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Altro parere

L'Authority svuota urne

Redazione InPi¨ 17/05/2024

Altro parere Altro parere Giuliano Ferrara, Il Foglio
Trump e Biden – scrive sul Foglio Giuliano Ferrara – decidono senza indugi o tentennamenti se come quando e dove discutere tra loro alla vigilia delle presidenziali americane. Se ne infischiano della commissione tradizionalmente incaricata dei debates, se vogliono (e hanno voluto). Qui vige la dittatura delle Authority, la corte marziale dell’Agcom scioglie come un assembramento sedizioso, con uno squillo di tromba, la riunione televisiva su Rai 1 della premier e della leader del principale partito di opposizione. Le circostanze sono diverse, va riconosciuto. Lì un confronto tradizionalmente a due per una carica esecutiva massima. Qui una gara secondo le regole del proporzionale tra molte liste per l’elezione di un Parlamento sui generis, quello di Strasburgo. Riconosciuto questo, che Meloni e Schlein non abbiano l’autonomia e il potere di trovarsi da qualche parte in televisione, in prime time, per un confronto elettorale è o resta un dato curioso, visto che insieme i loro voti sono più o meno la metà dei voti complessivi e il fatto che si tratta di due donne, novità assoluta e non solo di format, conferisce potenzialmente all’incontro un sapore speciale. L’Agenzia vieta, la Rai dispone il divieto. Punto. Il problema è che le regole e i loro tutori non sempre fanno la guardia alla chiarezza del discorso pubblico, non sempre producono risultati politicamente interessanti, spesso vengono amministrate con una certa opacità logica (era già successo, con Letta e Meloni a parti rovesciate, l’uno capo del governo l’altra dell’opposizione, costretti a un noioso dibattito streaming sul sito del Corriere della Sera, visto da pochi e scarsamente significativo, non proprio eccitante, diciamo così). Le Authority d’altra parte spesso non si fanno capire bene, e stimolano titoli di giornale grotteschi, come quello che nella bufera giudiziaria di Genova dice: “Anac (Agenzia nazionale anticorruzione): i costi della diga potrebbero salire”. Ora, su tutto la procura locale può indagare, di tutto si può lecitamente sospettare, ma non sul possibile rialzo dei costi di un’opera pubblica. Possibile, futuro, chissà.
 
Filippo Facci, Il Giornale
Anche per Filippo Facci il mancato duello Meloni-Schlein è un’occasione perduta. Per chi? Anzitutto – scrive sul Giornale – per gli italiani, abituati da una trentina d’anni a tenzoni anche memorabili (si pensi a Berlusconi-Occhetto, o a Berlusconi-Prodi), che non sono stati solo una spettacolarizzazione della politica in chiave di contesa, disputa, sfida: qualcosa facevano anche capire, perché la crudezza del faccia a faccia stagliava anche la chiarezza delle singole posizioni (perlomeno a tratti) a dispetto del parolame che ogni giorno si riversa sui nostri media. Invece non se ne farà niente. Non s’intravvedono suicidi all’orizzonte: ma la Rai è dei partiti (oltreché nostra) ed è singolare che proprio i partiti non siano in grado di organizzare un confronto elementare tra la principale forza di governo e la principale forza dell’opposizione, peraltro tra due donne che si ritrovano al vertice dei rispettivi ruoli come non era mai accaduto nella storia italiana. Non mancano giornalisti secondo i quali Giorgia Meloni avrebbe vinto facilmente (se non altro per dialettica), ma è anche vero che Elly Schlein avrebbe avuto un’occasione irripetibile per rovesciare il pronostico. Ma, come detto, la Rai è dei partiti: il controllo è in mano al Parlamento tramite la Commissione di vigilanza Rai, la cui carica di presidente, per tradizione, spetta a un esponente dell’opposizione che nel caso è la pentastellata Barbara Floridia, un’insegnante precaria piazzata in poltrona da Giuseppe Conte. Volendo trovarne uno, siamo al punto: Conte, escluso dal duello, ha attivato la sua pupilla affinché inoltrasse un esposto all’Agcom, e, morale, l’Autorità ha bloccato il duello e ha sostenuto che il confronto debba semmai corrispondere a un caravanserraglio televisivo con tutti i leader di tutti i partiti: come invocava Conte e come piacerebbe organizzare a La7 e SkyTg24, che forse sono il futuro – direbbe Jannik Sinner – ma non hanno ancora la visibilità di Rai Uno.
 
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