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Un ritocco e una novità

Redazione InPiù 21/05/2024

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
A poche settimane dal cinquantesimo compleanno del Giornale, Alessandro Sallusti illustra ai lettori la novità più importante, che accompagna il ritocco alla veste grafica del quotidiano fondato nel 1974 da Indro Montanelli, effettuato per presentarsi in ordine all’appuntamento. La novità più importante è quella forse meno visibile: la scomparsa della dicitura «Da 50 anni contro il coro» da sotto la testata. Intendiamoci, spiega Sallusti, non è che rinunciamo a essere ciò che siamo sempre stati: è che forse è venuto il momento di prendere atto che quella battaglia contro un pensiero unico illiberale che si imponeva in ogni campo è stata vinta, che le idee di una destra liberale, moderna e moderata hanno piena cittadinanza culturale e politica. Certo, tutti i giorni è una battaglia, ma ben vengano sacche di resistenza che - se pur a volte macchiettistiche e altre inutilmente violente - fanno parte del gioco democratico: siamo contro a qualsiasi pensiero unico e quindi anche a quello di destra. Il «coro» della sinistra, stecca dopo stecca, è diventato un canto desueto, i suoi eccessi sulla «fascistizzazione dell’Italia» appassionano solo una stretta cerchia di intellettuali e giornalisti seguiti da una esigua minoranza di giovani, certo rumorosi ma del tutto estranei alla realtà di un Paese che vuole innanzitutto guardare avanti e crescere il più possibile in santa pace. Non nego la complessità del momento, anzi viviamo in un momento particolarmente complicato. Ma se così è e la maggioranza degli italiani consapevoli si affidano alle nuove destre, beh un motivo ci sarà. Non sto dicendo che quello in carica sia il governo perfetto né eterno. Dico che prima Silvio Berlusconi e poi Giorgia Meloni con il leale sostegno di Matteo Salvini hanno alla fine sdoganato una visione politica che cinquant’anni fa non era immaginabile potesse governare l’Italia, non certo in maniera stabile e autorevole sul piano internazionale come è avvenuto e sta avvenendo. Nel 1974 a girare per strada esibendo sottobraccio questo Giornale si rischiavano le botte. Oggi i suoi lettori sono quelli che eleggono primi ministri, che orientano le scelte dei governi, che rivendicano con speranza nuove libertà. In altre parole oggi voi lettori siete diventati il «coro» del Paese. Complimenti per la pazienza e la tenacia.
 
Roberto Napoletano, Il Mattino
Sul Mattino di Napoli Roberto Napoletano si occupa della scossa di terremoto di magnitudo 4.4 registrata ieri ai Campi Flegrei. E afferma che nessuno deve permettersi di sottovalutare o fare allarmismo solo per fare cassa. Qui si tratta di mettere in sicurezza edifici e persone – scrive Napoletano – attuando una volta e per tutte gli interventi necessari e piani di prevenzione troppo a lungo attesi o disattesi. Davanti alla scossa più forte degli ultimi quarant'anni a Napoli il panico delle persone è giustificato, soprattutto perché la scossa forte arriva dopo uno sciame sismico che dura da mesi. Guai, però, se tutto ciò generasse allarmismi diretti solo a speculare sulla paura, anziché mettere in campo tutto ciò che serve per garantire la sicurezza dei cittadini. Tenendo conto che molte, troppe case, nel nostro territorio, sono state costruite su un vulcano attivo. Non sottovalutare e non fare allarmismi sono i due binari stretti entro i quali deve camminare il treno della sicurezza. Smettiamola di sperare che non succeda mai niente perché la speranza è sacrosanta, ma la paura è diventata strutturale. Siamo un Paese fragile e dobbiamo capire che è obbligatorio di- ventare anche un Paese in grado di fare fronte alla sua costitutiva fragilità. Soprattutto, quando si tocca un ganglio delicato dell'Italia quale è Napoli che, proprio per la sua complessità, ha diritto a un supplemento di attenzione. Questo deve avere preminenza su tutto e si deve tradurre in un sistema di prevenzione e di protezione civile organizzati che spende, anzi investe, sul bene primario di una società che è la difesa di una vita tranquilla e ordinata. Che è la base di qualsiasi convivenza civile ed è incompatibile con allarmismi che non risolvono nulla e, peggio ancora, con chi non rinuncia a trasformare la tragedia in una occasione solo per fare cassa. Il lavoro silenzioso dell'amministrazione della città metropolitana di Napoli fatto di valutazioni sistemiche e di esercitazioni sotto l’egida della protezione civile è un lavoro che va nella direzione giusta.
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