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La Terra non può più attendere

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 05/06/2024

La Terra non può più attendere La Terra non può più attendere Gian Antonio Stella, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella, in occasione della 50esima Giornata Mondiale dell’Ambiente, che si celebra oggi, avverte che non c’è più tempo da perdere per salvaguardare il nostro pianeta. E cita Papa Francesco, il quale nella Laudate Deum, ha esortato a non fidarsi di qualche stagione «normale» simile al passato, non ha senso «minimizzare»: l’accelerazione estrema del clima è tale «che basta una sola generazione, non secoli o millenni, per accorgersene. L’innalzamento del livello del mare e lo scioglimento dei ghiacciai possono essere facilmente percepiti da una persona nell’arco della sua vita, e probabilmente tra pochi anni molte popolazioni dovranno spostare le loro case a causa di questi eventi. Per porre in ridicolo chi parla di riscaldamento globale, si ricorre al fatto che si verificano di frequente anche freddi estremi. Si dimentica che questi e altri sintomi straordinari sono solo espressioni alternative della stessa causa: lo squilibrio globale causato dal riscaldamento del pianeta». E le continue tragedie, come quella dei ragazzi friulani travolti sabato dalla piena del Natisone (tragedia aggravata dalle inaccettabili sfasature nei soccorsi), ce lo ricordano tutti i giorni. Ha senso citare anche Leonardo da Vinci il quale – ricorda ancora Stella – già ammoniva che «l’acqua disfa li monti e riempie le valli, e vorrebbe ridurre la terra in perfetta sfericità, s’ella potessi» per sostenere che quindi gli allarmi vanno sdrammatizzati come eccessi di «eco-fanatici» o addirittura, citiamo il titolo di un giornale, «smontati come balle degli eco-imbecilli»? Davvero, come ha sbuffato mesi fa un rissoso senatore destrorso (che non citiamo solo perché mancano tre giorni dal voto) «d’estate fa caldo e non c’è nessun motivo di creare allarmismo se alcuni ghiacciai si sciolgono perché questo rientra nella storia del mondo»? Ha senso insistere su questi toni dopo la denuncia del Rapporto European State of the Climate 2022 della World meteorological organization (Wmo) secondo cui «i ghiacciai in Europa hanno perso dal 1997 al 2022 un volume di circa 880 chilometri cubi di ghiaccio» e dopo la sciagura sulla Marmolada, una delle montagne sacre dell’Italia, di due anni fa? E le deforestazioni denunciate anche oggi nel documento delle Nazioni Unite? L’impoverimento delle biodiversità? La contaminazione delle acque dolci? La lotta alla desertificazione salita al 40% del territorio del pianeta «colpendo direttamente metà della popolazione mondiale»?
 
Carlo Bonini, la Repubblica
A quattro giorni dal voto e su un tema politicamente ed elettoralmente sensibile come quello dei migranti — sulla coincidenza di tempo e di merito non vale la pena spendere considerazioni ovvie — la presidente del Consiglio – commenta Carlo Bonini su Repubblica – dimostra con quale disinvoltura interpreti il suo ruolo istituzionale e con quanta doppiezza politica lei e la sua maggioranza guardino alla funzione della magistratura inquirente. Accade infatti che, in possesso di elementi in grado di dimostrare che la criminalità organizzata ha infiltrato la gestione delle domande per migrare legalmente nel nostro Paese (i cosiddetti decreti flussi), Meloni decida di trasformare quelle informazioni in un esposto. Che quell’esposto venga personalmente consegnato ad horas dalla stessa presidente del Consiglio al Procuratore nazionale antimafia. Che il Procuratore nazionale antimafia, come vuole la legge, trasmetta immediatamente quella denuncia agli uffici giudiziari preposti a valutarne la fondatezza e, nel caso, ad indagare. E che la presidente del Consiglio chiuda quindi il cerchio durante un Consiglio dei ministri dando notizia pubblicamente non solo della sua denuncia formale, ma delle conseguenze che ne dovrebbero scaturire: «L’apertura di una o più indagini sulla base degli elementi forniti». Ebbene, diciamolo subito e a scanso di equivoci. Il ruolo e le infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione delle domande di chi fa ingresso nel nostro Paese attraverso canali regolari sono fuori discussione. È una faccenda seria. Che le Procure della Repubblica, soprattutto nel nostro Mezzogiorno, indagano da tempo, e che dunque merita estrema attenzione. E tuttavia, ancora una volta, ammesso ce ne fosse bisogno, la premier decide di declinare le sue prerogative di presidente del Consiglio in una autocelebrazione taumaturgica. Anziché bussare alla porta di un ufficio giudiziario nel cono di luce della campagna elettorale, avrebbe infatti potuto seguire altre strade. Altrettanto efficaci e certamente più composte. Per esempio, veicolando quelle informazioni alla polizia giudiziaria, perché ne vagliasse la fondatezza e le circostanze per poi trasmetterle alle Procure interessate. O, ancora, sollecitando attraverso il suo ministro dell’Interno i vertici delle forze di polizia per aggredire con maggiore efficacia la minaccia. Ma, evidentemente, è un tipo di grammatica istituzionale che la presidente del Consiglio non conosce. O, meglio, che non è funzionale a un’idea di governo che si deve tradurre in esercizio del comando. In autocrazia.
 
Nino Cartabellotta, La Stampa
Non esiste la giustizia ad orologeria, né tantomeno i decreti ad orologeria. Anche se, maliziosamente, scrive sulla Stampa Nino Cartabellotta (presidente della Fondazione Gimbe), qualcuno ha voluto intravedere un’astrale coincidenza tra la pubblicazione del decreto-legge sulle liste di attesa e le imminenti consultazioni europee. Quello che è certo che la bozza costruita dal ministro Schillaci è stata amputata dalla scure del Mef, gemmando due differenti provvedimenti: un decreto-legge (dl) ad effetto immediato ed un disegno di legge (ddl) che, dovendo seguire l’iter parlamentare, permetterà di prendere tempo per capire con quali risorse attuare tutte le misure previste. Quello che è altrettanto certo è che l’emergenza delle liste di attesa rimarrà viva e vegeta ancora per molto tempo. Ma per attuare tutte le misure disposte dal combinato dl+ddl serviranno tempo, stretta collaborazione delle Regioni e delle Aziende sanitarie e, soprattutto, risorse economiche. Che non saranno facili da reperire visto che per il 2024 il ministro Giorgetti ha concesso solo 250 milioni di euro per defiscalizzare gli straordinari del personale sanitario, mentre tutte le altre misure che richiedono un impegno economico sono state relegate al ddl, quindi agli anni a venire. Entrando nel merito delle misure introdotte dal dl, indubbiamente la Piattaforma nazionale per le liste d’attesa permetterà di realizzare un monitoraggio rigoroso per le varie prestazioni sanitarie in tutte le Regioni con le stesse modalità. Sicuramente di buon auspicio il superamento del tetto di spesa per il personale dal 2025, ma solo la prossima Legge di Bilancio permetterà di scoprire se c’è realmente volontà politica di rilanciare il capitale umano della sanità, oppure se sarà l’ennesima promessa mancata. Lascia molto perplessi l’estensione delle visite diagnostiche e specialistiche anche al sabato e domenica: se i professionisti sono sempre gli stessi e già costretti a turni massacranti come faranno a erogare le prestazioni anche il sabato e la domenica? E soprattutto come potranno rispettare la direttiva Ue sugli orari di riposo che prevede, oltre alle 11 ore al giorno, almeno un giorno intero (24 ore) di riposo a settimana?
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