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Il rumore dell'odio

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 16/05/2024

In edicola In edicola Paolo Lepri, Corriere della Sera
Paolo Lepri sul Corriere della Sera commenta l’attentato al premier slovacco e parla di lentezza dell’Europa: “È un’Unione europea sofferente, costretta a confrontarsi anche con l’odio, quella che ha sentito ben distintamente ieri, in ogni capitale, il rumore dei colpi di pistola esplosi contro uno dei suoi ventisette capi di governo, il primo ministro slovacco Robert Fico. Questo attentato, che si aggiunge a varie aggressioni avvenute nei giorni scorsi in Germania, è un impressionante segnale di allarme che non deve essere ignorato. Il pericolo della destabilizzazione è reale. La violenza politica – scrive Lepri - esiste, può attraversare i confini e svilupparsi in una comunità di nazioni che pensavamo sicura da minacce interne, costruita nella pace. Si tratta ora di fare in modo che la casa comune rinforzi le sue fondamenta e sconfigga chi la vuole distruggere, da qualsiasi parte provenga. L’eco degli spari slovacchi —diretti a un premier che ha preso posizioni lontane dalla linea dell’Ue sulle armi all’Ucraina e la Russia—si sovrappone alle note dell’inno europeo risuonate durante le manifestazioni in Georgia contro la scandalosa legge varata per mettere il bavaglio alla democrazia con il pretesto delle «influenze straniere». Non tutti però sono stati attenti. L’Unione sta reagendo con mancanza di incisività a una mossa che mette a rischio il cammino di una nazione candidata. Certo, la lettura ritardata di questa nuova emergenza sui diritti mette ancora una volta in evidenza lo stato di quasi paralisi in cui versa la politica estera europea, provocato soprattutto (non è però l’unico problema) dal ruolo negativo dell’Ungheria di Viktor Orbán. La lentezza è stata sempre una caratteristica dell’Unione europea. Nel passato è stata lo strumento per concretizzare, passo dopo passo, progetti che a prima vista sembravano irrealizzabili. Ora è diverso. Non si può aspettare. L’Ucraina sta combattendo per la libertà di tutti, va sostenuta nella maniera più efficace possibile. Deve arrivare senza ritardi il via libera definitivo all’accordo di principio sui beni russi congelati che potrebbe permettere di destinare al governo di Kiev tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro per finanziare il sostegno militare e la ricostruzione. Quello che sta accadendo sul fronte del conflitto – conclude - impone poi che i fondi vengano consegnati al più presto”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
“L’intervento di Liliana Segre sui pericoli di ‘autarchia’ connessi al progetto meloniano del ‘premierato’ ha smosso le acque in Parlamento o è destinato a essere presto dimenticato?” Ne parla Stefano Folli su Repubblica: “La risposta – scrive l’editorialista - non è semplice, come non lo è la domanda. L’autorevolezza morale della senatrice è tale che le sue parole devono essere meditate con molta attenzione. C’è tempo e spazio per correggere e aggiustare quello che non va. Sempre che si voglia emendare il testo e non semplicemente respingerlo come del tutto inadeguato e, anzi, pericoloso per gli assetti democratici. Sotto tale aspetto il discorso di Liliana Segre, proprio per la sua dimensione morale, è aperto a entrambe le ipotesi. Se lo si valuta per la forza degli argomenti, si direbbe che non ci sono margini per gli emendamenti, cioè per qualche compromesso: è un “no” intransigente, senza dubbio apprezzato da Elly Schlein e Giuseppe Conte, nonché da tutti coloro che vedono il pericolo di intaccare l’equilibrio garantito dalla Costituzione. Se lo si guarda invece con un occhio più abituato alle manovre di palazzo – aggiunge - si può concludere che non ci sono pregiudiziali, salvo la volontà di preservare i valori della democrazia repubblicana. Del resto, Liliana Segre ha espresso un sentimento diffuso nel Paese fra tutti coloro che temono le avventure. E vale la pena ricordare che si tratta di una persona molto vicina al presidente Mattarella, da cui ha ricevuto il laticlavio nel ricordo delle sofferenze subite da coloro che furono perseguitati dal nazifascismo. Questo non vuol dire, è ovvio, che l’intervento di martedì nell’aula di Palazzo Madama sia stato concordato con il Quirinale. Il presidente della Repubblica si è sempre astenuto da qualsiasi interferenza nei lavori del Parlamento, specie in materia di riforme costituzionali. Tuttavia è difficile credere che in cuor suo non abbia apprezzato le parole della senatrice. Come pure quelle di una seconda intervenuta, l’altra senatrice a vita: Elena Cattaneo. E questo è un aspetto che andrà considerato dal governo Meloni dopo le elezioni, quando si tratterà di discutere in Parlamento (o ai suoi margini)
gli emendamenti possibili. Al momento lo scontro è pressoché frontale, ma siamo a poco più di tre settimane dal voto: non è l’ora del dialogo. Dopo forse – conclude Folli - si aprirà una discussione e si vedrà chi ha più filo da tessere”.
 
Vittorio Sabadin, il Messaggero
“L’attentato a Robert Fico getta sull’Europa un’ombra cupa a tre settimane dal voto per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo”. Così Vittorio Sabadin sul Messaggero sottolineando che “c’è grande preoccupazione per eventi che sempre di più sfuggono al nostro controllo: la guerra in Ucraina, quella in Medio Oriente, e ora i tre-quattro colpi di pistola contro il leader di uno stato dell’Unione, la Slovacchia. Era accaduto una sola volta 38 anni fa, quando fu ucciso davanti a casa, mentre tornava dal cinema, il premier svedese Olaf Palme. Ma allora il mondo sembrava molto più tranquillo, oggi è un ribollire di crisi che non si spengono, che dividono, che mostrano tutta l’impotenza delle organizzazioni internazionali create per risolverle. Nel mondo occidentale c’è la sensazione che il lungo periodo di benessere e di pace cominciato alla fine della Seconda Guerra Mondiale sia giunto storicamente al termine. Il timore per il presente e l’incertezza per il futuro alimentano l’estrema destra, il populismo e le spinte sovraniste, e fanno crescere lo scetticismo sulle possibilità dell’Unione europea di soddisfare le aspettative. Aumenta così la popolarità dei leader che si propongono come la soluzione di tutti i problemi, in cambio di qualche rinuncia alle libertà e ai diritti democratici. L’ascesa di Fico – sottolinea l’editorialista - è stata simile a quella di altri leader populisti e nazionalisti, frutto del risentimento generato in decine di milioni di europei dalle delusioni di questo inizio di secolo. Secondo recenti sondaggi, i partiti anti-sistema, in maggioranza di destra, sono oggi primi in nove Paesi europei e secondi o terzi in altri nove. Nel 2021, quando la Russia ammassava truppe ai confini dell’Ucraina, qualche anziano statista ammoniva che l’Europa era in pericolo. Ma nessuno allora lo pensava davvero: Putin faceva così, si diceva, solo per ottenere più concessioni. Anche in Medio Oriente tutto sembrava tranquillo e c’era l’impressione che la questione palestinese si sarebbe prima o poi risolta da sola. L’esplodere delle due guerre ha spazzato via il velo che copriva i problemi, e l’esecrabile attentato a Fico, se ha come sembra una matrice politica, ci costringe a guardare alla realtà delle crescenti divisioni che paralizzano l’Unione. L’Europa è troppo lenta per il mondo contemporaneo. L’Unione europea – conclude - è stata un grande sogno mal congegnato, che ha bisogno di profonde riforme per compiersi”.
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