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Altro parere

Una lezione a toghe e politici

Redazione InPiù 23/05/2024

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
“Una lezione a toghe e politici”. Così Alessandro Sallusti sul Giornale commentando la memoria difensiva consegnata ieri da Giovanni Toti ai magistrati: “uno straordinario documento politico – scrive il direttore - sul quale varrebbe la pena che tutti, destra e sinistra, riflettessero seriamente. Nel documento Toti rivendica non tanto e non solo la sua innocenza rispetto alle accuse, bensì il primato della politica intesa come servizio e missione, nella fattispecie di una politica liberale che ha come obiettivo sbloccare tutte le energie utili alla crescita della comunità affidata dai lacci e laccioli che la imbrigliano fino al soffocamento. Era tanto tempo, troppo tempo, che un politico finito nel mirino della giustizia, invece che piagnucolare o abbassare la testa non rilanciava la palla in avanti: il compito di un amministratore - riassumo - è quello di dialogare con il mondo imprenditoriale, di mediare tra interessi a volte contrapposti, di trovare soluzioni il più possibile semplici a problemi complessi. E a farlo - dice il governatore - con chiunque abbia titolo, sia con chi ha finanziato a norma di legge il mio movimento sia con chi ha aiutato politici e partiti a me avversari. Il contenuto della memoria di Giovanni Toti pone un tema decisivo: le comunità vanno governate dai politici eletti o dai magistrati? Possono cioè essere giudicate penalmente scelte politiche semplicemente teorizzando che siano frutto di interessi privati? È possibile che rispettando le leggi un presidente di Regione possa governare come meglio crede senza dover rendere conto alla procura del perché e del percome! In democrazia l'ipotesi di reato deve essere chiara e circostanziata, non ipotizzata o teorizzata. In democrazia la politica dovrebbe difendere il suo perimetro di azione da incursioni improprie e violente che nulla hanno a che fare con i reati, come sempre più appare il caso di Genova. A questo punto – conclude - se a Giovanni Toti non verrà restituita la libertà e con essa l'agibilità politica, non si può più parlare di arresto bensì di sequestro di persona e di ricatto da parte di un organo dello Stato”.
 
Carlo Valentini, Italia Oggi
“Visibilità, potere, ma anche tante grane”. Lo scrive Carlo Valentini su Italia Oggi parlando del “destino dei segretari di partito. Un mestiere ambito ma di una difficoltà estrema. Oggi la più potente è Giorgia Meloni che è alla guida di un partito sostanzialmente compatto sia perché si è nel pieno di un suo carisma personale, conquistato alla guida del governo, sia perché ha collocato nei ruoli chiave esponenti su cui ripone assoluta fiducia, a cominciare dalla sorella Arianna. Ma non può dormire sonni tranquilli per i guai che gli combinano i suoi colleghi di partito al governo, dalle estemporanee boutade del cognato, ministro Francesco Lollobrigida, all’ultima iniziativa del redditometro del sottosegretario Federico Freni: al di là del giudizio su questo meccanismo di controllo fiscale, è risultato singolare che egli abbia agito senza informarne i partner della coalizione. Anche la segretaria del Pd – sottolinea Valentini - ha le sue gatte da pelare poiché il partito, senza l’amalgama del potere, ha al suo interno gruppi in libera uscita. Così la segretaria si ritrova (ultimo di una serie di tanti episodi) nell’occhio del ciclone perché, secondo gli accusatori, non tiene in debito conto la corrente moderata e centrista ma quando impone quale candidato alle europee un cattolico conservatore come Marco Tarquinio, apriti cielo: viene additata come colei che svende la tradizione sinistrorsa del partito. Insomma prende sberle sia da destra che da sinistra. Poi c’è il segretario della Lega, Matteo Salvini. Addirittura in Veneto hanno tolto il suo nome dal simbolo temendo che facesse perdere voti. Non male per un leader che aveva portato il Carroccio a percentuali importanti e che si ritrova in ansia per l’esito delle europee, che potrebbero rappresentare il suo canto del cigno. Perfino i fondatori dei partiti-tascabili soffrono di stress. Tra Carlo Calenda e Matteo Renzi sono volati gli stracci e quella che doveva essere una tranquilla passeggiata politica del Terzo Polo si è trasformata in un bubbone con seguito di accanimento terapeutico. Insomma – conclude - ai vari livelli il potere oggi sembra logorare anche chi ce l’ha”.
 
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