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Altro parere

Gli eroi del D-Day e gli ipocriti di oggi

Redazione InPiù 06/06/2024

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, commenta l’ottantesimo anniversario del D-Day, lo sbarco delle truppe alleate in Normandia per liberare l’Europa dal nazifascismo, facendo un parallelo con quanto avviene oggi in Ucraina. “Dei 156mila soldati che misero piede sulle spiagge francesi ben diecimila morirono nelle prime ore di combattimento, una carneficina senza precedenti. Combatterono e morirono soprattutto ragazzi americani e canadesi che non erano certo direttamente coinvolti, vivendo a migliaia di chilometri di distanza in nazioni libere, nella nobile causa di riportare la democrazia nel Vecchio Continente. Questo è ciò che si celebra in queste ore sui giornali e nelle televisioni con un coro unanime di ammirazione e riconoscenza. Ma è davvero così? Nel senso: davvero lo spirito del D-Day è entrato nelle nostre coscienze, davvero si è sedimentato, diventato valore assoluto per noi uomini oggi liberi? O è rimasto pura memoria di una grazia piovuta dal cielo? Sono domande non retoriche perché mi sembra di capire che la maggioranza degli italiani, e degli europei, non solo non è disposta a restituire il favore, ma proprio non ne vuole sentir parlare di libertà che non sia strettamente la nostra. Mi riferisco alla crescente ostilità di una parte politica non marginale, di una classe di intellettuali e pure di gente comune sempre più contraria a qualsiasi ipotesi di continuare a sostenere la lotta del popolo ucraino contro l’invasore russo. L’idea di pagare anche solo un prezzo economico per la loro giusta causa ci sembra sproporzionata e inutile, parlare di armi una bestemmia in chiesa. Banale dire che se americani e canadesi avessero all’epoca ragionato come noi, non ci sarebbe stato alcuno sbarco e Dio solo sa che ne sarebbe oggi delle nostre libertà, del nostro benessere. Già, il nostro. Quello dei vicini di casa non ci interessa. Lo chiamano pacifismo. Io preferisco chiamarlo con i suoi veri nomi: paura, irriconoscenza, ipocrisia e anche un po’ vigliaccheria”.
 
Claudio Cerasa, Il Foglio
"E’ arrivato il momento che i professori spieghino ai loro studenti per cosa diavolo stanno protestando quando scendono in piazza per mandare a quel paese Israele". Lo scrive il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, facendo suo un appello proveniente da alcuni docenti universitari francesi. “E’ arrivato il momento che anche i professori italiani – spiega Cerasa -, facciano qualcosa per spiegare agli studenti inferociti contro Israele gli stessi concetti che, giorni fa, ha provato a spiegare in Francia un collettivo formidabile formato da accademici e ricercatori e chiamato ‘Vigilance Universités’. Il messaggio è semplice: gli accademici hanno il dovere di denunciare l’uso malsano che fanno delle università gli attivisti politici che sfruttano l’antisionismo per coprire il proprio lessico antisemita e hanno il dovere di smascherare il giochino perverso con cui il sostegno alla causa dei palestinesi è diventato nel corso dei mesi una legittimazione nel migliore dei casi dell’antisemitismo e nel peggiore dei casi del terrorismo. Non si tratta di un sofisma, ma si tratta di mostrare l’impostura, e si tratta di capire che l’unico modo per essere a favore della causa palestinese è essere contro Hamas, che l’unico modo per essere a favore della pace è chiedere il rilascio degli ostaggi e che il modo più veloce per fermare il massacro in Medio Oriente non è trasformare i terroristi in resistenti ma è preoccuparsi di trovare un modo per far sì che i terroristi vengano spazzati via da Gaza. Coloro che surfano sull’odio, scrivono gli animatori del collettivo, hanno finalmente trovato un modo facile, lottando contro Israele, per rivendicare il diritto di essere antisemiti in nome della libertà d’espressione. Dobbiamo difendere i fondamenti della nostra professione, dicono i firmatari dell'appello, che significa fare di tutto per non tacere quando i nostri studenti si trasformano negli utili idioti della nuova intifada globale”. 
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