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Altro parere

Le riforme si fanno da soli contro tutti

Redazione InPi¨ 06/05/2024

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
Alessandro Sallusti sul Giornale invita a procedere sulla strada delle riforme, anche da soli: “E’ successo, nella disgraziata storia di questo Paese, che la sinistra mostrasse un volto riformista. Raramente, ma è successo, in tempi recenti almeno due volte. La prima nel 2006, governo Prodi, con la «lenzuolata liberalizzatrice» che Bersani si inventò - prima di essere risucchiato dal rigurgito comunista - per aprire al mercato diversi settori dell'economia Italiana. La seconda porta la firma di Matteo Renzi, il premier che nel 2018 fa prima approvare a forza una riforma del lavoro che abolisce l'articolo 18 e apre il mercato del lavoro - il Jobs act - e poi vara lo «sblocca Italia», che dà un colpo alla burocrazia padrona. Parliamo – scrive il direttore - di due squarci di sole in un cielo plumbeo ingrigito ancora di più con l'arrivo alla guida del Pd di Elly Schlein, che sta provando a smontare anche quel poco di buono il suo partito aveva fatto, a partire dall'adesione al referendum lanciato dalla Cgil per abolire il Jobs act. L'idea che si potesse aprire una stagione di riforme condivise per modernizzare il Paese naufraga quindi contro la regressione di una sinistra sempre più massimalista. Bisogna prendere atto che il governo dovrà vedersela da solo e non sarà facile, si prospetta una sorta di uno (il governo) contro tutti, dove il tutti sono le singole corporazioni che chiedono riforme per tutto ma mai per sé stesse. Il meccanismo è lo stesso della «discarica sì, ma ben lontana da me». Abbiamo la giustizia più lenta e inefficiente dell'Occidente ma i magistrati si oppongono a qualsiasi cambiamento; nelle città mancano taxi ma guai a rilasciare nuove licenze; il sistema balneare è una giungla ma di riordinarlo non se ne può parlare; il mondo del calcio è un colabrodo ma risanarlo sarebbe lesa maestà. Il mancato riformismo è un serpente che si mangia la coda, genera problemi e tarpa la crescita. Scavallate le Europee, Giorgia Meloni si troverà al bivio se tirare diritta costi quel che costi come fecero con successo due grandi conservatori che l'hanno preceduta sulla scena (Margaret Thatcher e Ronald Reagan) o  - conclude - barcamenarsi in qualche modo. Conoscendola, propendo per la prima ipotesi”.
 
Carlo Valentini, Italia Oggi
“La Russia è un Paese importante: per estensione, demografia, quantità di materie prime. È quindi certamente in grado di sostenere un conflitto di lunga durata, come si sta rivelando quello ucraino. Però non ha messo in conto due variabili che si stanno rivelando incombenti”. Lo scrive Carlo Valentini su Italia Oggi spiegando che “la prima è l’indebolimento di un’economia fondata sulle materie prime, a cominciare da quelle energetiche, poiché l’aggressione all’Ucraina e la dottrina dell’espansionismo hanno provocato una sorta di cordone sanitario da parte dell’Occidente, con l’obiettivo della non dipendenza. La minaccia di costringere al buio l’inverno europeo non poteva che provocare controreazioni e quindi non è una sorpresa il primo bilancio in rosso di Gazprom, che da polmone economico dell’impero si ritrova a dovere chiedere assistenza. Né sta andando meglio l’influenza politica. È vero che la Russia co-promuove quell’alleanza anti-Occidentale che si è sviluppata negli ultimi tempi. Ma – osserva Valentini - si ritrova in una sorta di vassallaggio rispetto alla Cina: non può muovere foglia che Pechino non voglia. Quindi la sanguinosa vicenda ucraina non potrà che terminare con un compromesso ma risulterà per la Russia, al di là di quanto otterrà, un pessimo affare. L’Europa deve evitare la sconfitta dell’Ucraina e non ha senso un pacifismo che premia l’aggressione. Però allo stesso tempo deve impegnarsi per cercare uno sbocco alla crisi (la vicenda Gazprom potrebbe rendere la Russia meno intransigente), il contrario delle temerarie affermazioni su un coinvolgimento diretto dei Paesi europei o della Nato, frasi che ancora una volta indicano la debolezza dell’Europa. Tra l’altro le crisi geopolitiche influiscono negativamente sull’economia mondiale e l’Europa si ritrova vaso di coccio tra Stati Uniti e Cina, pagando un prezzo notevole che potrebbe risultare irreversibile. Non a caso anche le proposte formulate da Mario Draghi nella sua bozza di documento sottolineano come le misure per il rafforzamento della produttività e della competitività – conclude - debbano trainare quel ruolo internazionale anche di mediazione dei conflitti senza il quale l’Europa non avrà futuro”.
 
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