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Tutti i pericoli di un fisco morale

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 23/05/2024

Tutti i pericoli di un fisco morale Tutti i pericoli di un fisco morale Giuseppe Vegas, Il Messaggero
Sul Messaggero Giuseppe Vegas parla dello stop al nuovo redditometro. “Che il momento fosse sbagliato non ci sono dubbi. Sul fatto che fosse sbagliato anche l’oggetto concordano poi in molti. Il redditometro non è, nella realtà, uno strumento per valutare le differenze tra redditi dichiarati e quelli realmente percepiti. Si tratta, invece, di un meccanismo indiziario utilizzato per desumere, sulla base delle caratteristiche delle spese effettuate, il livello di reddito. E' una interpolazione che deriva dal confronto tra dati di diversa natura e non da una prova concreta. Il che, di per sé già costituisce un primo problema. Ma non si tratta del più rilevante. Infatti, il sistema non è finalizzato a confrontare il livello complessivo delle spese del nostro contribuente con l’entità del reddito che dichiara, ma solo ad accendere un faro sul tipo di spesa che egli effettua. L’attenzione si concentra dunque non sul valore complessivo della spesa ma sulla qualità e la tipologia del bene o servizio acquisito. Il tutto sulla base del ragionamento secondo cui chi può permettersi un bene che costa troppo in rapporto al tenore di vita che dovrebbe contraddistinguere la sua classe di reddito probabilmente è un evasore. E dunque deve giustificare la compatibilità economica dell’acquisto col suo portafoglio. Qui si verifica un preoccupante fenomeno: non è l’amministrazione che deve produrre le prove dell’evasione, ma è il cittadino che si deve giustificare”. Secondo Vegas “il tema dell’evasione fiscale raramente viene valutato razionalmente. Il più delle volte serve solo ad alimentare la polemica politica. Da una parte, ci si muove sulla base di un approccio di carattere prevalentemente morale, condannando gli evasori. Dall’altra, si difende il diritto di pagare meno tasse. Una fazione proclama di voler far pagare meno tutti, mentre l’altra vorrebbe spostare l’asse del prelievo dall’una all’altra categoria di contribuenti. Entrambe, in ogni caso, disegnano riforme fiscali strizzando l’occhio ai propri elettori potenziali”.
 
Carlo Cottarelli, Repubblica
Su Repubblica Carlo Cottarelli commenta il documento del Fmi dopo la sua missione in Italia. “Tre punti sono particolarmente rilevanti. Il primo riguarda il destino del Superbonus e, in generale, dei bonus edilizi. La spalmatura che Giorgetti ha portato avanti riguarda una parte molto limitata del costo totale. L’Fmi è molto più tranchant: «Terminating housing renovation subsidies». Ma perché questo abbia un impatto significativo sui conti la frase dovrebbe essere interpretata in senso retroattivo, coinvolgendo i bonus già erogati. Sinceramente mi sembra che, per quanto il Superbonus sia stato disastroso, una sua revisione ex post di queste dimensioni recherebbe un grande vulnus alla credibilità dello Stato italiano. Il secondo punto riguarda la velocità di aggiustamento dei nostri conti pubblici. Concordo col Fmi che il punto di arrivo di questo aggiustamento deve essere un avanzo primario vicino al 3% del Pil. Il Fondo dice però che questo obiettivo deve essere centrato entro il 2026, nonostante si parta da un deficit primario dello 0,4% del Pil nel 2024: un aggiustamento di oltre tre punti percentuali in due anni. Io – prosegue Cottarelli - sarei contento se la politica di bilancio nei prossimi anni fosse coerente con quanto richiesto dalle nuove regole europee sui conti pubblici”, che “richiedono un miglioramento dell’avanzo primario dello 0,5% l’anno. Il terzo punto riguarda il Pnrr. Il documento del Fmi sostiene che, una volta completato il Pnrr, occorrerebbe avere un nuovo piano perché la strada da percorrere è ancora lunga. Su questo non ci piove. La ripresa è stata ottenuta, ma siamo ancora lontani dal raggiungere la resilienza. Questo però non deve comportare posticipare la realizzazione delle cose che ci siamo impegnati a fare entro il 2026. Comporta impegnarci a fare altre cose dopo. Rinunciare ora agli obiettivi fissati rinegoziando ancora il Pnrr è sbagliato”.
 
Paolo Mieli, Corriere della Sera
"Fossimo nei panni di Netanyahu, ci dichiareremmo disponibili a subire il processo minacciato dalla Corte dell’Aia. Compreso l’arresto". Paolo Mieli sul Corriere della Sera usa un paradosso per criticare la richiesta di incriminazione avanzata dal procuratore Karim Ahmad Khan. “Rinunceremmo a sottolineare l’anomalia della scelta di prendere una decisione di tale natura accomunandoci ai tre leader di Hamas. Decisione sconvolgente sotto tre profili. In primo luogo, perché al momento non esiste uno Stato palestinese su cui Khan possa esercitare giurisdizione. Poi perché i misfatti di cui al capo di accusa sono stati consumati il 7 ottobre 2023 e non c’era bisogno di sette mesi per «raccoglierne le evidenze». Anche perché, terzo motivo, le prove sono state fornite dagli stessi autori del delitto che hanno accuratamente filmato ogni loro atroce gesto. Non apriremmo, mettendoci sempre nei panni di Netanyahu, un caso sul personaggio Khan. Né terremmo conto del fatto che come avvocato, prima di essere eletto procuratore capo alla Cpi, Khan abbia difeso (senza successo) l’ex dittatore liberiano Charles Taylor, nonché il figlio di Gheddafi, Saif al-Islam. Tanto meno gli rinfacceremmo di aver difeso (stavolta con successo) il sanguinario dittatore kenyota William Ruto, il quale lo avrebbe ripagato dandogli un piccolo aiuto al momento dell’elezione a presidente della Corte dell’Aia. Faremmo forse notare che, quando si trattò di incriminare Putin, un anno e un mese dopo l’aggressione all’Ucraina, Khan trascurò l’immane devastazione del Paese invaso, e si limitò a mettere sotto i riflettori la «deportazione dei bambini ucraini in Russia». In ogni caso, fossimo in Netanyahu, ci sottoporremmo al giudizio. Siamo ben consapevoli che per lui la sentenza di condanna è già stata scritta. Ma, fossimo in Netanyahu, ci sottoporremmo senza rimpianti a un regime di detenzione mentre Sinwar, Haniyeh, Deif e Putin continuano ad andarsene in giro per il mondo”.
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