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Sala: «Sulla sicurezza nelle città la sinistra non balbetti più. Dal governo solo slogan»

Maurizio Giannattasio, Corriere della Sera, 11 maggio

Redazione InPiù 11/05/2024

Sala: «Sulla sicurezza nelle città la sinistra non balbetti più. Dal governo solo slogan» Sala: «Sulla sicurezza nelle città la sinistra non balbetti più. Dal governo solo slogan» La sinistra deve essere più incisiva sul tema della sicurezza nelle città. Dal governo arrivano solo slogan. Lo dice il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, intervistato da Maurizio Giannattasio per il Corriere della Sera dell’11 maggio. Sindaco Beppe Sala, la sicurezza a Milano è fuori controllo? «Non è fuori controllo, Milano soffre dei problemi di cui soffrono le grandi città, in particolare le città ricche dove arriva anche chi ha bisogno». Ha scritto sui social che l’immigrazione serve. I numeri però dicono che il tema della sicurezza è strettamente legato all’immigrazione. «Un legame c’è. Sono più che consapevole che una parte significativa dei crimini a Milano sono commessi da immigrati. Sono però altrettanto cosciente che è inimmaginabile che noi milanesi potremmo fare la vita che facciamo senza il contributo di chi
viene da lontano». Cosa si deve fare? «Il tema va affrontato, ma non ideologicamente. A monte c’è il fatto che tra buonisti di sinistra e cattivisti di destra il sistema migratorio non è mai stato affrontato seriamente». Anche dalla sinistra? «La mia principale accusa riguarda la destra: hanno lavorato più su slogan che su altro: chiudiamo i porti, facciamo centinaia di migliaia di rimpatri, tolleranza zero, inaspriamo le leggi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma da uomo di sinistra devo dire che sono veramente stufo marcio di dover subire la questione sicurezza. Dobbiamo essere propositivi. Penso che la mia parte politica non può continuare a balbettare ma deve dimostrare di essere in grado di gestire la situazione e portare delle idee». Parliamo dei cattivisti di destra. Ieri ha attaccato il governo che parla tanto di espulsioni ma poi come nel caso dell’accoltellatore, titolare di tre espulsioni, non è successo niente. «La storia dei decreti di espulsione è un po’ una farsa. Se si va a vedere il rapporto tra i decreti e quanto viene eseguito c’è da mettersi la mano nei capelli. In più i decreti sono veramente pochi». Perché non funzionano? «Tutti dicono perché non ci sono accordi di reciprocità con i Paesi di origine. Ma non stiamo parlando dei 193 Paesi delle Nazioni Unite. Parliamo di una decina in tutto. Non voglio dire che sia facile. È evidente che “gratis” non se li riprendono, sia perché i migranti fanno arrivare rimesse significative nel Paese e sia perché in alcuni casi si sono tolti un problema. Quindi bisogna negoziare. Altrimenti non si fa nulla o si trovano vie come l’Albania dove è chiaro che il budget esploderà e che il campo ipotizzato ha un problema enorme di bonifica dei terreni». Nessuno dei tanti governi ha risolto il problema. «Non me la prendo solo con il governo attuale. Voglio però ricordare a questa destra che attacca i sindaci che hanno un problema interno di organizzazione visto che l’immigrazione è gestita da ben tre ministeri: gli Esteri, l’Interno e il Welfare». Oggi il sottosegretario all’Interno Molteni ha annunciato l’apertura di un secondo Cpr a Milano. È d’accordo? «È simpatico apprendere una cosa del genere da un’agenzia stampa! Se è buttata lì, di che cosa stiamo parlando? Se invece c’è un progetto mi aspetto che il ministro o il prefetto mi chiamino. Nessuno, a oggi, mi ha parlato di un’idea del genere». Ma lei è favorevole o contrario ai Cpr? «Il problema è che i Cpr devono funzionare bene e per funzionare bene sono necessarie due cose: le regole di comportamento, ossia chi ci entra e come vengono gestiti perché spesso le condizioni sono disumane e che non è pensabile che ci si stia dentro dei mesi. E torniamo al tasto dolente dei rimpatri. Il sistema così non funziona». Il centrodestra vi accusa di aver sottovalutato la sicurezza e di non vedere la polizia locale in strada. «È chiaro che la responsabilità della polizia locale sulla sicurezza è molto limitata, ma è altrettanto chiaro che i cittadini continuano a prendersela con i ghisa e quindi con me. Ma se devono essere di maggior supporto alla sicurezza serve una legge quadro. La si vuole fare? La si faccia e lavoriamo a una polizia locale sul modello della Guardia di finanza. E poi si mettano in condivisione i database come sto chiedendo da tempo al ministro Piantedosi».
 
Oggi Franco Gabrielli, suo consulente per la sicurezza e la coesione sociale, ha detto che non è solo questione di repressione. Che altro bisogna fare? «Gabrielli ha ragione, è evidente che alla base c’è un problema di gestione sociosanitaria. Non abbiamo ancora capito che la maggior parte di questi eventi sono causati da persone che sono drogate, ubriache o hanno gravi problemi psichici? Allora affrontiamolo. E da questo punto di vista bisogna chiamare al tavolo anche la Regione perché stiamo parlando di una dimensione sanitaria che è di loro gestione». Qualche anno fa fece scandalo la sua frase: «È l’immigrazione che arriva dall’Africa a far paura». «Non ne voglio fare una questione sociologica, ma ho senso pragmatico e guardando i numeri capisco che la situazione africana è più delicata per la grande crescita demografica e per la povertà che aumenta. Ma non possiamo liquidarla con “chiudiamo i porti o facciamo la guerra a Emergency”». Va buttata via la Bossi Fini? «Esattamente». Spesso chi commette un reato resta a piede libero. È successo con l’accoltellatore di Lambrate ed è successo anche ieri alla Centrale. Vanno cambiate le norme? «Senz’altro sì. Mi viene da dire, povere forze di polizia perché il loro è un compito veramente ingrato e voglio ribadire la massima solidarietà al poliziotto ferito. Non c’è dubbio. Così non funziona. Non lo dico solo io. Se chiedete al questore la sua posizione vi dirà che su dieci arresti giornalieri uno solo fa una notte in prigione». Cosa chiede al governo? «Di considerare questo tema assolutamente prioritario. Quando vado al bar nessuno mi chiede del premierato, mentre quasi tutti mi interrogano su temi che impattano sulla quotidianità, tra cui la sicurezza. Da sindaco di una grande città, grazie alle relazioni con altre metropoli del mondo, si riescono a vedere in anticipo i fenomeni. Altrove è anche peggio, gestiamo con più energia queste problematiche prima che sia troppo tardi. Se ci fosse un governo che dimostra di voler fare cose incisive al posto di annunci come l’Albania, la musica potrebbe cambiare. E se continuiamo a dividerci tra buonisti di sinistra e cattivisti di destra non si va da nessuna parte. Anche la sinistra deve dimostrate maturità e voglia di collaborare».
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