Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Trappole (e spiragli) per gli Usa

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 21/05/2024

Trappole (e spiragli) per gli Usa Trappole (e spiragli) per gli Usa Massimo Gaggi, Corriere della Sera
La morte del presidente iraniano. E poi il procuratore del tribunale dell’Aia (non riconosciuto da Usa e Israele) che chiede un arresto di Benjamin Netanyahu e Yahya Sinwar destinato a restare sulla carta. Gli eventi traumatici delle ultime ore – commenta Massimo Gaggi sul Corriere della Sera – sembrano poter fossilizzare ancor più le posizioni radicali dei principali attori del conflitto mediorientale: la decisione del procuratore della Corte penale internazionale che mette sullo stesso piano il premier israeliano e il leader dell’ala militare di Hamas costringe anche Benny Gantz, principale oppositore di Netanyahu, l’uomo del futuro nell’ottica Usa, a solidarizzare col capo del governo mentre Ali Khamenei promette che Raisi verrà sostituito da un altro leader duro quanto lui. E magari, si potrebbe aggiungere, più capace e competente, vista la diffusa ostilità nei confronti del presidente morto nell’incidente elicotteristico. Ma i fatti traumatici possono sempre aprire qualche interstizio che, se sfruttato, può portare a correzioni di rotta più o meno significative: la vecchia gerarchia religiosa e quella militare dei pasdaran fin qui hanno usato il pugno di ferro ma non possono non rendersi conto di essere assediate in modo sempre più soffocante da una società iraniana giovanissima, dinamica, vogliosa di aprirsi al mondo, insofferente. Quanto alla guerra a Gaza, negli interstizi si sta muovendo in questi giorni soprattutto Jake Sullivan. A Gerusalemme il consigliere per la sicurezza nazionale di Joe Biden gioca la carta saudita, con la bozza di accordo strategico quasi pronta: riconoscimento di Israele e spinta verso la soluzione del conflitto palestinese con la creazione di due Stati. Netanyahu può continuare con la linea dura, senza piani per il futuro di Gaza, forte anche del fatto che, dopo il massacro di Hamas del 7 ottobre scorso, in Israele sono rimasti in pochi ad essere favorevoli alla creazione di uno Stato palestinese. Così facendo, però, diventa sempre più schiavo della destra religiosa e deve sperare in una vittoria di Trump, alleato capriccioso e imprevedibile.
 
Paolo Garimberti, la Repubblica
Su Repubblica anche Paolo Garimberti si occupa delle vicende mediorientali, e in particolare della decisione del procuratore capo della Corte penale internazionale di richiedere mandati di arresto per tre capi di Hamas e due leader di Israele. La quale – scrive – ha un rilievo tecnico-giuridico e un risvolto politico, che andrebbero tenuti separati per un’obiettiva valutazione. Ma che, invece, finiscono inevitabilmente per contaminarsi, rendendo molto complicato lo scenario che si apre dopo la scelta di Karim Khan, lo stesso magistrato che ha incriminato Vladimir Putin per le atrocità commesse dai russi in Ucraina. Sul piano giuridico la richiesta del procuratore è, come ha notato il New York Times, il più duro e circostanziato atto d’accusa alla strategia di Benjamin Netanyahu a Gaza, dalla quale ormai si è apertamente dissociato il presidente americano Biden, come ha ripetuto domenica nel discorso al Morehouse College di Atlanta. Sul piano politico, però, l’incriminazione del premier israeliano e del ministro Yoav Gallant, accomunati a tre capi di un’organizzazione terroristica come Hamas, rischia di rallentare, se non di bloccare, un percorso di normalizzazione dello scacchiere mediorientale, che si era appena aperto dopo l’incontro tra il consigliere di Biden per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Perché la decisione di Karim Khan ha compattato Israele attorno a Benjamin Netanyahu. Perfino Benny Gantz, che gli aveva lanciato un ultimatum su Gaza accusando che «cinismo e obiettivi personali sono penetrati nei vertici dello Stato», si è schierato con lui definendo l’equiparazione tra Hamas e Israele «un atto di cecità morale». Ora Netanyahu può sentirsi nella condizione di mandare avanti i suoi piani per un attacco a Rafah e di negare, o almeno far sospirare, il “sì” all’accordo tra Stati Uniti e Arabia Saudita per un’estensione degli Accordi di Abramo.
 
Vladimiro Zagrebelski, La Stampa
Sulla Stampa anche Vladimiro Zagrebelski commenta la decisione della Corte penale internazionale, istituita – ricorda – nel 1998 con lo Statuto di Roma. Sono 123 gli Stati che l’hanno ratificato. Vi sono importanti rifiuti. Tra gli altri non hanno accettato di partecipare al sistema della Corte, gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, la Turchia, Israele, l’India, Pakistan: i governi più potenti. Importanti e concreti intralci al funzionamento della Corte nel corso del tempo sono venuti dagli Stati Uniti e dalla Russia. Per la credibilità del diritto internazionale umanitario e per il sistema internazionale di giustizia, sarebbe drammatico che l’impegno preso dagli Stati venisse ignorato o addirittura trasformato in una accusa di insensibilità o faziosità politica rivolta al Procuratore e ai giudici della Corte penale internazionale. Il colpo sarebbe forse definitivo: in campo, con le loro pretese di immunità, rimarrebbero solo i governi più potenti (e aggressivi). In passato sono state rivolte alla Corte penale internazionale accuse di occuparsi solo dell’Africa e di numerosi governanti africani. Il lavoro di indagine svolto dal Procuratore della Corte penale internazionale e le conclusioni che lo hanno portato a richiedere ora alla Corte di emettere mandati di arresto per assicurare la presenza degli imputati al processo, dimostrano che quelle accuse di parzialità e discriminazione non erano fondate. È in corso un conflitto che vede impegnato il Procuratore della Corte penale internazionale ad indagare crimini internazionali da una parte e dall’altra. La Corte penale internazionale giudica persone, non Stati, e la responsabilità penale è personale. Dal comunicato del Procuratore apprendiamo che le sue richieste di mandati di arresto riguardano tre capi di Hamas, nonché il primo ministro israeliano Netanyahu e il ministro del- la difesa Gallant. L’elenco dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità contestati agli uni e agli altri sono diversi ma tutti di estrema gravità. È difficile dire se il grave punto di arrivo della indagine del Procuratore e la decisione che seguirà da parte dei giudici, servano alla pace. Sarebbe però gravissimo che gli Stati (e l’Unione Europea) non dessero peso e conseguenze ai fatti che il Procuratore espone e ai crimini corrispondenti. Il sistema internazionale di giustizia verrebbe messo nel nulla.
 
Altre sull'argomento
Agenda della settimana
Agenda della settimana
L'asse politico dell'Europa si sposta a destra
Altro parere
Altro parere
Gli eroi del D-Day e gli ipocriti di oggi
Altro parere
Altro parere
Lawrence d'Arabia aveva giÓ previsto la strategia di Hamas
 Gli strappi di troppo
Gli strappi di troppo
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.