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Altro parere

La strategia della cerbottana

Redazione InPi¨ 04/06/2024

Altro parere Altro parere Mario Sechi, Libero
La parola più abusata di questi ultimi giorni di campagna elettorale, sottolinea su Libero Mario Sechi, è “pace”, figuriamoci se c’è qualcuno che non la vuole. Il problema è che nessuno sa dire come conquistarla, questa mitologica pace. Gratta gratta, quello che viene fuori è l’antiamericanismo a prescindere, un regalo alla Russia, a Hamas e all’Iran che infatti lo usano per sostenere che l’Occidente è debole e in declino, dalla parte del torto, ma il pacifismo della sinistra sta toccando vette altissime di creatività: Giuseppe Conte dopo aver consigliato tempo fa a Zelensky di vestirsi più elegante (mentre gli ucraini muoiono sotto le bombe di Putin, la pochette è essenziale), ora parla a tutte le ore di “terza guerra mondiale”, tra uno svarione sintattico e l’altro, lo Zelig pentastellato ha fatto entrare in pista niente meno che il “capitalismo infetto”, una riflessione da Herbert Marcuse del Foggiano; nel frattempo, il Partito democratico sta scrivendo capitoli fondamentali di un manuale di confusione militare e la segretaria Elly Schlein, non sapendo come contenere la ritirata del suo Tarquinio che auspica l’abolizione della Nato, ha teorizzato “un'autonomia strategica dell’Ue nel seno dell'Alleanza atlantica” (strategica come? Con la cerbottana?); Nicola Fratoianni, sempre qualunquemente  “à gauche”, l’ha buttata sul piano storico e ha spiegato che «la Nato è un’alleanza che risale a un altro tempo». Manca Proust, ma il tempo di Nicola è senza dubbio perduto. Il campo largo non c’è, ma se affidassimo la difesa dell’Europa a questa compagnia di giro, il camposanto per mano del primo dittatore che spara sarebbe una certezza. Odiavano Donald Trump e  questo dal 2016 al 2020 è bastato a dare una “copertura” ideologica al loro antiamericanismo, non conoscendo la storia, hanno sperato in Joe Biden, ma dopo il disastroso ritiro dall’Afghanistan (titolo dell’Economist: “La debacle di Biden”) hanno scoperto che con il presidente dem le guerre si sono moltiplicate e il mondo è sempre meno sicuro. Trump sarà diverso? Non lo sappiamo, ma la sinistra ha una certezza: è tutta colpa dell’America.
 
Claudio Cerasa, Il Foglio
La polemica che ha acceso lo scorso fine settimana, quella tra il senatore della Lega Claudio Borghi, che sta a Salvini come Bannon sta a Trump o se volete come Stanlio sta a Ollio, e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha fatto notizia – scrive sul Foglio Claudio Cerasa – solo per la stolta richiesta di dimissioni suggerita dal senatore leghista al capo dello stato. Liquidare il pensiero di Borghi come se questo fosse il frutto di un’esternazione uscita per sbaglio, dopo un cicchetto di troppo, dalla bocca del senatore sarebbe però un errore blu. Perché il tema del sovranismo europeo, e dei suoi nemici, è uno dei temi centrali delle prossime elezioni europee. Una corrente di pensiero europea, quella più legata all’antieuropeismo, all’euroscetticismo, al nazionalismo, all’odio per la globalizzazione, all’amore mai represso per il putinismo, sostiene che i paesi membri, per essere davvero sovrani, hanno il dovere di combattere ogni istinto finalizzato a cedere un pizzico della nostra sovranità nazionale per provare a creare una maggiore sovranità europea. La tesi, surreale ma legittima, di chi chiede di avere meno Europa per proteggere i propri cittadini la si può provare a smontare limitandosi a suggerire alcuni spunti di riflessione. Jean Monnet, poco più di 50 anni fa, sosteneva che tutti noi “abbiamo bisogno di un’Europa per ciò che è essenziale”, e considerava vitale, per il nostro futuro, lavorare a “un’Europa per ciò che le nazioni non possono fare da sole”. E il punto, ancora oggi, è quello: in un mondo come quello in cui ci troviamo oggi, in un mondo in cui le interconnessioni tecnologiche, finanziarie commerciali tutelano governano le nostre vite, per proteggere i cittadini è necessario avere una sovranità condivisa, in grado cioè di proteggere gli interessi nazionali creando debito comune, firmando accordi di libero scambio, agendo in tutte le sedi possibili per dipendere sempre meno a livello energetico e non solo dagli stati canaglia, o al contrario è necessario combattere con tutte le proprie forze affinché vi sia una gestione non condivisa e non sovranazionale delle sfide comuni?
 
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