decurtato il nostro potere d’acquisto”. Lo scrive Stefano Lepri sulla Stampa sottolineando come “stiamo riuscendo a uscirne senza pagare un prezzo troppo alto e soprattutto senza tornare ad accrescere gli scompensi interni dell’area euro. A differenza che nella crisi debitoria all’inizio del passato decennio, dentro la nostra unione monetaria non si sono create tensioni fra Paesi forti e Paesi deboli. L’euro, a 20 Paesi membri adesso, è solidissimo; nel giro di un paio d’anni al più, dovrebbe accoglierne un ventunesimo, la Bulgaria. La costruzione europea, proseguendola, può rafforzarsi ancora. I salari intaccati dal maggior costo della vita sono sulla via di un lento recupero. Le imprese, che pagano ancora piuttosto caro il credito, dovranno aver pazienza per i successivi ribassi, dato che l’inflazione non è stata ancora sconfitta del tutto; possono però tirare un sospiro di sollievo perché – a differenza di casi simili nel passato – non sono state costrette a ridurre l’attività licenziando. Per fermare i prezzi che si erano messi a correre, una medicina sgradevole come l’aumento del costo del denaro era necessaria. Chi all’inizio aveva cercato di farne a meno, come la Turchia, ha ora una inflazione galoppante, al 75% annuo. La Bce si è mossa con cautela (perfino tardi, secondo alcuni: luglio ’22, 5 mesi dopo l’invasione dell’Ucraina) ma sembra aver scelto le dosi appropriate. La discesa dei tassi sarà lenta, perché appare ora lento il ritorno verso l’inflazione «giusta», il 2% all’anno: ora la Bce lo prevede per la fine, e non più la metà, del 2025. Frattanto, nelle stanze del grattacielo di Francoforte ci si confronterà su quale possa essere il punto di arrivo. Il percorso futuro dipenderà da molte cose, comprese le elezioni europee in questo fine settimana. Se – conclude - nel nuovo Parlamento matureranno coraggiose decisioni per il futuro del nostro continente – di ogni tipo, da spese militari a un più determinato impegno per investimenti di trasformazione ecologica – la previsione di un maggior ricorso ai mercati finanziari frenerebbe il calo dei tassi”.
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